Il progetto INVITAS: innovazione tecnologica e sostenibilità per il Chianti DOCS

L’innovazione tecnologica e la sostenibilità economico/ambientale, coniugate con la produzione di vini di qualità, sono priorità imprescindibili per il settore vitivinicolo italiano. Arriva il progetto INIVTAS a sostegno delle imprese

Le questioni inerenti l’innovazione tecnologica e la sostenibilità economico/ambientale, coniugate con la produzione di vini di qualità, sono priorità imprescindibili per il settore vitivinicolo italiano. Per le aziende che intendono investire in questa direzione sono disponibili opportunità di supporto molto interessanti, messi a disposizione dalle Regioni, la principale delle quali è certamente il PSR (Piano di Sviluppo Rurale), lo strumento di governo dello sviluppo del sistema agroalimentare.


Progetto INVITAS: arriva il supporto delle regioni

Melini cantina

Proprio attingendo risorse da tale Piano della Regione Toscana (esattamente alla misura 16.2) ha preso vita il progetto INVITAS (Innovazioni Tecnologiche per una vitivinicoltura di territorio altamente sostenibile), un’azione, coordinata da CRPV (Centro Ricerche Produzioni Vegetali di Cesena), che presenta interessanti aspetti in termini di innovazione, efficienza e sostenibilità, a vantaggio di un gruppo di cantine vinicole delle province di Siena e Pisa, fra cui la storica Melini di Poggibonsi, che affonda le sue origini nel 1705 ed oggi è proprietà del Gruppo Italiano Vini, colosso nazionale con oltre 800 miloni di euro di fatturato. Tale progetto è stato redatto dai tecnici CRPV, presentato alla Regione Toscana e, dopo l’approvazione, si è entrati nella fase esecutiva che si è sviluppata a step complementari fra loro: l’intero progetto è stato avviato ad aprile 2016 e concluso a dicembre 2018.

Come si sviluppa il progetto INVITAS

In primis – spiega Giovanni Nigro, coordinatore e referente scientifico del progetto per conto di CRPV – abbiamo avviato un percorso di analisi dei terreni con vitigni presi in esame, per conoscerne i caratteri climatici (temperature, precipitazioni, radiazione globale), pedologici (analisi del suolo e dei vari strati presenti) e agronomici (analisi dei parametri vegeto-produttivi delle viti e qualitativi delle uve). Si tratta di un’azione che tecnicamente definiamo zonazione, grazie alla quale, incrociando i dati raccolti, abbiamo avuto la possibilità di attivare azioni di miglioramento della gestione del vigneto e specialmente di capire quali terreni sono più vocati ad un determinato vitigno e quali meno.

Giovanni Nigro

Una seconda fase del progetto, complementare alla prima, ha visto la realizzazione di una piattaforma digitale (elaborata dalla società Agronica, impresa di Cesena specializzata nella realizzazione di software per il settore agroalimentare), nella quale sono stati inseriti tutti i dati provenienti dai vigneti analizzati (tramite sensori, droni, satelliti, banche dati e cartografie) e dalla cantina, unendovi anche tutte le informazioni di carattere economico, implementate grazie alle tecniche innovative di coltivazione messe in campo dal progetto, tramite la zonazione. Si è trattato di un lavoro complesso di circa due anni, impiegati per la rilevazione dei dati e l’implementazione tecnica della piattaforma, che ha prodotto uno strumento tecnologico, funzionale all’attività dell’agronomo e dell’enologo, i quali, grazie ad esso, hanno sotto controllo ogni aspetto di quanto avviene su tutta la filiera in maniera coerente, al fine di attivare processi di vitivinicoltura di precisione”.

L’applicazione del sistema digitale

E’ interessante sottolineare che l’applicazione del sistema digitale, non rappresenta unicamente un valore aggiunto in termini di organizzazione della produzione di filiera, ma anche benefici di carattere economico, quali la diminuzione delle concimazioni e dei trattamenti fitosanitari (10%), un impiego minore di attrezzature tecniche e una riduzione delle ore di manodopera. In cantina l’aspetto più interessante riguarda il calo degli scarti (5/10%), che nella pratica significa un aumento produttivo nella quantità di bottiglie di vino. I vantaggi, poi, abbracciano anche la sfera dell’impatto ambientale, con la diminuzione di sostanze chimiche disperse e di passaggi di macchinari sul suolo, benefici che presentano riflessi positivi per la conservazione del terreno e per l’ambiente.

Tecnica NIR-FTIR: una soluzione innovativa nella produzione di vino

La terza azione che ha caratterizzato il progetto INVITAS – continua Nigropunta ai criteri di scelta del legno delle barrique e delle botti per l’affinamento dei vini, un aspetto strategico per l’elevazione della qualità del prodotto. In questo caso si è identificata una soluzione innovativa, messa a punto dall’Università di Udine, definita tecnica NIR-FTIR, che permette di sapere in anticipo le caratteristiche che ogni doga può garantire, in termini di sostanze rilascianti (tannini ellagici, vanillina, eugenolo ecc…). Si tratta di un’innovazione premiata più volte a livello internazionale da importanti referenze scientifiche, il cui brevetto è detenuto dall’azienda Garbellotto di Conegliano (Treviso). La produzione e la conseguente dotazione di vasi vinari composti da doghe di legni diversificati, quindi, produce un insieme di aromi e profumi molto più interessanti e precisi rispetto a quelli di un’unica essenza: tutto ciò permette alla cantina di puntare con precisione ai propri obiettivi enologici di qualità, acquistando specifiche botti e barrique ed evitando investimenti non mirati, che possono causare perdite a livello economico: su larga scala, poi, si concretizza un processo virtuoso finalizzato alla salvaguardia delle foreste e all’abbattimento mirato solo degli alberi necessari”.

Tutto quanto è stato implementato tramite il progetto INVITAS, non è rimasto affatto sulla carta, ma è stato trasferito, anche con i supporti di incontri tecnici, alla produzione vitivinicola. Oggi i vini rossi della Cantina Melini (diverse tipologie di Chianti DOCG e un Chianti DOCG Riserva) vengono immessi sul mercato, seguendo le metodologie acquisite tramite tale sperimentazione. L’auspicio è che, sull’onda dei risultati positivi di questa azione, possano prendere vita altri progetti finalizzati ad una vitivinicoltura più sostenibile e di alta qualità che, come ulteriore conseguenza benefica, può portare anche all’incremento di posti di lavoro, in un settore come quello dei vini, oggi particolarmente di tendenza.

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