Imprese e partite Iva: come e quando richiedere gli aiuti economici

Le misure a sostegno delle imprese e partite Iva che hanno registrato perdite economiche a causa del Coronavirus

Il decreto Cura Italia contiene specifiche misure appositamente studiate per sostenere le imprese e le partite Iva, in questa situazione di emergenza sanitaria ed economica. Bisogna garantire liquidità il prima possibile, con lo scopo di cercare di limitare i danni che il Coronavirus ha apportato al sistema economico. Vediamo di cosa si tratta e come accedere ai sostegni economici.


Il Decreto Cura Italia a sostegno delle realtà colpite dal Coronavirus

smart working

Ancora in piena emergenza sanitaria, la nostra economia sta letteralmente risentendo dello stop delle attività, che ormai va avanti da diverse settimane. Non è possibile sapere con esattezza quando potremo tornare alla vita normale, quando le imprese e le attività commerciali potranno riaprire i battenti. Sta di fatto che il propagarsi del virus ha avuto e continua ad avere rilevanti conseguenze anche a livello economico. Dopo le varie ordinanze e decreti, sono tante le imprese, industrie, attività commerciali che sono state costrette, per via di forza maggiore a chiudere o nel migliore dei casi a limitare la propria attività. Il calo del fatturato è stata la prima ed inevitabile conseguenza.

Intanto già si pensa ai possibili scenari economici post Coronavirus, in cui le varie aziende dovranno pian piano trovare la forza e le risorse per risollevarsi. Il Governo ha subito varato una serie di misure a sostegno delle imprese, delle partite Iva, dei lavoratori e di tutti i soggetti colpiti in maniera diretta o indiretta del Coronavirus.

Le misure per le imprese e partite Iva

Il decreto Cura Italia contiene al suo interno anche una moratoria per le micro imprese, ossia per le partite Iva, le piccole e medie imprese, le ditte individuali ed i professionisti. Tali realtà non devono essere abbandonate al proprio destino, ed è per questo che beneficiano di tale moratoria. Ed ancora, la legislazione attualmente vigente, prevede, a causa dell’emergenza da Coronavirus, la sospensione fino al 30 settembre 2020 di linee di credito in conto corrente, le scadenze di prestiti a breve e le rate di prestiti, oltre a canoni in scadenza, i finanziamenti per anticipi sui titoli di credito. La moratoria in questione, tra le tante cose prevede anche l’assenza di ulteriori e nuovi oneri a carico delle varie imprese e delle banche.

Le misure a favore di imprese e partite Iva

Come accennato, ci sono varie misure approvate dal Governo per sostenere imprese, partite Iva e professionisti colpiti dalla crisi epidemiologica del Coronavirus. Ecco cosa prevede la moratoria a sostegno di queste realtà:

  • la concreta opportunità di adoperare la parte non usata relativa alle aperture a revoca e prestiti accordati a fronte di anticipi sui crediti già esistenti in data 29 febbraio 2020 o anche in data 17 marzo se eccedenti. I vari importi accordati dalla banca non possono essere revocati (neanche in parte) fino al 30 settembre 2020;
  • la proroga al 30 settembre 2020 dei prestiti non rateali, che scadono prima di tale data;
  • la sospensione del versamento delle rate o canoni leasing relativi ai mutui ed altri finanziamenti rateali, anche se perfezionati mediante il rilasci di cambiali agrarie, fino al 30 settembre 2020, nel caso in cui questi scadano prima di tale data. Inoltre, spetta all’impresa richiedere la sospensione di tutta la rata, dell’intero canone o solamente della quota capitale.

Le imprese ed i soggetti che possono accedere alle misure

Hanno libero accesso a queste misure, le micro, piccole e medie imprese con sede sul territorio italiano, appartenenti a tutti i settori produttivi, che a causa dell’emergenza Coronavirus, hanno registrato notevoli perdite economiche e carenze di liquidità. Possono accedere anche i lavoratori autonomi con partita Iva, professionisti e ditte individuali. Stando alla definizione data dalla Commissione europea, sono da definirsi piccole e medie imprese quelle con un numero di dipendenti inferiore ai 250 e con un fatturato inferiore i 50 milioni di euro oppure nel caso in cui il bilancio economico annuale non superi i 43 milioni di euro. Ed ancora, per accedere alle misure, le imprese non devono avere delle posizioni debitorie che siano classificate come: esposizioni deteriorate, esposizioni scadute e/o sconfinanti deteriorate, ripartite nelle categorie sofferenze, inadempienze probabili. Dunque, non devono avere delle rate scadute o pagate in parte da più di 90 giorni.

Come accedere alle misure e presentare la domanda

Tutti i soggetti, per accedere a tali misure, devono presentare specifica domanda e comunicazione alla propria banca o intermediario finanziario, a partire dal 17 marzo 2020, data in cui è entrato in vigore il decreto. Tale comunicazione deve contenere anche specifica dichiarazione con la quale le imprese e partite Iva dimostrano di aver subito carenze di liquidità a causa della diffusione del Coronavirus. L’impresa che fa la domanda, deve auto-dichiarare:

  • il finanziamento specifico per cui viene presentata la domanda;
  • l’aver subito la carenza di liquidità a causa del Coronavirus;
  • di soddisfare pienamente tutti i requisiti necessari per presentare la domanda;
  • di essere consapevole delle sanzioni civili e penali in caso di false dichiarazioni.

Le imprese ed i soggetti interessati possono inviare la domanda anche tramite Pec oppure adoperando altre modalità, in grado di garantire la tracciabilità della comunicazione con la data precisa di invio.