Iva, Cgia: Aumento al 22% costa 103 euro a famiglia

 <span style="font-family:verdana,geneva,sans-serif;"><span style="font-size: 14px;"><span style="color: rgb(0, 0, 0);"><img style="display: none" class=" alignleft size-full wp-image-3425" alt="" src="https://www.biancolavoro.it/wp-content/uploads/2013/04/100euro.jpg" style="width: 160px; height: 89px; margin: 3px; float: left;" width="557" height="309" />Hanno </span><span style="color:#008080;">provato ad evitarlo</span><span style="color: rgb(0, 0, 0);">, ma almeno per ora non ci sono riusciti. L&rsquo;aumento dell&rsquo;Iva, che passer&agrave; <strong>dal 21% al 22% il prossimo luglio</strong>, graver&agrave; sul bilancio familiare annuo di un nucleo medio composto da 4 persone per circa 103 euro. 88 se a vivere sotto lo stesso tetto si &egrave; in tre. A farlo notare, come spesso accade, &egrave; stata la <strong>Cgia di Mestre</strong>. Il tentativo di scongiurare il ritocco non &egrave; ad oggi andato a buon fine probabilmente anche a causa della lunghissima <strong>incertezza politica</strong> di questi mesi, la quale ha influito in modo negativo anche sugli <a href="https://www.biancolavoro.it/news/1975-visco-incertezza-politica-frena-gli-investimenti" target="_blank" rel="noopener noreferrer">investimenti delle imprese</a>. Proprio oggi <strong>Enrico Letta</strong> ha presentato la sua<strong> squadra di governo</strong>, alla quale spetta un compito che definire difficile &egrave; veramente riduttivo.</span></span></span>

<span style="font-family:verdana,geneva,sans-serif;"><span style="font-size: 14px;"><span style="color: rgb(0, 0, 0);"><strong>Il costo totale dell&rsquo;aumento dell&rsquo;iva</strong> previsto per il 2013 dalla Cgia &egrave; di 2,1 miliardi, 4,2 per il 2014. Il doppio, per il banalissimo motivo che per l&rsquo;anno in corso l&rsquo;aumento riguarder&agrave;, come &egrave; ovvio, solo il secondo semestre. I prezzi cresceranno un po&rsquo; in tutti i settori: carburanti, manutenzione delle auto, vestiti, calzature, elettrodomestici, giocattoli. Ma anche alimentari e bevande. Secondo il segretario <strong>Giuseppe Bortolussi</strong>, un tale aumento &ldquo;va assolutamente scongiurato&rdquo;. Il rischio &egrave; quello di &ldquo;far crollare definitivamente i consumi&rdquo;, gi&agrave; duramente provati dall&rsquo;alta tassazione, dal poco lavoro e pi&ugrave; in generale dai molti effetti negativi della crisi. Non &egrave; certo la prima volta che Bortolussi avvisa della necessit&agrave; di combattere questo triste momento economico mettendosi &ldquo;dalla parte della domanda&rdquo;, adottando quindi provvedimenti per <strong>rilanciare i consumi interni</strong>, che sono il motore del livello di produzione e dunque delle possibilit&agrave; di lavoro e di occupazione.</span></span></span>

In un recente articolo avevamo spiegato come un livello più basso di consumi (e quindi della domanda di beni e servizi), influenzi, nel medio periodo, il numero di posti di lavoro a disposizione, in quanto tale livello “pesa” direttamente su quello di produzione delle aziende. Un discorso simile può essere fatto in riferimento all’aumento dei prezzi (determinato, in questo caso, dal futuro incremento della percentuale iva). Una famiglia stabilisce, secondo le sue possibilità, esigenze e preferenze, un budget per le diverse spese da effettuare in un dato periodo di tempo. La riduzione dei consumi di un certo bene o servizio, da parte di un nucleo di persone (e, più in generale, della totalità di beni o servizi presenti sul mercato, da parte di tutte le famiglie italiane), può avvenire  per due motivi. O, si riducono le possibilità di spesa (ad esempio uno dei membri della suddetta famiglia perde il lavoro) e quindi è il budget disponibile ad abbassarsi o tale cifra dedicata rimane stabile, ma aumenta il prezzo d'acquisto. I riflessi dell’incremento dell’Iva, come facilmente intuibile, si hanno nel secondo caso, quando, a causa del prezzo più alto, l'acquirente è costretto ad accontentarsi di un quantitativo minore di merce.




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