Lauree inutili: lo skills mismatch che costa ad imprese e lavoratori

Skills mismatch tra le competenze richieste dalle aziende e quelle possedute dai candidati. Il mondo del lavoro che cambia velocemente

Il gap tra le competenze richieste dalle aziende e quelle dei candidati aumenta sempre di più. Uno skills mismatch che costa miliardi con tante problematiche che interessano il mondo del lavoro. Una recente ricerca del BCG mostra il peso di questo divario e come lo scenario professionale sta cambiando nel corso degli anni. Tante le lauree inutili che le imprese non ricercano.


Lauree inutili perché non soddisfano le esigenze delle aziende

Viviamo in un’epoca particolare, interessata da tanti cambiamenti e trasformazioni non solo a livello sociale ma anche professionale. Sono entrate in campo nuove realtà, variabili e fattori che hanno profondamente rivoluzionato tutto lo scenario. Parliamo della tecnologia, della digitalizzazione, urbanizzazione, forme di occupazione professionale virtuali, filosofie del lavoro informale e tanto altro. Tutto questo sta profondamente modificando il come, il dove ed il quando le persone svolgono la loro professione. Il vecchio paradigma della formazione standardizzata per un lavoro fisso, spesso statico e ripetitivo non si adatta più alle esigenze delle imprese. Viviamo in un periodo storico dove il sistema formativo spesso non risponde alle esigenze delle aziende, con lauree inutili perché non forniscono agli studenti le competenze che sono ricercate nel mercato del lavoro.

Cosa succede a causa del gap tra formazione e lavoro?

Quando le aziende non riescono a trovare le figure professionali di cui necessitano, nascono problematiche di notevole rilievo. Questo gap costa denaro e tempo alle imprese che operano nel mondo del lavoro. Infatti, un datore che non trova candidati idonei a ricoprire determinate mansioni, deve investire nella formazione del personale, con i relativi costi da sostenere. Dall’altra parte, i soggetti che non riescono a “farsi apprezzare” per le proprie competenze, perché non in linea con le esigenze delle aziende, finiscono per accettare qualsiasi tipo di professioni, anche quelle meno qualificate e non in linea con quanto studiato. Una cattiva comunicazione tra sistema formativo e mondo del lavoro porta a questi risultati, con perdita di tempo, soldi ed occasioni di crescita.

Questo fenomeno è detto skills mismatch o disallineamento delle competenze. Secondo l’OCSE lo skills mismatch colpisce due dipendenti su cinque ossia 1,3 milioni di persone nel mondo con conseguenti perdite di produttività e fatturato aziendale.

Lauree inutili: come combattere lo skills mismatch

Quello delle lauree inutili e del disalllineamento delle competenze è un problema non solo italiano ma globale. La formazione e mondo del lavoro devono essere due realtà in comunicazione e crescere di pari passo andando a potenziare il capitale umano. Tuttavia, per superare questo gap, bisogna affrontare differenti sfide:

  • dobbiamo concentrarci sulla formazione in quelli che sono i lavori che ancora devono svilupparsi. Nei prossimi anni si faranno spazio mestieri che oggi ancora non esistono e noi dobbiamo prevederli ed avviare adeguata formazione;
  • bisogna puntare sulla costante riqualificazione ed aggiornamento delle competenze dei lavoratori, ma anche sulla formazione completa dei futuri dipendenti;
  • la motivazione costante del personale è un fattore di vitale importanza. I lavoratori devono sviluppare un atteggiamento di responsabilità della propria crescita personale e professionale;
  • bisogna investire e potenziare i canali di accesso al mercato del lavoro. Oggi molte zone dell’Asia e dell’Africa non hanno canali digitali adeguati;
  • dobbiamo aumentare il potenziale di alcune categorie, come ad esempio le persone con disabilità. Queste possono essere delle valide risorse, bisogna solo investire e dare loro la possibilità di emergere;
  • i datori di lavoro devono offrire occasioni di autorealizzazione dei dipendenti assunti;
  • bisogna investire nella tecnologia e nelle conoscenze tecniche, specifiche e qualificate.

La futura economia richiede un approccio incentrato sull’uomo. Lo scopo è quello di investire nel capitale e risorse umane aiutandolo ad acquisire le conoscenze e competenze fondamentali per la creazione di un ambiente favorevole all’occupazione ed autorealizzazione.

Dalla standardizzazione di massa all’unicità di massa

Un concetto fondamentale a cui bisogna guardare con particolare attenzione è quello di cambiare l’ottica e la prospettiva nel vedere le cose. Dobbiamo fare in modo che si possa passare dalla standardizzazione di massa all’unicità di massa. Guardare al talento delle persone non come una sola risorsa economica ma anche come un’insieme di tante personalità distinte tra di loro con diverse conoscenze, competenze e potenzialità. Ognuna di queste persone è unica e può se formata nel modo adeguato, diventare una risorsa non solo per il sistema economico ma anche per la società. Il sistema educativo deve dare ai lavoratori un kit completo di competenze che possano essere immediatamente messe in pratica nel mondo del lavoro.

Motivare i lavoratori alla crescita e formazione

Se da una parte il sistema formativo gioca un ruolo importante in questo circolo vizioso di lauree inutili e disallinemanto delle competenze, dall’altra parte anche i lavoratori sono protagonisti. Gli attuali e futuri dipendenti devono sviluppare un atteggiamento di responsabilità e voglia di crescere sia personalmente che professionalmente. In quest’ottica di sviluppo individuale si può pensare ad uno sviluppo collettivo ed economico. Sicuramente non sarà un lavoro semplice perché bisogna riguardare a tutti i paradigmi connessi al mondo del lavoro e formazione, ma non è neanche qualcosa di impossibile.

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