Pensioni: Quota 100 e l’ipotesi della doppia uscita dal mondo del lavoro

Sono già iniziati i lavori per la riforma pensioni, quella che dovrebbe alleggerire e rendere più sostenibile in sistema previdenziale italiano. Intanto Quota 100 si avvicina alla scadenza, così da rende necessario pensare ad un nuovo futuro sulle pensioni, con una riforma che dovrebbe entrare in vigore il 1° gennaio 2022. Fissato a venerdì 25 settembre l’incontro tra il Governo ed i sindacati, per valutare varie ipotesi, tra cui quella della doppia uscita.


La necessità di una nuova riforma pensioni

aumento pensione

I tempi stringono ed il Governo è già a lavoro per valutare varie ipotesi che porteranno alla nuova riforma pensioni. Lo scopo è quello di rendere più sostenibile e soprattutto più flessibile il sistema previdenziale italiano. La riforma pensioni dovrebbe entrare in vigore il 1° gennaio 2022, quando Quota 100 sarà ormai un ricordo. Infatti, il pensionamento anticipato con tale formula si avvicina alla scadenza, in quanto si tratta di un provvedimento in sperimentazione voluto dal Governo. Bisogna assicurare una maggiore flessibilità all’intero sistema previdenziale, in maniera che possa meglio adattarsi a quelle che sono le caratteristiche dell’attuale mondo del lavoro. Così è stato fissato per venerdì 25 settembre l’incontro tra Governo e sindacati, per incominciare a discutere sulle diverse ipotesi da applicare al sistema pensioni. Sicuramente il percorso sarà lungo e non facile ma assolutamente inevitabile. Al centro del dibattito spazio anche alla legge di Bilancio con un mini pacchetto pensioni ed il Recovery plan per utilizzare al meglio i 209 miliardi di euro, fondi europei donati all’Italia per la ripartenza.

Pensioni: spunta l’ipotesi della doppia uscita

Sul tavolo ci sono diverse proposte a cui Governo e sindacati dovranno guardare con attenzione. In particolare tra queste c’è anche quella della doppia flessibilità in uscita. Questa consente ad una prima fetta di lavoratori, quelli che svolgono attività usuranti o gravose, di uscire dal mondo del lavoro a 62 anni (o 63) con almeno 36 o 37 anni di contributi il tutto senza eccessive penalizzazioni e la concreta possibilità di adoperare il canale alternativo dell’Ape sociale nella versione potenziata. Tutti gli altri lavoratori potranno andare in pensione a 64 anni di età e con almeno 37 o 38 anni di contributi versati. In questo caso però ci sono delle penalità connesse al metodo di calcolo contributivo per ogni anno di uscita anticipata dal lavoro rispetto alla soglia della pensione di vecchiaia fissata a 67 anni. Un’ipotesi che non convince assolutamente i sindacati, i quali vorrebbero garantire a tutti l’uscita dal mondo del lavoro al raggiungimento di 41 anni di contribuzione versata.

Altre ipotesi al vaglio

Nell’incontro di venerdì, oltre alla doppia uscita, si discuterà anche su altre ipotesi. Il Governo ed i sindacati parleranno del pacchetto di misure da inserire nella manovra autunnale. In particolare, il ministro del Lavoro Nunzia Catalfo ha dato la completa disponibilità ed il via libera per lavorare su tre punti fondamentali: la proroga ed il rafforzamento dell’Ape sociale, il rinnovo e prolungamento di Opzione Donna, Quota 41 per i lavoratori precoci. Si tratta di un pacchetto che potrebbe costare molti soldi, per questo motivo il Ministro dell’Economia Roberto Gualtieri si dimostra molto cauto. La priorità resta comunque riuscire ad investire nel miglior modo possibile le risorse economiche in possesso.

Riforme sì ma attenzione ai fondi a disposizione

La riforma pensioni come gli altri nodi da dover sciogliere ha un costo. Il ministro dell’Economia invita tutti alla cautela per adoperare i fondi a disposizione in maniera efficace ed intelligente. Un pacchetto di riforme che potrebbe arrivare a costare più di 500 milioni di euro, una cifra che non lascia nessuno indifferente. Dall’altra parte è impossibile ricorrere ad un nuovo deficit per garantire la legge di Bilancio. Inoltre, sempre secondo Gualtieri, bisogna dare la priorità alla riforma fiscale e all’assegno unico familiare. Insomma, tante proposte ma fondi limitati che potrebbero non bastare per garantire tutte le riforme. Non ci resta che attendere e vedere come procede la questione sulle pensioni.