Cosa significa lavorare per obiettivi e perché è importante

Cosa vuol dire lavorare per obiettivi e come affinare questa soft skill! Perchè è importante per il proprio lavoro e per le aziende nelle quali si lavora. Come dimostrare al colloquio le proprie capacità

Tantissime volte nelle offerte di lavoro leggiamo tra i requisiti “capacità di lavorare per obiettivi“! Sembra una frase fatta, tanto da farci spesso poco caso. In realtà la soft skill del lavoro per obiettivi è una delle più apprezzate e richieste dai datori di lavoro ed è necessario darle il giusto peso. Occupandomi di Selezione del Personale, ho messo negli anni a punto delle tecniche per capire chi realmente sa lavorare per obiettivi ed anche per capire quali aziende sono strutturate per apprezzare le persone dotate di questa capacità. Ma andiamo per ordine. Cosa vuol dire esattamente saper lavorare per obiettivi?


Lavorare per obiettivi: significato

In realtà tutti lavorano per obiettivi, tuttavia per mansioni con poca autonomia lavorativa sono i capi a fissare e gestire gli obiettivi dei sottoposti, senza quasi mai nemmeno metterli al corrente o coinvolgerli. Ma semplicemente dicendo volta per volta cosa devono fare.

Al giorno d’oggi, è molto di più dello svolgere il compitino per il quale si è assunti. Il dipendente modello non è quello che si reca in ufficio e sbriga svogliatamente le sue pratiche, bensì è colui che riesce a fare proprie le esigenze dell’azienda e a tramutarle in produttività. Il modo migliore per ottenere tale scopo è lavorare per obiettivi, ovvero fissare dei risultati di produttività da raggiungere su base periodica.

lavoro per obiettivi

Le aziende vogliono sempre più persone che conoscano il lavoro per obiettivi

Quello del lavorare per obiettivi non è una soft skill figlia di una moda passeggera, ma una precisa qualità che sempre più aziende richiedono. Un dipendente che sa lavorare per obiettivi non ha bisogno di un capo che lo controlli costantemente, perché è in grado di raggiungere i risultati in maniera del tutto autonoma.

Un dipendente che è consapevole degli obiettivi da raggiungere capisce in prima persona che nelle giornate in cui non raggiunge i target prefissati diventa un costo per l’azienda. Se poi la poca produttività del dipendente diventa reiterata, è lui stesso a capire che di quel passo rischia il suo posto di lavoro.

Per permettere al proprio dipendente di lavorare per obiettivi è fondamentale anche che lo stesso datore di lavoro sia trasparente e chiaro, non solo esponendo il target da raggiungere, ma spiegando nel dettaglio quali sono i margini di guadagno dell’azienda affinché gli affari vadano sempre bene

Esistono categorie specifiche in cui si lavora per obiettivi

Fino a non molti anni fa il lavoro per obiettivi era una prerogativa quasi esclusiva delle grandi aziende. Tutti i candidati che aspiravano a un posto di lavoro in un grande marchio non solo dovevano dichiarare nel proprio curriculum vitae di essere in grado di lavorare per obiettivi, ma erano poi a chiamati a dimostrarlo in sede di colloquio. Ben ovvio è anche necessario che chi seleziona il personale sia in grado di capire le reali capacità di lavoro per obiettivi, grazie a specifiche domande e richieste di case history.

Tuttavia, gli innegabili vantaggi sulla produttività che ha portato il lavoro per obiettivi hanno condotto sempre più realtà imprenditoriali ad esigere dai propri dipendenti questa soft skill. E mentre in passato si richiedeva questa capacità solo a figure direttive o che comunque lavorano in totale autonomia, oggi è richiesta per quasi tutte le figure professionali, dal cameriere alla commessa, dall’operaio all’autista.

Prendiamo il caso della commessa di un negozio di abbigliamento: una volta il suo compito era limitato alla mera assistenza della clientela, aiutando le persone a scegliere i capi e a dare consigli. Oggi sempre più commesse sono tenute a raggiungere un target giornaliero di vendite, ovvero devono poter dimostrare al proprio responsabile che un tot di clienti hanno fatto acquisti grazie alla sua assistenza. Altro esempio simile è quello dello spedizioniere, o corriere che dir si voglia: il target di quest’ultimo è quello di riuscire a consegnare ai legittimi proprietari tutti i pacchi che al mattino ha caricato sul proprio furgone. Non solo: dovrà essere sua cura consegnare la merce integra, altrimenti un utente potrebbe non accettare un pacco danneggiato e di conseguenza creare un danno alla sua azienda.

Esempi pratici di lavoro per obiettivi

Ti ho fatto l’esempio della commessa e del corriere. Ma vediamo nel dettaglio ancora acluni esempi pratici di lavoro per obiettivi in svariate mansioni ed a seconda dell’approccio.

L’approccio quantitativo: l’operaio

Pensiamo alla figura di un operaio dipendente in una piccola azienda che produce un qualsiasi prodotto. Lavoriamo di fantasia e consideriamo l’operaio in una fabbrica che produce bicchieri di vetro. In questo caso per capire l’obiettivo giornaliero che il nostro operaio deve raggiungere è sufficiente considerare il costo che il medesimo costituisce per l’azienda e il valore sul mercato dei bicchieri che produce.

Per semplificare i calcoli, usiamo valori generici che non necessariamente corrispondono alla realtà: poniamo che il nostro operaio costi alla sua azienda, tra stipendio, contributi, tasse, TFR e quant’altro 100 euro al giorno. D’altra parte, invece, sappiamo che l’azienda su ogni bicchiere prodotto guadagna (al netto delle spese per la materia prima) 5 euro. Il nostro operaio, conoscendo l’obiettivo da conseguire, è consapevole del fatto che per raggiungere un target minimo (semplicemente quindi ripagarsi lo stipendio) deve realizzare almeno 20 bicchieri al giorno. Dato che lo scopo di un’azienda è quello di marginare, per soddisfare i proprio superiori il nostro operaio dovrà produrre almeno 25/30 bicchieri al giorno, in modo da portare ricchezza alla propria ditta. Spiegare a un dipendente il rapporto tra costo del lavoro e margini di guadagno è probabilmente l’approccio più semplice per chiarire a quest’ultimo il concetto di lavorare per obiettivi.

L’approccio qualitativo e quantitativo: l’operatore di call center

In molte aziende il rapporto tra costo del lavoro e produttività non è l’unico parametro da considerare per chi lavora per obiettivi. Ci sono tantissimi casi in cui il dipendente non solo deve rispettare dei parametri quantitativi, ma anche qualitativi. Per spiegare al meglio questo concetto prenderemo in considerazione un lavoro apparentemente umile, che non richiede un elevato livello di istruzione, ma che pretende comunque una grande abnegazione: l’operatore di call center.

Le aziende che offrono i servizi di consulenza telefonica per i grandi marchi marginano dal numero di chiamate che gestiscono: di conseguenza, più telefonate gestisce l’operatore di call center, maggiori saranno i guadagni. Tuttavia, il numero di chiamate non è sufficiente: nei contratti stipulati tra azienda e committente sono presenti bonus e malus legati anche alla qualità del servizio.

Quando alla fine di un’assistenza telefonica l’operatore vi rilancia la famosa intervista in cui dovete dare una valutazione, un vostro eventuale voto basso potrebbe generare un malus per l’azienda che gestisce il call center. Di conseguenza, un lavoratore di call center che lavora per obiettivi deve gestire una grande quantità di chiamate (mediamente 10 ogni ora di lavoro) e al tempo stesso soddisfare il cliente a cui fornisce assistenza. Un consulente telefonico che non offre qualità arreca un danno economico alla sua azienda anche se gestisce una grossa mole di chiamata.

Al tempo stesso, raggiungere qualità è difficile in tutti quei casi in cui ci sono fattori terzi che rendono impossibile la soddisfazione del cliente finale: ad esempio, l’utente che chiama l’assistenza telefonica del proprio gestore di rete fissa lamentandosi di un rincaro della tariffa non sarà mai soddisfatto, neppure con il più bravo dei consulenti. Per raggiungere gli obiettivi il l’operatore di call center deve lavorare su lungo e sul breve periodo: nel primo caso deve essere bravo a portare a casa a fine giornata la giusta quantità di chiamate gestite, nel secondo deve dedicare grande attenzione al cliente in ogni singolo contatto.

Colloquio: dimostrare che si è in grado di lavorare per obiettivi

Come detto, sempre più aziende gradiscono dipendenti che sappiano lavorare per obiettivi, quindi in fase di colloquio i responsabili delle risorse umane sono molto attenti a questo aspetto del candidato.

Il punto è che nessun recruiter chiede in maniera diretta se il candidato è in grado di lavorare per obiettivi, anche perché la risposta di quest’ultimo sarebbe ovviamente un bel: “Si certamente!”

Esistono una serie di domande indirette che aiutano i recruiter in questa fase, ed è opportuno rispondere bene affinché si possa dimostrare di essere in grado di lavorare per obiettivi. Una domanda classica ed indicativa è quella in cui si chiede al candidato come si vede da lì a 5/10 anni: in questo caso è opportuno mostrare le proprie ambizioni, rispondendo che la speranza è quella di ricoprire ruoli di responsabilità all’interno dell’azienda.

Perfino la domanda legata agli hobby e al tempo libero è creata per capire se il candidato è in grado di raggiungere obiettivi prefissati: in quest’ultima ipotesi è opportuno mostrarsi attivi e dinamici, elencando attività che prevedano una vita tutt’altro che sedentaria.

Per dimostrare la capacità di lavoro per obiettivi puoi comunque anche tu, in fase di colloquio, raccontare delle case history, degli esempi pratici dei lavori precedenti in cui in qualsiasi maniera hai raggiunto degli obiettivi prefissati. Sarà molto apprezzato.

La perfetta organizzazione degli obiettivi

Dato che l’intero mondo del lavoro è orientato al raggiungimento di obiettivi prefissati, è opportuno che ogni dipendente organizzi al meglio la propria giornata lavorativa affinché, a fine turno, possa sentirsi soddisfatto del proprio operato. Tuttavia, ancor prima di stilare una tabella di marcia, è opportuno avere chiari gli obiettivi da raggiungere. In questo caso è fondamentale l’ausilio del proprio capo o responsabile, al quale bisognerà chiedere quali siano i parametri qualitativi e quantitativi da raggiungere.

Laddove qualche concetto non fosse chiaro, non abbiate timore di chiedere una nuova spiegazione: meglio passare per pedanti ma avere le idee chiare che fare solo finta di aver compreso tutto. Una volta che gli obiettivi da raggiungere saranno sufficientemente chiari, il consiglio è di suddividere il target giornaliero su base oraria. In questo modo, controllando ogni ora i risultati raggiunti, si può capire in tempo reale se il ritmo sostenuto fino in quel momento è soddisfacente, o se invece si deve premere sull’acceleratore.

Per quel che riguarda gli obiettivi di natura qualitativa, invece, il consiglio è di evitare distrazioni e di concedersi una pausa di 10-15 minuti ogni paio d’ore, come del resto prevede la normativa vigente.

Come potenziare le proprie capacità di lavoro per obiettivi

Quello del lavoro per obiettivi non è un talento innato, né è un qualcosa che si impara una sola volta nella vita. Si tratta di una soft skill che va allenata costantemente, che deve adattarsi a ogni situazione e alla cui base c’è soprattutto una perfetta organizzazione.

Esistono vari metodi per potenziare le proprie capacità di lavoro per obiettivi. Il più importante è sicuramente il confronto: parlando con i propri colleghi di lavoro (soprattutto con quelli con maggior esperienza), ad esempio, è possibile apprendere metodi organizzativi più efficaci per raggiungere il target prefissato.  Non è un caso, del resto, che tutte le aziende prediligano candidati in grado di lavorare in team.

Altro metodo per migliorare le proprie capacità organizzative è quello della trascrizione: scrivere gli obiettivi da raggiungere e i passi procedurali da compiere aiuta a organizzare al meglio la propria giornata lavorativa. Infine, per potenziare le proprie capacità di raggiungimento obiettivi è importante sapersi “guardare indietro”, ovvero analizzare il lavoro già svolto, capire quali sono i punti di forza e trovare metodi per correggere gli errori. Anche In questo caso può venire in soccorso il proprio responsabile, la cui maggior esperienza potrebbe fornire i giusti consigli.

Bene, ora tocca a te! Raggiungi i tuoi obiettivi e ti auguro una crescita professionale sempre migliore!

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