Lavoro: un nuovo emendamento al disegno di legge sul salario minimo

Un emendamento emanato dal M5S al Ddl sul salario minimo, prevede l'aumento salariale a partire dal diciottesimo mese nel caso di contratti recessi anticipatamente oppure non rinnovati. In ogni caso la retribuzione non può essere inferiore ai 9 euro l'ora.

Ulteriori proposte e novità sul fronte lavoro e stipendi. Un emendamento emanato dal M5S al disegno di legge sul salario minimo, prevede nel caso di un contratto di lavoro disdetto anticipatamente o non rinnovato, un aumento salariale a partire dal diciottesimo mese dall’avvenuto fatto. Vediamo in maniera dettagliata di cosa si tratta.


salario minimo

 

Lavoro: previste retribuzioni più alte in caso di contratti disdetti in anticipo o non rinnovati

Un recente emendamento presentato dal M5S al disegno di legge sul salario minimo, prevede l’aumento delle retribuzioni a partire dal diciottesimo mese, nel caso in cui il contratto di lavoro sia disdetto anticipatamente oppure non rinnovato. L’aumento salariale sarà effettuato in “base alle variazioni dell’indice dei prezzi del consumo armonizzato per i Paesi dell’Unione europea (Ipca), al netto dei valori energetici, rilevato nell’anno precedente”. Inoltre, l’emendamento in questione prevede anche che il minimo salariale nei contratti non scenda al di sotto dei 9 euro all’ora. Nel caso in cui, per disdetta o scadenza viene a mancare un contratto collettivo di riferimento applicabile, il trattamento di carattere economico resta quello del contratto prima vigente, fino al suo rinnovo. Tuttavia la paga oraria non può scendere al di sotto dei 9 euro.

Prevista dunque, l’introduzione di un vero e proprio meccanismo di automatica indicizzazione dei contratti con disdetta anticipata o non rinnovati. A partire dal diciottesimo mese successivo alla data di scadenza o disdetta del contratto di lavoro, il salario minimo sarà incrementato. Ovviamente il tutto vale solo ed esclusivamente per il settore di lavoro privato e non per i contratti nel settore pubblico.

Lavoro e salario minimo

Il mondo del lavoro e le sue dinamiche sono in continuo mutamento. Altro punto caldo che sta facendo discutere molto in questi giorni è la questione connessa all’introduzione del salario minimo orario. Il diritto del lavoro considera il salario minimo come la paga, sia essa oraria, giornaliera o mensile che i datori di lavoro versano ai loro dipendenti. Nel nostro Paese il salario minimo garantito per legge ancora non c’è. Tuttavia il M5S ha proposto l’introduzione di questo, fissandolo a 9 euro all’ora.

Si tratta di una misura che vuole limitare ed eliminare ogni tipo di sfruttamento, soprattutto nei confronti dei lavoratori più giovani che si affacciano al mondo del lavoro. Tuttavia, il disegno di legge sul salario minimo è ancora in esame in Commissione Lavoro e Senato in attesa di trovare un accordo tra le differenti parti. Infatti, non tutti sono convinti dell’utilità connessa all’introduzione di questa nuova misura nel campo del lavoro e del trattamento economico.

Confindustria si oppone agli interventi legislativi su questioni regolate delle parti sociali

L’opposizione di Confindustria per quanto riguarda determinate misure sul lavoro, come il salario minimo non è una novità. Da tanto il suo punto di vista sull’intera questione è chiaro a tutti, ossia no agli interventi legislativi su questioni direttamente connesse e regolate dalle parti sociali. Permettere ciò significherebbe far saltare gli equilibri che si sono raggiunti in ambito lavoro e contratti. Bisognerebbe concentrarsi sui contratti collettivi nazionali, in quanto sono già un elemento di garanzia, non solo per quanto riguarda il salario ma anche per quanto riguarda l’intero welfare connesso ai lavoratori stessi. Anche i sindacati sono in accordo con questa visione e con la convinzione che il salario minimo, non risolve i problemi che ancora ci sono nel mondo del lavoro ed in quello contrattuale.

Lavoro: testo del Ddl in attesa di un accordo politico

La delicata questione sul lavoro, contratti e salario è attualmente bloccata in commissione Lavoro e Senato, in attesa di trovare un accordo tra le differenti parti. Infatti, il testo deve essere ancora approvato, ma per fare ciò e portarlo in Aula entro la scadenza fissata al 23 luglio 2019 è indispensabile trovare al più presto un accordo politico tra le varie parti. Un punto di notevole importanza, su cui bisogna trovare un consenso è quello relativo al margine di applicazione del salario minimo garantito. La Lega propone di applicare tale misura solamente ai lavori non coperti da contrattazione collettiva, mentre la proposta del M5S ha un impatto su tutti i minimi salariali che devono essere adeguati alla soglia prevista, senza scendere al di sotto di essa. Anche i livelli di inquadramento superiore andranno rivisti e di conseguenza adeguati nuovamente. Vedremo come andrà a finire la situazione.

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