Salario minimo entro il 2020. Le critiche di Confindustria e Confcommercio

Il salario minimo a 9 euro lordi l'ora sarà attuato entro il 2020. Sono queste le parole del Vicepremier Luigi Di Maio che con questa misura vuole aiutare le categorie di lavoratori più deboli. Intanto Confindustria e Confcommercio avanzano delle critiche.

La questione sul salario minimo fissato a 9 euro lordi l’ora si accende. Il Vicepremier Luigi Di Maio ha affermato che la misura sarà attuata entro il 2020 coinvolgendo circa 3 milioni di lavoratori. Intanto arrivano le critiche da parte di Confindustria e Confcommercio. Vediamo il perché di tale dissenso.


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Salario minimo: la misura sarà attuata entro il 2020

Il Vicepremier Luigi Di Maio ha affermato che la misura relativa all’introduzione del salario minimo fissato a 9 euro lordi all’ora, sarà attuata entro il 2020. Questo vuole aiutare tutti i lavoratori più deboli, quelli che vengono sfruttati con salari miseri, nonostante le tante ore di lavoro che svolgono. La misura sarà fatta sia perché presente nel contratto di Governo, sia perché esistente già in molti Paesi e l’Italia non può permettersi di rimanere indietro. Su un post del M5S, sul blog e su Facebook, si legge perfettamente come la misura vuole fissare il minimo salariale orario a 9 euro lordi, al di sotto dei quali non si potrà scendere.

Questo significa che i tanti contratti di 3 o 4 euro l’ora, che oggi sono presenti su tutto il territorio nazionale, sono destinati a morire, in quanto, come lo stesso Vicepremier sostiene, si tratta di vere e proprie forme di schiavitù.

Salario minimo, una misura di civiltà

Di Maio continua esplicando il suo punto di vista sulla questione lavoro ed in particolare sul delicato argomento legato al salario. I lavori sulla proposta di legge connessa al salario minimo, attualmente in discussione al Senato, si stanno ultimando. In pratica, si tratta di un passo verso la civiltà e dignità per quanto riguarda contratti e salari.

Tutti i contratti che prevedono stipendi minimi, salari da fame, sono destinati a scomparire, a tutela delle categorie di lavoratori più deboli che ogni giorno vengono sfruttate. Secondo i dati Istat, saranno circa 3 milioni i soggetti interessati da questa misura che il Governo vuole introdurre e far diventare legge a tutti gli effetti. Bisogna garantire dignità e rispetto a questi lavoratori, anche attraverso dei premi per gli imprenditori onesti che portano avanti l’economia italiana.

Confindustria: la misura rischia di far saltare il sistema dei contratti nazionali

Opinione differente sul salario minimo è quella di Confindustria. Infatti, Maurizio Stirpe vicepresidente di Confindustria ha dichiarato che in realtà fissare per legge il salario minimo potrebbe non aiutare affatto i lavoratori, innescando un meccanismo capace di smontare il sistema dei contratti nazionali. Se la misura pensata dal Governo finisce per diventare un’alternativa ai contratti collettivi potrebbero venir meno tutta una serie tutele.

Maurizio Stirpe, continua confermando un fattore importante, ossia, le aziende che dovessero andare a rispettare solo ed esclusivamente il salario minimo, sicuramente non sarebbero più interessate a contrattare su altri temi molto importanti come ferie, malattie, permessi, straordinari e così via. Il rischio è quello di far saltare l’intero sistema dei contratti nazionali, con tutte le tutele ad essi connessi. Confindustria invita il Governo a chiarire che i 9 euro lordi ad ora comprendono i ratei di tredicesima, ferie e Tfr.

Confcommercio: importante dare impulso alla contrattazione collettiva

Anche da Confcommercio arrivano critiche alla misura pensata dal Governo che dovrebbe essere corretta e migliorata. Di fatti, sarebbe utile partire dando notevole impulso alla contrattazione collettiva e contrastare i tanti contratti pirata. Vanno rinforzati i contratti sostenuti dalle organizzazioni rappresentative, il tutto anche in rapporto ai minimi salariali circoscritti in sede di contratto. Ed ancora, secondo Confindustria, lasciare la regolazione del salario minimo alla legge sarebbe paradossale e poco produttivo. Di fatti, il confronto contrattuale tra le differenti parti, anche in relazione alla questione salario, resta lo strumento più efficace. Proprio grazie ed attraverso la contrattazione tra le parti, il rapporto di lavoro stesso viene disciplinato in una sfera ampia ed efficace di diritti e doveri da parte dei differenti soggetti.

 

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