Licenziabile il dipendente che accoda le ferie alla malattia: la sentenza di Cassazione

I giudici della Corte di Cassazione affermano che è licenziabile il dipendente che accoda le ferie alla malattia senza autorizzazione.

Il dipendente che accoda le ferie alla malattia, senza essere stato autorizzato e senza alcun valido motivo, è licenziabile. Ad affermarlo è la recente sentenza n. 7566/2020 da parte della Corte di Cassazione, che ha ribadito la legittimità del licenziamento per quel lavoratore che, dopo una estesa assenza per patologia, ha pensato (male) di mettersi autonomamente in ferie senza valida giustificazione. Il ricorso del dipendente è stato dunque respinto dai giudici della Suprema Corte, che ritengono ben valido il provvedimento di licenziamento formulato dall’azienda datrice di lavoro.


Il caso

licenziamento

Riepilogando brevemente il caso, ricostruiamo rammentando come il lavoratore si sia visto recapitare una lettera di licenziamento per assenza ingiustificata dal posto di lavoro per diversi giorni consecutivi. Il dipendente impugnava il provvedimento presentando un ricorso dinanzi ai giudici del Tribunale. Qui i giudici hanno evidenziato che il dipendente si fosse messo autonomamente in ferie al termine del periodo di malattia, senza effettuare alcuna richiesta di autorizzazione alla propria azienda datrice di lavoro. Il giudice di primo grado procedeva a respingere la richiesta di annullamento del provvedimento di licenziamento per giusta causa. Anche i giudici di seconde cure confermavano la decisione del Tribunale di primo grado, inducendo così il dipendente a ricorrere in Cassazione.

La scelta dei giudici in Cassazione

Giunta sulle scrivanie dei giudici della Suprema Corte, la vicenda si chiude in sfavore del dipendente. La Corte di Cassazione ritiene infatti che non sia accertato il vizio della ultrapetizione che viene invece ritenuto sussistere dal dipendente, e che si riferisce a quella situazione in cui il giudice di merito interferisca con il potere di disposizione delle parti, andando ad alterare gli elementi dell’azione, con la conseguenza di emettere un provvedimento differente da quanto richiesto, poiché – in altri termini – il giudice è portato a pronunciarsi superando i limiti delle pretese e delle eccezioni. Anche gli altri motivi di ricorso sono stati respinti.

Cosa accade quando si torna al lavoro dopo una malattia

Considerato quanto sopra, può essere utile cercare di riepilogare cosa accade quando si torna al lavoro dopo una lunga malattia. In tale scenario, rammentiamo come il Testo unico sulla salute e sicurezza sul luogo di lavoro preveda la sottoposizione del lavoratore ad una visita medica che preceda il momento della ripresa del lavoro, nell’ipotesi in cui l’assenza dal posto in azienda sia superiore ai 60 giorni consecutivi. Naturalmente, l’obiettivo della visita dovrà essere quello di constatare l’idoneità del soggetto lavoratore a riprendere lo svolgimento delle mansioni precedentemente svolte.

Il medico dovrà pertanto attestare che il lavoratore sia effettivamente nelle condizioni di poter assolvere le mansioni che svolgeva prima della malattia. Nel caso in cui sia ritenuto idoneo, il lavoratore potrà riprendere a svolgere le stesse mansioni. Nel caso in cui invece non sia ritenuto idoneo, dovrà invece essere destinato ad altre mansioni, compatibili con la salvaguardia della sua integrità psico-fisica. Da quanto sopra risulta poi evidente che il lavoratore non può decidere in autonomia di sostituire alla malattia la fruizione delle ferie che erano maturate e non sono state godute, soprattutto se la sua finalità sia quella di interrompere il decorso del periodo di malattia.

Conclusioni

Giungendo alle conclusioni sul caso, i giudici della Suprema Corte hanno confermato la posizione assunta dalla giurisprudenza in tale ambito. I giudici hanno dunque dato ragione a quelli di merito, che avevano ritenuto corretta la condotta del datore di lavoro. E’ dunque licenziabile quel dipendente che sceglie in autonomia di accodare i giorni di ferie maturati e non goduti alla malattia, senza che sia stato precedentemente autorizzato e, ancora nell’ipotesi in cui – come da caso all’esame dei giudici di Cassazione – nonostante gli avvisi ricevuti non abbia proceduto a realizzare richiesta di conversione della malattia in ferie.



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