Mivar chiude: “La regalo a chi assume operai italiani”

La Mivar, storica azienda italiana produttrice di televisori, ha chiuso. Colpa della crisi economica che ha abbassato i consumi, ma anche e probabilmente soprattutto della fortissima concorrenza delle multinazionali asiatiche. Il proprietario ha deciso però di regalarla a chi deciderà di produrre televisori in Italia, ma soprattutto a chi “garantirà lavoro a 1200 operai italiani, abbiatensi, milanesi”. Parole di Carlo Vichi, titolare dell’azienda che ha raccontato il suo sogno in tv, alla trasmissione “I Dieci Comandamenti di Rai 3”. Il sogno in questione, è quello di vedere “ancora sorridere la sua gente”.


Imprenditore novantenne che tra quella gente ha passato tutta la sua vita, Vichi progettò la Mivar nel 1945 ad Abbiategrasso, alle porte di Milano. Un’azienda la sua, che esiste dalla fine seconda guerra mondiale e che ultimamente ha provato anche a rinnovarsi. Poco distante dalla vecchia sede ci sono 120.000 metri quadri di capannone, nuovo, mai utilizzato, mai neanche inaugurato. Una struttura con tanto di mensa, infermeria e tutto quel che dovrebbe esserci in un presidio industriale con tutti i crismi. Se il capannone dovesse essere rilevato da un’azienda di settore e quest’ultima garantirà lavoro a 1200 operai italiani, l’intera struttura verrà ceduta a titolo gratuito. E’ questa la proposta  del vecchio imprenditore i cui televisori sono arrivati ovunque, nel senso più materiale dell’espressione.

Chiedilo al camperista. Quando fare le vacanze in camper non era ancora considerata anche “roba da ricchi”, ma più che altro un modo economico per passare gli agognati giorni di ferie dal lavoro in una maniera diversa, più emozionante e più libera rispetto al “solito” albergo o campeggio in roulotte, quando queste piccole ed a volte un po’ scassate case viaggianti si trovavano in una rara giornata di sole nell’irraggiungibile ”parcheggino con vista laghetto di montagna”, ecco, anche lì, molto probabilmente c’era un televisore Mivar. A 12 volt, attaccato all’accendisigari che trasmetteva il telegiornale di turno, appoggiato sul tavolino da esterno, di fianco alla “pastasciutta”. Se invece pioveva il suo posto era il ripiano della mini-cucina una volta finito di cucinare. Prima invece, bisognava spostarlo continuamente, ma lui, il piccolo televisore da 100.000 lire o giù di lì, trasmetteva comunque, magari in bianco e nero, magari con qualche disturbo di segnale (rigorosamente analogico), sicuramente dopo aver preso qualche colpo fortuito dato il poco spazio a disposizione.

Sotto due metri di neve, sperduti in un campeggio isolato e dopo una dura giornata sulle piste da sci, o all’estero assieme alla classica “carovana”, o ancora durante una colazione in riva al mare, dove nessun altro aveva pensato di piazzare il suo quattro ruote con casa al seguito, rigorosamente parcheggiato con il largo finestrone verso l’orizzonte. Erano gli anni 90 del secolo scorso, ma anche i primi del nuovo millennio e qualcosa da vedere su un Mivar c’era sempre. Una partita dell’Italia (pure l’under 21 andava benissimo, anzi, tanto meglio), un telegiornale, anche straniero e, quindi, “per me incomprensibile”, l’importante era vederlo, “l’importante era accendere  quello scatolotto che si faceva tutto il viaggio assieme a te nel cassone” ci ha detto un signore che il primo camper se l’è comprato nel lontanissimo 1985. E poi “vuoi mettere la soddisfazione di riuscire a beccare un qualsiasi segnale con il Mivar quando di fianco a te c’era uno con un camper che era tre volte il tuo e non beccava nulla anche se aveva tv e antenna che erano almeno il doppio di quelle che avevi tu?“

Non era ancora l’epoca degli schermi piatti, ed era bello così. Un ricordo che è uno scorcio di vita di una qualsiasi famiglia italiana e che mette in luce inequivocabilmente come i prodotti di un’azienda di successo anch’essa tutta italiana, siano entrati di diritto nella storia della nostra nazione, magari non quella scritta sui libri, ma sicuramente quella trasmessa a memoria dalle persone. Quel tipo di storia che non puoi cancellare o modificare, ma soltanto, ogni tanto, ricordare con un po’ di nostalgia.



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Commenti

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  • Marco 7 anni

    Salve a tutti,
    Sono molto dispiaciuto per la notizia, (Mivar è stata un parte della mia vita, in quanto figlio di riparatore tv) il problema principale molto umilmente secondo me stà nel fatto che stiamo perseguendo una globalizzazione inopportuna. Sono giovane ma ricordo benissimo che una volta per una Audi o altra marca tedesca ci volevano dei soldoni o dovevi trovartela di “importazione”, e l’operaio medio acquistava FIAT, oggi siamo in europa, mi compro Audi Wolksvagen e quant’altro e inconsapevolmente metto a casa gli operai di FIAT. Stessa sorte per i ns tv, lavatrici ecc. arrivano da un mercato drogato con il quale non riusciamo a competere, credo che prima aver avuto alla frontiera un dazio per equilibrare i prezzi fosse stata una cosa molto protettiva per il ns mercato. Cordialmente Vi saluto e un abbraccio (simbolico) al sig. Vichi.

    Marco

  • Gilberto 7 anni

    Mi dispiace tantissimo,anche perché i prodotti MIVAR sono piu’ che buoni.Sono da molto tempo in possesso di un televisore mivar ed è ancora funzionante..Ultimamente ho acquistato un 22 pollici per i miei e loro hanno anche Samsung ma MIVAR e’ migliore come colori.Questa italia stà deludendo e parecchio.Spero che questa mia, arrivi al sig. Mivar,lei ha tutta la mia solidarietà.Gilberto

  • Giovanni Notaro 7 anni

    Oggi. in Italia. un industria. non c e la fa …secondo me anche. perché. ci sono troppe tasse …da pagare l esempio classico. Della FIAT come mai …é andata i n America …lasciando lavoratori italiani…

  • Leonardo 7 anni

    Sembra la storia di Nuova Elettronica Vichi il titolare assomiglia al fondatore di.NE g. Montuschi che per passione e fortuna ha creato un,azienda che dava da vivere a migliaia di persone .purtroppo questi uomini sono dei geni nelle invenzioni ma disastri nelle aziende , anche Montuschi fidandosi della sua forza creativa pensava di essere eterno non si e accorto che era in perdita da oltre 15 anni . E se gli facevi vedere i numeri se la sbrigavano dicendo “faccio un articolo e la gente mi segue” ma il mondo cambiava e chi e’ arrivato dopo si e trovato due fardelli un’ azienda insostenibile da ristrutturare da cima fondo e uno stato (banche comprese) vigliacco che come cronos si mangia i suoi figli , io ammiro Vichi. ma anche se regala l’ azienda in questo stato di. Cose e meglio vivere come un. Barbone visto che fino ora ha sempre più potere chi non crea chi non ha voglia di fare. E quelli che hanno voglia di fare e hanno capito se ne sono andati fuori all’estero

  • Alberto 7 anni

    Io esprimo un mio parere. Non deve regalare nulla a nessuno propongo di trasferire la mivar in Colombia a mie spese e naturalmente diventerò un socio di essa, i tecnici specializzati italiani verranno a Bogotà a preparare gente locale, nessuno sarà in grado in Italia di dare vita d una azienda così grande, se lei ha chiuso uno meno esperto si farà più male, lavorare in Italia e una illusione. Per i dettagli della mia proposta mi contattai personalmente e verrò a discutere le modalità grazie

    • Giovanni Notaro 7 anni

      Se avevo del denaro la Mivar la prendevo io a me piace …lavorare. nel settore della …tecnologia …ma non sono fortunato