Omesso versamento dell’Iva per necessità non è reato

 <span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif"><span style="font-size: 14px"><span style="color: #000000"><span face=""><img style="display: none" class=" alignleft size-full wp-image-3756" alt="" src="https://www.biancolavoro.it/wp-content/uploads/2013/10/Tasse-Tax.jpg" style="margin: 3px; width: 160px; float: left; height: 96px" width="638" height="382" />La <strong>sentenza n. 2614/2014 </strong>della <strong>Corte di Cassazi</strong>one, pronunciata sul caso di un amministratore societario che non aveva versato l’Iva poiché impossibilitato a effettuare il “pagamento” dell’imposta per cause di necessità, afferma che<strong> l’omesso versamento Iva non costituisce reato se “il mancato pagamento è dipeso realmente dall’impossibilità incolpevole di effettuarlo”</strong>.</span></span></span></span>

<span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif"><span style="font-size: 14px"><span style="color: #000000"><span face="">In altre parole, la <strong>Cassazione riapre nuovamente sul tema dell’impossibilità di effettuare il versamento delle imposte per cause di “forza maggiore”</strong> (quali, ad esempio, una particolare e profonda situazione di crisi economica), sancendo che è possibile escludere il reato di <a href="https://www.biancolavoro.it/news/2318-evade-76mila-euro-di-iva-causa-crisi-">omesso versamento dell’imposta sul valore aggiunto </a>qualora le indicazioni sul momento di crisi economica in cui versa il contribuente portino alla conseguente dimostrazione che il mancato pagamento è realmente dipeso dall’incolpevole <strong>impossibilità di effettuarlo</strong>.</span></span></span></span>

 <span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif"><span style="font-size: 14px"><span style="color: #000000"><span face="">Per quanto permanga l’illecito amministrativo, la Cassazione sembra dunque affermare l’esenzione dal reato penale se le condizioni di crisi economica conducono al <strong>mancato versamento dell’imposta</strong>. Una pronuncia che sembra riguardare (potenzialmente) un numero crescente di amministratori e di società, posti alle strette dalle difficoltà congiunturali, e dalla concreta impossibilità a rispettare le rigide scadenze fiscali.</span></span></span></span>

<span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif"><span style="font-size: 14px"><span style="color: #000000"><span face="">La sentenza della Cassazione conduce altresì a chiusura di una lunga vicenda che aveva visto l’imprenditore soccombere sia in primo che il secondo grado. I giudici di merito, in particolare, avevano dichiarato come l’impossibilità di far fronte ai versamenti a causa della crisi non aveva alcun “pregio”, visto e considerato che il soggetto passivo avrebbe solo l’obbligo di versare l’Iva che, di conseguenza, era stata utilizzata per fini diversi. La Corte di Cassazione ha invece parzialmente ribaltato l’orientamento dei primi due gradi di giudizio, affermando che – seppur sussiste la necessità di accantonamento dell’Iva riscossa per eseguire il successivo versamento – il reato penale non si manifesta se il contribuente dimostra l’esistenza di una concreta crisi di liquidità, e che l’omesso versamento non è dipeso dalla scelta dell’imprenditore. Ne deriva che, a riduzione della portata della pronuncia, qualora l’imprenditore non sia in grado di dimostrare le due determinanti, lo stesso sarebbe stato colpevole dell’illecito penale contestato in giudizio.&nbsp;</span></span></span></span>
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