Outplacement all’85%: cresce tasso di ricollocazione e microimprenditorialità

Il mondo del lavoro è in continuo fermento. Cambia la società, l’economia registra alti e bassi e questo, inevitabilmente, si ripercuote anche sul tasso occupazionale. Cetti Galante, amministratore delegato di Intoo, società di Gi Group specializzata nell’outplacement, ha provato a fare un quadro chiaro di questa situazione e, partendo da un specifica analisi dei dati, si è soffermato su ricollocazione e microimprenditorialità, due settori che hanno registrato un notevole slancio negli ultimi tempi.


Lavoro e ricollocazione: aumentano i contratti a tempo indeterminato e cresce l’outplacement tra dirigenti e quadri

Il tasso di ricollocazione, stando alle ultime indagini svolte, ha registrato un dato crescente negli ultimi anni. Questo aumento, tuttavia, ha coinvolto soprattutto determinate categorie di lavoratori. Recenti analisi del mercato occupazionale, difatti, hanno visto aumentare significativamente l’outplacement di dirigenti e quadri. Si tratta di lavoratori che stanno ai vertici delle aziende o che, in linea di massima, hanno sempre ricoperto dei ruoli importanti all’interno della struttura dove sono stati impiegati.

L’avvio ad un nuovo incarico, però, è per questi spesso conscio e voluto. Se i manager sono molto più avvantaggiati in questo senso, ovvero se riescono a collocarsi nel mondo del lavoro molto più facilmente rispetto a impiegati semplici e operai, è perché nella maggior parte dei casi scelgono o sono invogliati a farlo. Questo, in pratica, vuol dire che o è stata l’azienda per la quale lavorano a formarli e avviarli alla gestione di una nuova attività/settore (perché cambiano le esigenze e bisogna stare al passo con i tempi) o, al contrario, sono stati loro stessi a lasciare la grande impresa per mettersi in proprio.

Start up in aumento

Sono aumentate infatti le start up create da dirigenti che hanno sempre ricoperto ruoli importanti all’interno della grande industria e che, per i più svariati motivi, decidono di dedicarsi ad un progetto più piccolo ma che, nel lungo periodo, punta a raggiungere specifici obiettivi. Dati alla mano, infatti, un dirigente su quattro nel 2018 ha avviato la propria attività (dando un grande slancio alle realtà microimprenditoriali).

In aumento il tasso di ricollocazione

Quando le ricollocazioni avvengono all’interno della stessa organizzazione produttiva, invece, le stesse nascono da una nuova e specifica consapevolezza delle aziende. Queste realtà hanno capito quanto oggi sia importante la formazione e la crescita del personale interno. Per questo motivo investono in programmi di formazione e specializzazione che, migliorando le capacità dei lavoratori, favoriscono anche il ricambio occupazionale.

Concentrandoci sui lavoratori dipendenti, 8 candidati su 10 l’anno scorso sono riusciti a ritrovare lavoro nel giro di 6 mesi (dopo aver perso o aver lasciato quello precedente) e, di questi, uno su due ha ottenuto un contratto di lavoro dipendente. L’outplacement è pertanto salito all’85%. I tassi di ricollocazione, pur essendo diversi a seconda delle categorie a cui si fa riferimento, sono comunque buoni. Per i dirigenti si parla di percentuali che si aggirano intorno al 92%, per i quadri all’85% e per operai e impiegati all’82%. Un altro dato incoraggiante, in fine, riguarda l’aumento dei contratti a tempo indeterminato che, nell’ultimo anno, hanno registrato una crescita di 3 punti percentuali rispetto al passato.

Microimprenditorialità e carriera: come si evolve il mondo del lavoro

La ricollocazione del personale passa oggi anche attraverso l’avvio di nuove attività. Chi cerca un nuovo lavoro, come ha specificato Cetti Galante, deve avere ben chiari gli obiettivi di carriera che vuole raggiungere. Solo idee precise e percorsi mirati aumentano le possibilità di successo in questo caso. Formazione professionale, aggiornamento e la struttura stessa del proprio curriculum vitae personale devono essere, prima di tutto, coerenti con il lavoro che una persona vuole svolgere e/o con l’attività che intende intraprendere.

Un elenco preciso e ordinato dalle proprie esperienze e competenze, difatti, dice quello che una persona ha fatto ma non quello che vuole diventare. Per questo motivo, oggi, ogni programma di outplacement deve partire prendendo in considerazione i punti di forza e i desideri del candidato. Seguendo questo filo logico, dunque, è facile capire perché è aumentata anche la microimprenditorialità. Chi non riesce a dare sfogo alle proprie idee all’interno dell’azienda per cui lavora decide allora di seguire le proprie aspirazioni, mettendosi in proprio e lanciando da zero la propria società. Chi lo fa ha le idee chiare, un background specifico e delle conoscenze mirate all’attività che vuole svolgere. Nella maggior parte dei casi si tratta di manager e dirigenti che scelgono di lasciare la grande industria per dedicarsi a realtà più piccole ma con grandi ambizioni.

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