Permessi legge 104: per la Cassazione l’uso improprio giustifica il licenziamento

L'improprio e sistematico utilizzo dei permessi Legge 104 per altri scopi legittima il licenziamento: ecco cosa hanno stabilito i giudici.

Stando a quanto affermato dalla Corte di Cassazione, nella pronuncia 17968/2016, è legittimo il licenziamento di una lavoratrice che aveva fruito dei permessi ai sensi di cui all’art. 33 L. 104/92, per scopi che sono differenti dall’assistenza alla madre disabile. Nella fattispecie, la lavoratrice aveva utilizzato il permesso per potersi recare a Milano a frequentare le lezioni universitarie di un corso di laurea.legge-104


“In tema di esercizio del diritto di cui all’art. 33, comma 3, L. 104/92” – ricorda infatti la pronuncia della Suprema Corte – “la fruizione del permesso da parte del dipendente deve porsi in nesso causale diretto con lo svolgimento di un’attività identificabile come prestazione di assistenza in favore del disabile per il quale il beneficio è riconosciuto, in quanto la tutela offerta dalla norma non ha funzione meramente compensativa e/o di ristoro delle energie impiegate dal dipendente per un’assistenza comunque prestata. L’uso improprio del permesso può integrare, secondo le circostanze del caso, una grave violazione intenzionale degli obblighi gravanti sul dipendente, idonea a giustificare anche la sanzione espulsiva”.

Permessi legge 104

Ricordiamo che il diritto a fruire di tre giorni di permesso mensile retribuito coperto da contribuzione figurativa, come da legge 104/92, spetta al “lavoratore dipendente … che assiste persona con handicap in situazione di gravità”, e che viene riconosciuto nella sola ragione dell’assistenza. La norma non consente pertanto di utilizzare il permesso per esigenze differenti da quelle suddette, anche in considerazione del fatto che la fruizione del permesso implica un sacrificio organizzativo per il datore di lavoro.

Pertanto, il comportamento del dipendente che in relazione al permesso l. 104/1992 si avvale dello stesso non per l’assistenza al familiare, ma per ragioni di altra attività, integra l’ipotesi dell’abuso di diritto, suscettibile di sanzione di licenziamento se, come in questo caso, l’utilizzo incongruo della l. 104/92 è stato sistematico.

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