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Piccole medie imprese: quante di loro pensano in chiave digitale?

Quanto le piccole e medie imprese italiane pensando in chiave digitale? In Italia solo il 9% delle imprese è completamente digital. Ed il resto? I risultati della ricerca Capterra e Politecnico di Milano

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Oggi il processo di digitalizzazione risulta essere molto importante nella vita e nel lavoro. Che approccio hanno con la tecnologia le piccole e medie imprese italiane? Uno studio condotto dal Politecnico di Milano fa emergere come oggi, solo il 9% delle imprese italiane, pensa in chiave digitale. I sorprendenti risultati dello studio, ci consegna una fotografia del delicato rapporto che esiste tra imprese e tecnologia.

Il processo di digitalizzazione nel mondo del lavoro

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Il mondo del lavoro si è evoluto nel corso degli anni, ha portato a rilevanti cambiamenti, che hanno influenzato le modalità di operare e di essere presenti sul mercato. Oltre alla comparsa di nuove figure professionali che un tempo erano del tutto sconosciute, il processo di digitalizzazione ha portato tante imprese ad abbracciare nuove filosofie organizzative, con enormi vantaggi competitivi. Com’è la situazione attuale? Quante piccole medie imprese italiane ragionano in termini digitali? Che rapporto c’è tra le imprese e la tecnologia?

Piccole medie imprese e digitalizzazione: la ricerca

Dalla collaborazione tra Capterra (comparatore di software che aiuta le PMI a trovare il software migliore per le loro esigenze) e l’Osservatorio Innovazione Digitale nelle PMI del Politecnico di Milano è nata una ricerca di grande interesse. Uno studio sul livello di digitalizzazione delle piccole e medie imprese italiane che ci offre un ritratto della situazione attuale. L’indagine ha avuto come protagonisti le realtà imprenditoriali con un numero di dipendenti tra 10 e 249 ed un fatturato sotto i 50 milioni di euro. Lo scopo principale è stato quello di andare ad individuare il processo digitale nelle varie aziende italiane. I risultati ottenuti sono importanti per capire quella che è la situazione attuale in Italia. Solo il 9% delle piccole e medie imprese ragionano in termini digitali. Ed il resto?

I risultati dell’indagine

Dalla ricerca risulta che il 54% delle piccole e medie imprese italiane pensano che sia necessario investire maggiormente sul digitale per arrivare a delle piattaforme user friendly e dispositivi sempre più efficienti. Tutto questo incentiverebbe il passaggio dall’esecuzione di processi manuali a quelli digitali, con notevole risparmio di tempo e denaro, garantendo business sempre più competitivi e vincenti. Dall’altra parte, il 46% degli intervistati afferma che la digitalizzazione è un processo marginale dove sono necessari grossi investimenti. Un mondo professionale abbastanza contorto, dove ci sono ancora realtà che continuano ad investire poco nel digitale. Ed i dipendenti cosa pensano? Sono propensi a diventare sempre più tecnologici oppure preferiscono le classiche organizzazioni lavorative basate soprattutto su processi manuali?

I lavoratori e le soluzioni digitali

La ricerca ha analizzato con particolare attenzione anche la predisposizione dei lavoratori ad utilizzare nuove soluzioni digital. I dipendenti di oggi sono davvero pronti e preparati alla tecnologia in tutte le sue forme? Ebbene, il 61% dei lavoratori afferma di avere una buona propensione al cambiamento tecnologico anche se manca effettivamente una solida formazione a tutte le figure professionali che operano all’interno delle aziende. Non a caso, nel 51% delle imprese esaminate, la formazione è stata dedicata solo ad alcune figure professionali. Il 20% delle piccole e medie imprese hanno invece esteso la formazione a tutti i dipendenti, indifferentemente dal ruolo ricoperto, mentre il 10% non ha svolto alcuna attività formativa. In Italia qualcosa si sta muovendo anche se a passo lento rispetto ad altre realtà estere.

Piccole medie imprese italiane: indice di maturità digitale

Capterra e l’Osservatorio Innovazione Digitale delle PMI del Politecnico di Milano hanno creato un vero e proprio indice di maturità digitale delle imprese italiane. Questo si compone di svariate categorie:

  • Analogico (7% delle PMI): si tratta di imprese che gestiscono i vari processi essenzialmente in modalità manuale, con una conoscenza ridotta sulla tecnologia digitale;
  • Timido (40% delle PMI): sono quelle imprese che hanno da poco iniziato a digitalizzare alcuni processi, spesso a causa di obblighi normativi o spinti da altri stimoli esterni. Hanno comunque una scarsa visione strategica e digitale;
  • Convinto (44% delle PMI): si tratta di aziende che hanno incominciato a ragionare in chiave digitale, con un particolare approccio strategico e delle competenze più elevate rispetto alle categorie precedentemente analizzate;
  • Avanzato (9% delle PMI): sono le realtà professionali che pensano in tutto e per tutto in chiave digitale con un approccio proattivo ed un buon livello di conoscenze in ambito digitale.

Sulla base di tutto ciò resta forte la speranza che anche le piccole e medie imprese possano digitalizzarsi sempre di più, arrivando a migliorare le proprie performance, usando anche alcuni aiuti come quelli previsti dal Next Generation EU dell’Unione Europea,  che ha lo scopo di sostenere il processo di digitalizzazione delle imprese italiane sia pubbliche che private.

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