Reddito di cittadinanza: famiglie beneficiarie a rischio sanzione

Reddito di Cittadinanza: i rischi a cui vanno incontro le famiglie beneficiarie e le sanzioni previste dalla legge in caso di rifiuto ingiustificato di un lavoro e/o di mancata presentazione ai Centri per l'impiego.

Sta partendo, con un po’ di ritardo sulla tabella di marcia, il percorso di inserimento lavorativo pensato e voluto dal Governo per i percettori del Reddito di Cittadinanza. Chi riceverà il sussidio avrà tutta una serie di obblighi e doveri che, se non rispettati, daranno vita a importanti sanzioni. Vediamo quali.


card reddito di cittadinanza

Reddito di Cittadinanza: chi sono i beneficiari

Il Reddito di Cittadinanza, come molti sapranno, nasce per andare incontro a tutti quei nuclei familiari che si trovano oggi in condizioni di difficoltà. Per ricevere il sussidio i soggetti richiedenti devo essere in possesso di determinati requisti, che non riguardano solamente loro ma tengono conto della situazione economica, patrimoniale e lavorativa dell’interno nucleo familiare. L’importo erogato ai percettori del RdC terrà conto di questi fattori, perché da questi dipenderà la cifra stessa riconosciuta ad ogni famiglia.

Maggiori problemi e disagi (di natura sociale e/o economica) daranno diritto a ricevere una cifra maggiore che, a seconda dei casi, potrebbe essere minore o maggiore rispetto a quelle che erano le aspettative iniziali. A ricevere i 700 e passa euro promessi inizialmente dal Governo pantastellato, dunque, non saranno tutte le famiglie, ma solo quelle che devono fare i conti con ingenti ristrettezze.

Reddito di Cittadinanza: i rischi a cui vanno incontro le famiglie beneficiarie

Chi riceve il Reddito di Cittadinanza, in cambio dell’aiuto economico concesso dallo Stato, è tenuto a rispettare tutta una serie di impegni. Anche quando le cifre sono irrisorie, dunque, il cittadino ha dei precisi doveri. Tra questi c’è quello di recarsi presso il Centro dell’Impiego competente per territorio per stilare, una volta convocati, il cosiddetto patto per il lavoro. Si tratta di un percorso studiato ad hoc per i percettori del Reddito di Cittadinanza, che ha l’obiettivo di avviare questi soggetti al mondo del lavoro. Il patto impegnerà sia i beneficiari RdC che il Centro per l’Impiego.

L’ente, come già detto, si dovrà impegnare a trovare un impiego ad ogni singolo cittadino che segue, mentre quest’ultimo, messo di fronte ad una concreta e valida offerta di lavoro, non potrà rifiutare gli incarichi, se non per un valido motivo e per un massimo di tre volte. Per ogni rifiuto, inoltre, il Governo ha previsto una sorta di sanzione, per evitare che chi gode degli aiuti statali possa approfittarne senza mettersi concretamente in gioco. Le offerte di lavoro, inoltre, verranno fatte tenendo conto delle esigenze e necessità dell’interno nucleo familiare, per questo le proposte possono essere avanzate a diversi membri della famiglia.

Le penali previste per coloro che non accetteranno l’impiego trovato saranno le seguenti:

  • un mese di sospensione dell’erogazione del sussidio per il primo rifiuto;
  • due mesi di sospensione dell’erogazione del sussidio per il secondo rifiuto;
  • perdita totale del sussidio al terzo rifiuto.

Le sanzioni applicate per la mancata accettazione del lavoro saranno le stesse a cui andranno incontro coloro i quali non si presenteranno al centro per l’Impiego. Ogni assenza corrisponderà ad un rifiuto.

Reddito di cittadinanza: partenza lenta e primi intoppi

Coloro i quali si occuperanno dell’avvio al lavoro dei soggetti beneficiari del Reddito di Cittadinanza sono i Navigator. Questi professionisti, reclutati appositamente dalla Pubblica Amministrazione, avranno il compito di:

  • favorire l’inserimento nel mercato del lavoro dei soggetti disoccupati e inoccupati;
  • promuovere iniziative e progetti di orientamento mirati (non solo per il singolo fruitore del sussidio ma, se necessario, anche per i membri della sua famiglia).

I Navigator, tuttavia, avrebbero dovuto mettersi a lavoro già a maggio, ovvero un mese dopo l’attivazione del reddito di cittadinanza. Purtroppo però, a causa dei tempi lunghi del concorso Anpal, pare si dovrà aspettare la fine dell’estate (i vincitori del concorso non prenderanno servizio prima di agosto e dovranno prima portare a termine un percorso di formazione dalla durata di due settimane).

A questi ritardi, inoltre, si aggiungono le prime previsioni sull’avvio dei percorsi di orientamento/inserimento al lavoro, che sembrano non promettere bene. Molti, in vista delle somme di denaro ricevute con il Reddito di Cittadinanza, stanno seriamente valutando l’ipotesi di non avvalersi del sussidio (e quindi di non presentarsi alle convocazioni dei centri per l’impiego).

Tra le famiglie convocate per il scrivere il patto di lavoro, difatti, più di 15mila si sono visti ricaricare sulla card del Reddito di Cittadinanza meno di 100 euro. Altre 10mila ricevuto un sussidio cui importo è compreso tra i 100 e i 200 euro, mentre il sussidio di 5mila persone si aggira intorno 200 – 300 euro. A fronte degli impegni richiesti e dei controlli a cui queste famiglie andranno incontro, molti quelli che si stanno chiedendo se ne vale la pena (e altrettanto numeri quelli che invece pare abbiano già deciso di rinunciare).

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