Responsabilità medica, colpevole il dottore che allunga i tempi di guarigione. La sentenza

In tema di responsabilità medica, è colpevole il personale sanitario che con un mancato approfondimento diagnostico ritarda la guarigione.

Il medico è responsabile non solamente per quei comportamenti che sono in grado di aggravare infortuni e malattie, quanto anche di quelle condotte che allungano i tempi di guarigione. Ad affermarlo è stata la recente sentenza n. 5315/2020, secondo cui il personale sanitario può essere ritenuto colpevole anche quando la sua condotta non determina un aggravamento della lesione, ma solamente un ritardo nei tempi di ritrovamento del benessere del paziente.


In particolare, come vedremo tra poche righe, ai medici è stato imputato un comportamento colposo consistente nel non aver correttamente effettuato la diagnosi di una lesione fratturativa, con la conseguenza di aver contribuito a ritardare la scelta del giusto trattamento di cura.

L’errore diagnostico

lavoro interinale

Già i giudici di seconde cure avevano riconosciuto come non corretto il comportamento dei medici, che non avevano compiuto i giusti approfondimenti. Tuttavia, i giudici di appello avevano escluso la rilevanza dell’errore diagnostico, affermando che il personale sanitario non avrebbe determinato alcuna lesione ex. art. 582 c.p.

Dunque, per i giudici di appello, il ritardo non aveva determinato un peggioramento delle prospettive di guarigione, ma solamente il ritardo nell’individuazione di un adeguato trattamento. Un approccio, quello sopra citato, che non è stato ritenuto corretto dai legali del paziente, che invece hanno proposto ricorso in Cassazione sostenendo che il ritardo nella guarigione (stimato in circa 30 giorni) andrebbe considerato come una malattia direttamente riconducibile al comportamento colposo dei medici.

L’allungamento dei tempi di guarigione

Ebbene, proprio la tesi del ricorrente sembra aver convinto i giudici della Suprema Corte, che addebitano la responsabilità per una condotta antidoverosa ai medici, ciascuno in relazione alla propria sfera di intervento, per aver determinato un allungamento dei tempi di guarigione.

Gli Ermellini affermano in particolar modo che occorre comprendere se possa considerarsi “malattia” non tanto l’aggravamento della lesione, quanto l’allungamento dei tempi per la guarigione. L’opinione della Cassazione è, in questo senso, positiva.

La Corte spiega infatti che la malattia non deve essere intesa come il post factum della lesione, bensì il suo nucleo intrinseco. Ed è sia sull’estensione della malattia che sulla specificità dell’alterazione funzionale che essa comporta, che il nostro ordinamento misura la sanzione penale.

Lo stesso ordinamento, concludono i giudici, ponderando la durata della malattia come il tempo che è necessario per una guarigione o per poter consolidare in via definitiva gli esiti della lesione, assegna alla stessa durata un peso che non potrà che incidere in misura diretta sulla rilevanza della sanzione. Un approccio che conferisce importanza alla necessità di valutare quanto sia o meno esteso l’intervallo temporale che si rende necessario per poter raggiungere uno stato di nuovo benessere da parte della persona lesionata, e sia che si tratti di lesioni dolose, sia che si tratti di lesioni colpose.

La responsabilità medica

Chiarito quanto sopra, i giudici della Suprema Corte concludono affermando che qualsiasi condotta colposa che incida sul tempo necessario alla guarigione, anche se non in grado di determinare un aggravamento della lesione, assume comunque un rilievo sotto il profilo penale se allunga i tempi necessari per guarire o stabilizzare il proprio stato di salute.

Nella fattispecie di cui si sono occupati i giudici della Suprema Corte, l’omessa diagnosi della frattura ha comportato un ritardo nell’adozione delle misure corrette per trattare la lesione, con un conseguente allungamento dei tempi di guarigione che sono stati stimati dal ricorrente nella misura di 30 giorni.

Pertanto, per poter valutare se la condotta del personale medico sia o meno colpevole, non solo sarà utile cercare di comprendere se abbia determinato una lesione, quanto anche se abbia ritardato i tempi clinici di guarigione dalla lesione stessa a causa – come nel caso in esame – di un mancato approfondimento diagnostico.

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