Riconoscere un cattivo capo: tutti i segnali da non sottovalutare già dal colloquio

Chi parla male degli altri, interrompe spesso e presta poca attenzione a chi gli sta di fronte ha tutti i requisiti per essere un boss da incubo. Riconoscerlo per tempo può salvarci la carriera

Forse non ci avevate mai pensato, ma durante un colloquio di lavoro, ad essere scrutati con attenzione non dovrebbero essere solo i candidati. Il rischio di farsi assumere in un’azienda gestita da un cattivo capo potrebbe, infatti, nascondersi dietro l’angolo. Stare alle dipendenze di un boss che non mostra alcuna considerazione per le persone con cui lavora, che non riesce ad assumersi le responsabilità necessarie o che fatica a relazionarsi, in maniera costruttiva, con gli altri potrebbe, infatti, segnare la nostra “condanna” lavorativa. Come evitarlo? Ci sono dei piccoli accorgimenti che possono aiutarci a scansare i passi falsi. A partire dal primo incontro: il colloquio di lavoro può, infatti, rivelare molto del nostro interlocutore. E riconoscere i “campanelli di allarme” può metterci al riparo da guai seri.


Osservare e decodificare partendo dal colloquio

capo che non risponde

Potrà sembrare complicato, ma durante il colloquio di lavoro (nel corso del quale siamo solitamente agitati perché smaniosi di fare bella figura), dovremmo sforzarci di essere attenti. E di fare leva sulla nostra capacità di osservare e decodificare i segnali più o meno criptati che riceviamo. Niente panico: si tratta di un meccanismo che si innesca, quasi sempre, da sé, ogni qual volta ci imbattiamo nella conoscenza di qualcuno di nuovo. E che dovrebbe azionarsi anche quando vediamo, per la prima volta, il nostro potenziale futuro capo. Ma quali sono le cose che dovrebbero metterci in allarme? Gli atteggiamenti che, in definitiva, potrebbero spingerci a pensare che accettare il lavoro non sia proprio una buona idea. Proviamo a metterli in fila.

Arriva in ritardo

Se il nostro potenziale futuro boss ci fa aspettare più del dovuto, le cose prendono già una brutta piega. Chi è a capo di un dipartimento e deve dunque coordinare il lavoro di altre persone è solitamente molto impegnato, ma arrivare in ritardo ad un colloquio di lavoro denota una mancanza di rispetto che potrebbe riverberarsi in tante altre situazioni. Sia ben chiaro: l’imprevisto può accadere a tutti, ma se il nostro reclutatore entra trafelato nella stanza e non accenna a scusarsi per il ritardo accumulato, allora vuol dire che non è solito tenere in considerazione le esigenze degli altri. Né tanto meno chiedere scusa per un comportamento scorretto.

E’ distratto e non ascolta

Immaginiamo che vi siate finalmente presentati e che stiate cercando di “fare colpo” squadernando competenze ed esperienze maturate nel tempo. Se dall’altra parte notate una persone distratta, che evita di incrociare il suo sguardo col vostro e preferisce concentrarsi sullo schermo del computer o dello smartphone che ha davanti, allora i segnali sono inequivocabili. Il vostro potenziale futuro capo è poco propenso a dedicare attenzione agli altri ed appare (e quasi sicuramente lo è) molto proiettato su se stesso. Anche nel caso in cui il vostro colloquio stesse andando decisamente male, nulla potrebbe giustificare un atteggiamento del genere perché un buon capo deve essere innanzitutto un paziente ascoltatore.

Si prende tutti i meriti

A destarvi più di un sospetto dovrebbero essere anche le parole che pronuncia. Se il vostro interlocutore continua a pavoneggiarsi per i risultati raggiunti in azienda e ad anteporre l’IO al NOI, allora quasi sicuramente sarà un cattivo capo. Ovvero una persona che non riesce a riconoscere il merito dei dipendenti e dei collaboratori di cui si circonda e che smania dalla voglia di dimostrare al mondo intero che ogni singolo successo deve essere riferito alle sue capacità. Non è un soggetto di cui fidarsi troppo, se non altro perché dimostra, sin dall’inizio, di non tenere in considerazione l’importanza di fare squadra al lavoro.

Parla male degli altri

Non avete di fronte un boss raccomandabile se, nel corso del colloquio, non tradisce alcun imbarazzo a parlare male degli altri. Ironizzare sulla scarsa preparazione dei candidati che vi hanno preceduto o, cosa ancora più grave, sul lavoro dei suoi dipendenti sono tutti “campanelli di allarme” che non si possono trascurare. A comportarsi così sono, infatti, solitamente le persone che tendono ad emettere giudizi affrettati e sommari (nessun bravo leader lo fa). E che amano spettegolare alla macchinetta del caffè (o in qualsiasi altro posto) nel tentativo di risultare simpatici. A scapito degli altri.

Interrompe e contraddice spesso

Si rivela un cattivo capo anche chi non mostra alcuna disponibilità al confronto. Se durante il colloquio di lavoro, notate che il vostro reclutatore tende troppo spesso ad interrompervi o a contraddire quello che affermate, allora rischiate di avere a che fare con una persona che non si mette mai in discussione. Sia ben chiaro: essere decisi e convinti sono prerogative che non devono mancare al bravo leader (il quale si troverà, molto spesso, a prendere decisioni scomode), ma mostrarsi inamovibili e aggressivi, già durante il colloquio di lavoro, significa svelare molto della propria arroganza e della propria miopia manageriale. L’apertura e il confronto con gli altri non possono essere, in nessun modo, trascurati.

E’ troppo accondiscendente e disponibile

Dovrebbe destarvi qualche sospetto anche l’atteggiamento di chi – contrariamente a quanto detto finora – si mostra troppo disponibile ed affabile. Ricordatevi che vi state candidando per una posizione lavorativa e che ogni condotta eccessivamente informale potrebbe rivelarsi sconveniente. Se il vostro potenziale futuro boss si mostra troppo spiritoso (eccede con le battute anche colorite) o accondiscendente (vi assicura, ad esempio, che potrete gestire il lavoro a vostro piacimento), quasi sicuramente c’è sotto qualcosa che non va. Essere professionale, soprattutto al primo incontro, è un must che non può essere bypassato.

E infine occhio all’ambiente. Come tutti sanno, i posti che viviamo parlano molto di noi. Se vi capita di entrare nell’ufficio di un capo che mostra “trofei” dappertutto, la cosa dovrebbe mettervi in allarme. Personalizzare l’ambiente va bene, ma trasformare l’ufficio in un museo carico di statue e targhe significa non essere in grado di tenere a freno il proprio ego. Auto-celebrarsi è uno degli atteggiamenti più ricorrenti tra i cattivi capi che sembrano più orientati a “impressionare” i loro ospiti che ad accoglierli e metterli a loro agio.

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