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Viaggi e pellegrinaggi in Medio Oriente, intervista a Sara Sampieri, Country Manager di One People Travels

One People Travels è un tour operator internazionale che nasce dal lavoro di un gruppo di esperti del turismo di diversi Paesi. Andiamo a scoprire questa interessante realtà attraverso le parole di Sara Sampieri, Country Manager per l’Italia.

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One People Travels è un’organizzazione internazionale nata dall’esperienza di diversi esperti del turismo con la passione della cultura e dei viaggi. Essa si pone come obiettivo quello di offrire, alle persone che desiderano avere un’esperienza al di fuori dei soliti canoni di viaggio, l’opportunità di arricchire il proprio bagaglio personale attraverso la conoscenza e la comprensione di culture diverse.

Il pellegrinaggio, ad esempio, è uno dei viaggi che One People Travels considera fondamentali per avere la possibilità di fare un’esperienza che trasforma la vita e apre nuovi orizzonti. Noi di Bianco Lavoro, abbiamo deciso di approfondire la conoscenza di questa interessante realtà e siamo andati ad intervistare Sara Sampieri, Country Manager per l’Italia di One People Travels, che ci ha illustrato in maniera approfondita la mission di questa organizzazione.

Intervista a Sara Sampieri, Country Manager di One People Travels

Sara Sampieri, Country Manager Italia di One People Travels e la prima Umrah Oversea Agent cristiana in Italia, si occupa di turismo religioso a Roma, Gerusalemme e La Mecca ed è specializzata in turismo religioso musulmano. Le abbiamo posto un po’ di domande sulla realtà all’interno della quale risulta una figura di spicco. Eccole di seguito.

One People Travels offre, a chi ama viaggiare, un’esperienza non convenzionale. Non si tratta solamente di vedere Paesi diversi ma soprattutto di interagire con nuove culture e religioni. Come è nata questa bella idea?

One People Travels è un tour operator internazionale che nasce dal lavoro di un gruppo di esperti del turismo di diversi Paesi. Tutti noi condividiamo una grande passione per il viaggio, che consideriamo come uno strumento per la comprensione tra le persone e per arricchire l’esperienza personale e culturale dei viaggiatori. Adottando l’approccio personcentred poniamo al centro dell’esperienza di viaggio la persona ed il suo desiderio di compiere un’esperienza di viaggio unica ed indimenticabile: per questo la nostra offerta è diversificata, flessibile e personalizzabile con la professionalità che ci contraddistingue.

Israele è un crocevia di religioni e culture, cosa offrite in particolare ad un turista che decide per questa destinazione con voi? Quali sono le vostre qualifiche e licenze?

Israele è stata definita come una cerniera tra Oriente e Occidente, capace di coniugare elementi della tradizione a tratti di modernità. La maggior parte dei viaggiatori che oggi visitano Israele, lo fa principalmente, ma non esclusivamente, per fede. Così questo viaggio rappresenta un ritorno alle proprie radici culturali e spirituali.

Arrivati a destinazione, però ci si trova immersi anche in un contesto sociale estremamente attuale, caratterizzato da comunità locali assai diverse e usi e costumi differenti, che rendono il viaggio molto più vivace e vibrante. Una delle esperienze più emblematiche è quella della Via Crucis, che di solito si fa in chiesa e che a Gerusalemme si fa, per quasi tutto il suo percorso, immersi nella confusione del bazar arabo, fino ad arrivare al Santo Sepolcro. In fondo, nella sua atipicità, è un’esperienza profonda e suggestiva. Attualmente siamo la prima agenzia italiana ad avere una licenza Umrah per La Mecca e siamo i primi a proporre ed organizzare pellegrinaggi per musulmani in Israele, ma progettiamo viaggi religiosi anche per cristiani (cattolici, evangelici, pentecostali) ed ebrei.  One People Travels rispecchia la società del nostro paese che è multietnica e multiculturale e vuole far vivere esperienze indimenticabili a chiunque lo desideri.

Israele si sta aprendo sempre di più al resto mondo sotto il profilo turistico, quali attrazioni si possono aspettare i viaggiatori?

Il cosiddetto Accordo di Abramo siglato nel 2020, ha sancito un passaggio fondamentale nel branding di Israele, che è passata dall’essere conosciuta come destinazione quasi esclusivamente religiosa, a meta capace di soddisfare qualsiasi tipo di target: dai giovani alle famiglie, dai pellegrini agli amanti della natura. Ad esempio attualmente il mercato sta scoprendo o dando maggior spazio ad attrazioni come la Galilea, il Mar Morto, i parchi, il turismo enogastronomico e quello adventure, ovvero si sta spostando dalle grandi città e dai siti più famosi per includere anche altri luoghi d’interesse.

Cercando info su One People Travels in rete, ho trovato importanti riferimenti di enoturismo e green turismo, mi puoi dire qualcosa di più su questi aspetti?

Proprio rifacendoci a quanto appena detto abbiamo pensato di far vivere ai nostri clienti un’esperienza diversa attraverso i mille sapori d’Israele. In questo Paese convivono, come si sa, culture diverse, che conservano tradizioni culturali e gastronomiche molto peculiari. Ci piaceva l’idea di raccontare un Paese attraverso un’esperienza sensoriale. Il turismo adventure, che è sia trekking che biking, invece, nasce dal desiderio di vivere la destinazione in maniera sostenibile, sana, e a contatto con la natura, integrandosi con l’ambiente e sfatando anche il mito del luogo “esclusivamente desertico”. Si tratta di esperienze molto soggettive e, per questo, estremamente personalizzabili.

Quale aspetto di questo Paese e della sua cultura resta più impresso nei vostri clienti?

Sfatiamo subito il mito che Israele è off limits o comunque molto restrittiva nei confronti di chi la visita: dai feedback che riceviamo, sicuramente uno degli aspetti più intriganti è legato alla pluralità culturale del Paese e al fatto di vedere persone di diversa cultura e religione vivere insieme in un territorio non molto vasto, grande come la Lombardia. Invece, parlando con i pellegrini, anche a distanza di anni, ciò che resta particolarmente impresso è la visita dei luoghi santi che rappresenta un momento intenso e toccante, ricco di emozioni che rimangono vive nei ricordi per gli anni a venire. Tutte emozioni che fanno di un viaggio un’esperienza da raccontare e tramandare ad amici, parenti, conoscenti.

Sara Sampieri, Country Manager Italia di One People Travels

L’Arabia Saudita ha una cultura molto distante dalla nostra e forse, anche per questo motivo, attira curiosità. Cosa può aspettarsi chi viaggia per la prima volta in questo luogo?

L’Arabia Saudita, oggi, è un po’ come l’Araba Fenice “tutti san ch’esiste, nessuno sa dov’è!”. Il fatto che questo Paese sia rimasto chiuso al turismo per tanti anni ha alimentato la curiosità di turisti e viaggiatori che, proprio per questo, non sanno esattamente cosa aspettarsi. In questo caso il ruolo di Agenzie e Tour Operator è ancora più importante nel saper raccontare la destinazione in maniera corretta e puntuale, con spirito critico, ma senza pregiudizi. Il viaggio di per sé è un “appuntamento al buio con la destinazione turistica”. Nessuno, che parta per la prima volta, sa cosa l’aspetta se non l’immagine che si è creato di quel luogo. Per questo, trovare un equilibrio tra ciò che sogna il viaggiatore e ciò che offre la destinazione è la vera sfida dell’agente di viaggio, specialmente se la meta è nuova come nel caso dell’Arabia Saudita. Da un sondaggio che abbiamo lanciato poco tempo fa tra i nostri followers, chi andrà a visitare questo splendido Paese avrà un’età compresa tra i 35 ed i 50 anni (spinti dalla curiosità), dai 50 ai 60 anni andranno essenzialmente perché sono viaggiatori che hanno visitato il mondo a cui manca ancora questo spicchio, mentre la cosiddetta “generazione Z” è ancora indecisa se andare o meno. Il tempo, sicuramente, aumenterà il brand awareness della destinazione che sarà, da qui ai prossimi 3 anni, una delle mete più ricercate.

Il luogo più santo della chiesa musulmana La Mecca, attira milioni di persone ogni anno. Diversa cultura ma anche diverse leggi; a che cosa devono fare attenzione coloro che decidono per questo viaggio?

Basta seguire le regole del buonsenso, informarsi su cosa si può e non si può fare. Ma questa è una regola che vale non solo per l’Arabia Saudita, bensì per ogni destinazione a cui si fa visita. Ovvio è che non si potrà bere alcolici, né mangiare maiale (in quanto paese islamico) o tantomeno andare nudi in spiaggia. E se questo fosse un deterrente per partire, beh… sia il benvenuto! Se la persona che parte non sa rispettare gli usi e costumi locali, è meglio che rimanga a casa propria.

Soprattutto alle donne occidentali la cultura araba potrebbe sembrare rigida. Ci sono delle particolari norme che una turista europea dovrebbe seguire? Cosa ha impressionato di più i vostri clienti in questo luogo?

Potrei farvi l’elenco delle cose consentite (halal) e proibite (haram), ma il punto non è cosa è permesso e cosa no lo sia. Tutti i Paesi hanno delle norme, anche se non fanno tanto discutere come nel caso dell’Arabia Saudita. Tuttavia questo caso rappresenta il contesto ideale per una più ampia riflessione. Il punto è che viaggiando ci si confronta con culture diverse e non è detto che ci voglia necessariamente un decalogo per visitare un Paese. E se è vero che le norme posso giustamente essere oggetto di dibatti giuridici sulla loro natura, alla base del vivere bene c’è anzitutto il rispetto degli altri; dove c’è reciproca comprensione si riescono a trovare punti di contatto. Ad esempio in Arabia Saudita le donne, a maggioranza musulmana, indossano il velo. Tuttavia le turiste possono visitare il paese indossando maglia e pantaloni. L’esperienza del viaggio, come nella vita, ci insegna che è possibile condividere una visione comune pur avendo opinioni diverse e a volte anche discordanti.

Cosa apprezzano i vostri clienti più nel vostro servizio rispetto ad agenzie “tradizionali”?

Se da un lato c’è la conoscenza delle destinazioni, la competenza e l’esperienza, dall’altro veniamo premiati, anche e soprattutto, per la vision aziendale, l’originalità delle offerte e la nostra vocazione al green. Questo essere un po’ fuori dal coro ci da quel valore aggiunto che ci contraddistingue in un settore altamente competitivo. Innovare e venire incontro alle esigenze dei clienti, questo è il nostro modus operandi. Un esempio su tutti? Nella nostra assicurazione di viaggio includiamo sempre la polizza che copre da eventuali problemi da covid-19 sia pre-partenza che durante il viaggio. Sarà scontato, ma non lo fanno tutti.

Dal punto di vista del vostro business, siete soddisfatti dell’andamento del turismo che gestite? Vedete segnali di incremento per il futuro? E perché?

Siamo “contenti” dei risultati, ma anche sensibili ai nuovi stimoli e alle nuove idee che, di volta in volta, alimentano il nostro lavoro. Il futuro ci lascia ben sperare: la pandemia, che ci ha obbligato a lunghi periodi di isolamento, ha evidenziato la nostra voglia di viaggiare ed il nostro desiderio di conoscere nuove destinazioni. Già per quei Paesi che hanno avuto la possibilità di aprirsi nuovamente al turismo attraverso corridoi turistici e “bolle” di piccoli gruppi monitorati, si è vista una rapida e forte ripresa alimentata dal desiderio di turisti e viaggiatori di riprendere in mano la valigia e partire.

Ci sono opportunità di lavoro per chi desiderasse viaggiare e lavorare in Israele o Arabia saudita? Di che genere (guida, tour leader, etc…).  

Zygmunt Bauman diceva che il problema in una relazione è la comunicazione. In viaggi verso destinazioni geograficamente non troppo lontane, ma culturalmente molto diverse, ci sono grandi difficoltà di comprensione. Questo vuol dire che serve un grande lavoro di squadra nella creazione, organizzazione e realizzazione di un viaggio. Una delle figure chiave in itinere è quella del tour director che, da un lato, deve gestire le esigenze specifiche dei viaggiatori e dall’altro fare da intermediario tra i clienti e la destinazione. Dunque la conoscenza del luogo e dell’itinerario, e una buona padronanza delle lingue (italiano verso i clienti ed inglese verso la destinazione), possono essere l’elemento di svolta di un tour e perciò, figure come queste, sono molto richieste ed estremamente importanti. Un altro esempio che posso portare è la mancanza di guide parlanti italiano in Arabia Saudita: al momento si stanno formando (e ci vuole tempo) e di già pronte ce sono veramente poche, una buona opportunità per chi padroneggia sia l’Arabo che l’Inglese (ovviamente madrelingua italiani).

Alcune immagini in Arabia Saudita scattate durante i viaggi con One People Travels

Grazie mille a Sara Sampieri per questo bellissimo approfondimento e… per saperne ancora di più, è possibile andare sul sito di One People Travels per scoprire le proposte di viaggio aggiornate, i video esplicativi, le curiosità e… prenotare un bel viaggio.

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