Video virali: come si progetta un “viral video” di successo?

I video virali sono brevi video che vengono condivisi velocemente da migliaia, e milioni, di utenti web, facendo in modo che vengano visualizzati milioni di volte. Alcuni video sono diventati “famosi per caso”, ma in altri casi, i video virali sono stati strumento di promozione per aziende, singoli prodotti, campagne umanitarie e allo stesso modo per singoli utenti che hanno promosso se stessi. Di conseguenza, chi è particolarmente creativo, può dedicarsi alla creazione di video progettati apposta per diventare virali, per promuovere prodotti, cause o persone, ma non c’è più spazio per l’improvvisazione: ci dev’essere sicuramente di base un’idea geniale, è una condizione necessaria. Ma l’idea geniale non è abbastanza: ci deve essere una progettazione accurata di tutta la campagna. Andiamo a vedere i passi da tenere presenti.


Video Virali: a cosa servono?

video viraliUn video virale, progettato appositamente, può servire per lanciare un nuovo prodotto, o una nuova azienda, o rendere più famosi prodotti ed aziende esistenti. Creare un video virale non è la stessa cosa che creare un buon spot per la TV. Lo spot televisivo deve mostrare nei 30 secondi canonici (o meno) il prodotto ed il marchio, in modo che lo spettatore ne conservi il ricordo. In un video virale il marchio ed il prodotto può anche non esserci, o essere mostrato solo alla fine: lo scopo principale è generare l’effetto virale. Se il video “funziona” si creerà un effetto “valanga” e le visualizzazioni aumenteranno prima per l’effetto delle condivisioni, poi per effetto dei blog e dei giornali che ne parleranno, ed in seguito grazie a Youtube che lo spingerà a sua volta. Cosa “farsene” di queste visualizzazioni, è oggetto del progetto di marketing, di cui parliamo nel prossimo paragrafo.

Video virali: l’importanza di progettare un vero piano di marketing

Un video virale di successo ha uno scopo ben preciso. Può essere intanto una storia a puntate. Sebbene non sfruttata benissimo, la storia di Vittorio Sgarbi che andava in Francia per riportare la Gioconda in Italia, generò un effetto virale spettacolare, coi primi 2 divertenti video. Lo scopo lo si seppe solo al terzo video, ossia pubblicizzare una versione speciale di una Citroen: difficilmente il lancio di una versione speciale di una vettura economica solleva così tanto interesse. Al termine del primo video si può chiedere agli spettatori di lasciare domande e commenti, e poi creare video successivi basati sulle domande degli utenti. Il caso Old Spice è tutt’ora un esempio, con una valanga di visualizzazioni, costi relativamente contenuti, e grande “attenzione” per un marchio già sul mercato da decenni.

Il piano di marketing in ogni caso non riguarda solo il “dopo”, ossia cosa si vuol fare dopo l’uscita e la diffusione del video: piuttosto riguarda il “prima”, ossia mettere in atto tutta una serie di tattiche per ottenere quanto prima “L’esplosione” della viralità del video: scegliere se veicolarlo attraverso pagine Facebook o Twitter molto seguite, se promuoverlo tramite inserzioni a pagamento, se coinvolgere blogger e giornalisti perché ne parlino il giorno del lancio e gli diano la prima spinta. Il primo giorno è importantissimo. Importantissimo anche la scelta del giorno in cui partire: i primi giorni della settimana sono consigliati: la gente guarda i social network durante le ore di lavoro, quindi la settimana lavorativa va sfruttata per intero: al limite la scelta è tra il lunedì, in cui l’utente medio perde tempo a riordinare le mail arrivate nel weekend, e il martedì, in cui ha teoricamente qualche minuto libero in più.

Video virali: che caratteristiche “costruttive” devono avere

Nella progettazione di un video virale bisogna rispettare alcune norme tassative, senza delle quali si rischia di fare un buco nell’acqua. La durata, innanzitutto. Gli utenti del web sono bombardati di stimoli e messaggi: se non cogliamo la loro attenzione nei primi secondi, e se tutto il video dura molto più di un singolo minuto, rischiamo di perdere lo spettatore prima della fine. Il titolo del video, deve incuriosire, attirare l’attenzione lasciando indefinita la risposta. E dev’essere comunque breve a sua volta. Il fotogramma di “copertina”: ossia l’immagine che vediamo del video su youtube prima di aprirlo. Su questo, dispiace ammetterlo, ma trucchetti come ad esempio la presenza di una ragazza che magari sembra poco vestita, funzionano sempre. L’invito a condividere il video sui propri social, non è indispensabile, dato che se la storia funziona, viene condivisa spontaneamente dagli utenti, ma aggiungerlo, alla fine, non guasta.

Video virali: caratteristiche emotive

E veniamo all’aspetto che rende vincente un video: gli aspetti emotivi. Un video funziona quando riesce a farci sorridere, commuovere, poi ancora ridere, e poi commuovere ancora. Una montagna russa di emozioni diverse. La storia stessa dei video migliori è simile alle puntate dei Simpson: succede un fatto, che sembra aprire un certo racconto, mentre poi si sviluppa una soggetto totalmente diverso da quello che ci aspettavamo. Ed inutile dire che le migliori “frecce” emotive dobbiamo spararle nei primi secondi: se non incuriosiamo ed emozioniamo lo spettatore nei primi 10 secondi, rischiamo di perderlo prima della fine. Come facciamo a sapere che il video “funzionerà”? Beh, non possiamo esserne sicuri prima, ma se il nostro piano di marketing prevede il coinvolgimento, fin dall’inizio di giornalisti, blogger ed influencer in genere, è meglio fargli “assaggiare” il video in anteprima, e chiedere a loro un riscontro. Allo stesso tempo chiedere a nostro fratello, nostro padre o nostra nonna: il nostro target sono loro, le persone normali… se a loro non crea coinvolgimento, meglio rimetterci mano e risistemarlo…

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