Pass Mobility, il benefit eco-friendly per i lavoratori

Oltre ai buoni pasto c’è di più. Fra i benefit defiscalizzati per i lavoratori prendono sempre più piede anche i buoni in grado di incentivare l’utilizzo dei mezzi pubblici e (quindi) di ridurre l’inquinamento delle grandi metropoli. A Milano, è attivo “Pass Mobility”, benefit realizzato dalla Sodexo Benefits&Rewards Services in collaborazione con Atm, già sfruttato da circa quattromila lavoratori per coprire il tragitto casa-lavoro e viceversa. Da un lato le aziende, attraverso  l’offerta dei Pass Mobility incentivano nei propri dipendenti comportamenti eco-friendly, aiutano a far diminuire il traffico e parte dell’inquinamento atmosferico. Dall’altro i dipendenti risparmiano, “integrando” il proprio stipendio. Qualche soldo in tasca in più e contemporaneamente meno stress.

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Smart work: partirà da Milano la rivoluzione del lavoro?

Alessia Mosca del Pd, Irene Tinagli di Scelta Civica e Barbara Saltamartini del Nuovo Centrodestra hanno depositato in Parlamento una proposta di legge sullo Smart work ovvero una tipo di lavoro più “agile”, che mescola in sé alcune caratteristiche di quello tradizionale, quello che porta i dipendenti a rimanere in ufficio le canoniche otto ore, e del telelavoro. Con l’adozione di un modello di Smart working, da un lato le aziende potranno risparmiare sulle attrezzature (postazioni, computer, interi uffici) – lo studio dell’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano stima tale risparmio in ben 37 miliardi di euro – riducendo gli spazi, dall’altro i dipendenti, grazie ad orari più flessibili, risulteranno essere meno stressati e più efficienti.

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Il giornalista web: chi è e cosa fa

Carta stampata o internet? Chi è e cosa fa un giornalista web? Con i giornali in grossa crisi, con le redazioni tradizionali costrette a chiudere o  dimezzare il personale, con i contratti di solidarietà sempre più all’ordine del giorno, una delle strade percorribili dai giornalisti contemporanei, giovani o meno che siano pare sia quella che porta dritta al web, per essere più precisi,  ai giornali online. A dar prova di tale affermazione c’è anche la volontà di tutti i grandi quotidiani di implementare sempre più i propri siti, facendo in modo che certe sezioni, o anche semplicemente determinati articoli, vengano affidati solo alla rete e non più alle pagine stampate.

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Niente posto fisso, salari fermi e pensioni in calo: così aumentano i poveri

Salari italiani aumentati di solo 4 euro, pensioni che scendono sempre di più sotto i mille euro, vi sono 7,6 milioni di italiani che devono stringere la cinghia e far quadrare i conti a fine mese, posto fisso come vero e proprio miraggio. Il rapporto redatto da Inps, Istat e Ministero del Lavoro ha tracciato un bilancio negativo evidenziando la crescita esponenziale della povertà. Cercando di entrare nello specifico delle conclusioni elencate e di soffermarsi sui dati si può vedere come lo stipendio medio del 2012 è risultato essere di soli 1.304 euro. I salari sarebbero aumentati, di media, di soli quattro euro a fronte di un’inflazione che, invece, è salita del 3%. Donne e stranieri, poi, costituiscono due casi a parte. I loro salari sono sempre più bassi. Si è stimata, infatti, una media di 1.146 euro per le donne e di soli 968 euro per gli stranieri. Di conseguenza la metà delle famiglie italiane non percepisce più di 24.634 euro netti l’anno, ma nel Mezzogiorno tale valore si abbassa notevolmente. I redditi della famiglie dell’area sono più bassi del 27% rispetto al Nord ed una famiglia su due percepisce meno di 1.677 euro mensili per un totale annuale di circa 20.129 euro. Contro i 24.634 della stima generale. Per i pensionati la situazione pare essere sempre più nera. Nel 2012 il 46,3% ha percepito assegni per un totale inferiore ai mille euro mensili. Di questi 7.676.000 pensionati ve ne sono, poi, 1.500.000 che non arrivano a percepire nemmeno 500 euro al mese.

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Disoccupazione giovanile: per l’Italia 530 milioni dall’Ue

L’Italia si è impegnata a stilare un piano d’attacco per combattere la disoccupazione giovanile ed accedere così ai 530 milioni di fondi europei, disponibili a partire dal primo gennaio 2014 e tale piano starebe per essere inviato. In questi giorni, infatti, l’Italia manderà alla Commissione il documento contenente le strategie per contrastare la disoccupazione e garantire un futuro a quell’esercito di giovani in cerca di occupazione, provando così a smentire quei dati che recentemente hanno annunciato come nel 2014 la disoccupazione giovanile under 25 potrebbe in Italia sfiorare il 40% ( a fronte di un comunque rilevante 25% a livello europeo). L’impegno preso dai governanti è quello di contrastare, con tutte le forze possibili, la mancanza di lavoro, una piaga in grado ridimensionare notevolmente le possibilità per un giovane europeo di trovare lavoro, meno del 30% di coloro che erano disoccupati nel 2010, infatti, hanno trovato lavoro nel 2011.

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Sharing economy: che cos’è e a cosa serve

Che cos’è la sharing economy ? Siete pronti a condividere i vostri beni e ad entrare con successo nell’economia collaborativa? Sì, se fate parte di quel 59% di persone che nei dati raccolti da Duepuntozero (Doxa) hanno detto di conoscere il fenomeno o almeno di averlo sentito nominare. Secondo altri dati, questa volta ricavati dallo studio denominato The people who share, in Italia, per ora, solo il 13% della popolazione utilizza un tipo di economia “partecipata” ed un altro 10% dice di esserne interessato. Al contrario degli americani, visto che il 52% della popolazione ha detto di aver affittato o prestato i propri beni negli ultimi due anni. E del 64% degli  inglesi, ovvero 32,5 milioni di persone. Più in generale l’economia collaborativa pare aver mercato in continua crescita sia negli USA che in Inghilterra, un mercato che raggiunge l’1,3% del Pil e che da recenti studi è stato stimato che possa crescere del 15% entro i prossimi 5 anni.

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