Buoni pasto da risarcire se l’amministrazione non ne consente l’effettivo utilizzo

L’amministrazione deve risarcire i danni al dipendente se vengono erogati dei buoni pasto che non risultano poter essere utilizzati dallo stesso lavoratore, in relazione alle proprie condizioni fisiche. A sostenerlo è la sentenza n. 14388/16 della Corte di Cassazione, che con tale pronuncia ha di fatto dato ragione a un dipendente dell’Agenzia delle Entrate, disabile, …

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L’amministrazione deve risarcire i danni al dipendente se vengono erogati dei buoni pasto che non risultano poter essere utilizzati dallo stesso lavoratore, in relazione alle proprie condizioni fisiche. A sostenerlo è la sentenza n. 14388/16 della Corte di Cassazione, che con tale pronuncia ha di fatto dato ragione a un dipendente dell’Agenzia delle Entrate, disabile, dichiarando così inadempiente l’amministratore datore di lavoro. Ma per quali motivi?


buoni-pastoNei primi due livelli di giudizio, si era rilevato al buono pasto era stato attribuito un carattere assistenziale e non retributivo, senza occuparsi però delle conseguenze legate alla concreta spendibilità per il pasto che deve rientrare nella giornata lavorativa. Nel caso concreto di cui si è occupata la Cassazione, infatti, l’Agenzia delle Entrate erogava dei buoni pasti che non venivano accettati dalla mensa interna e dagli esercizi commerciali limitrofi al posto di lavoro. Considerate le condizioni di disabilità del lavoratore, i buoni pasto erano dunque, sostanzialmente, inservibili: nella sentenza i giudici della suprema Corte ribadiscono pertanto come per i dipendenti disabili è onere del proprio datore di lavoro garantirne la fruizione, anche tenendo conto delle sue specifiche esigenze o di generali circostanze di fatto.

L’obbligo, ricorda ancora la Corte di Cassazione, deriva dall’art. 3 della Costituzione, dalla direttiva 2000/78/CE e dalle modifiche al d.lgs. 216/2003. In primis, l’art. 3 della Costituzione, ribadendo il principio di uguaglianza, introduce la necessità di adottare tutti gli strumenti che siano necessari per poterla garantire a coloro che si trovano in condizioni peculiari.

La direttiva europea di cui sopra si è fatto cenno impone invece di combattere ogni discriminazione in ambito lavorativo: un input che è stato recepito (tardivamente) dal nostro legislatore attraverso specifiche modifiche al d.lgs. 216/2003, prevedendo l’obbligo di accomodamenti ragionevoli da parte dei datori di lavoro pubblici e privati in favore dei lavoratori con disabilità e, per le amministrazioni pubbliche, la previsione che questi accomodamenti non debbano avvenire con aggravi di spesa.

Infine, nella sentenza, la Cassazione ribadisce come l’art. 4 dell’Accordo di concessione dei buoni pasto del comparto ministeri, recepito per le Agenzie fiscali, deve essere interpretato nel senso che le amministrazioni datrici di lavoro devono fornire ai lavoratori disabili dei buoni pasto che risultano essere materialmente fruibili in relazione alle loro condizioni, o siano tenute a risarcire i conseguenti danni in caso contrario.