Cassa integrazione: accordo Inps-Abi. Procedure semplificate per ricevere gli assegni

L'Inps comunica le nuove procedure semplificate per la cassa integrazione rivolta ai lavoratori sospesi dal lavoro a causa del Coronavirus.

L’Inps e l’Abi l’Associazione bancaria italiana, hanno raggiunto l’accordo relativo alla cassa integrazione per i lavoratori sospesi dal lavoro a causa del Coronavirus. Non serviranno più i vecchi modelli cartacei SR41 ma è stato semplificato e reso immediato il procedimento telematico per la gestione delle domande e verifica dei conti correnti. Ecco le indicazioni Inps sulla vicenda.


Coronavirus e cassa integrazione

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Il Governo, all’interno del decreto Cura Italia, ha previsto tutta una serie di misure atte a sostenere le imprese, i lavoratori e le famiglie colpite dall’emergenza Coronavirus. Infatti, tale decreto prevede la possibilità di accedere alla cassa integrazione ordinaria, in deroga del fondo di integrazione salariale e fondi bilaterali, per un massimo di 9 settimane, con la causale Covid-19. Lo scorso 30 marzo l’Abi, le imprese, i sindacati ed il Ministero del Lavoro hanno stipulato un accordo. Per dare subito liquidità ai tanti lavoratori costretti a rimanere a casa a causa del Coronavirus, le banche anticiperanno l’assegno di cassa integrazione che può arrivare ad un importo di massimo 1.400 euro. Dunque, la normale burocrazia si semplifica notevolmente, e saranno le banche aderenti, (circa il 92% delle banche italiane) ad erogare l’assegno direttamente sul conto dei lavoratori.

Cassa integrazione: non servono più i modelli cartacei

L’Inps fa sapere che il procedimento burocratico relativo alla cassa integrazione è stato semplificato notevolmente, in maniera da garantire un servizio utile, efficace ed immediato. In particolar modo, non serviranno più i classici moduli cartacei RS41, validati presso le banche o le poste e contenenti i dati relativi alla liquidazione della prestazione. Le verifiche relative alla validità dei conti correnti, adoperati per i versamenti degli assegni, è svolta direttamente dall’Inps grazie ad applicativi che vanno a comunicare in maniera diretta con le banche. Ed ancora, è stato semplificato il modulo telematico con cui le varie aziende comunicano tutti i dati dei lavoratori utili per il pagamento dei servizi trattamenti di integrazione del reddito.

Una semplificazione generale del normale iter burocratico, che permetterà di inviare le domande in maniera più semplice, garantendo ai lavoratori in cassa integrazione, di ricevere liquidità il prima possibile. Mai come oggi, in una situazione di emergenza economica e di sospensione dei normali rapporti di lavoro, risulta indispensabile garantire liquidità e trattamenti di integrazione al reddito ai cittadini, colpiti dalle conseguenze che il Coronavirus porta con sé.

Le istruzioni per richiedere la cassa integrazione

Dall’Inps arrivano le istruzioni per richiedere la cassa integrazione in deroga. L’Istituto ribadisce che la domanda, per tutte le aziende che non rientrano nella cassa integrazione ordinaria e fondi di solidarietà, va fatta alle Regioni. Infatti, nel decreto Cura Italia si legge apertamente che le Regioni e Province autonome possono chiedere la cassa integrazione salariale in deroga, il tutto per un periodo di massimo 9 settimane. Ciò con riferimento ai datori di lavoro nel settore privato inclusi quelli agricoli, della pesca e del settore terziario, andando a comprendere anche gli enti regionali riconosciuti, per i quali non si trova concreta applicazione delle varie tutele previste dalla normativa in materia di sospensione o riduzione dell’orario di lavoro. Ed ancora, nel documento Cura Italia si legge: “i decreti devono essere inviati esclusivamente dalle Regioni. Eventuali domande inviate erroneamente direttamente dalle aziende non sono produttive di effetti e non possono essere esaminate”.

Una volta pervenuti i decreti, compilata l’istruttoria interna, verrà automaticamente emesso il provvedimento che autorizza ai pagamenti, notificato al datore di lavoro. Quando i datori avranno ricevuto la notifica, questi sono tenuti ad inviare all’Inps tutta la documentazione necessaria per procedere con i versamenti. Ricordiamo che le procedure per inviare i provvedimenti di concessione fino a 9 settimane sono già attive, mentre solo la Lombardia, il Veneto e l’Emilia Romagna, ossia i luoghi più colpiti dal Coronavirus, possono trasmettere richieste fino a 13 settimane.



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