Cassazione, il dipendente non può essere controllato con il Gps

L'utilizzo ex ante del Gps per poter rilevare gli spostamenti del dipendente e le sue attività non è considerato legittimo.

Secondo quanto afferma la sentenza 19922 depositata dalla Sezione lavoro della Corte di Cassazione, il datore di lavoro non può utilizzare il Gps per poter controllare dove si trovano e che cosa fanno i dipendenti, nella fattispecie, se rispettano i compiti che vengono loro assegnati dall’azienda. La motivazione? Per i giudici della Suprema Corte si tratta infatti di un sistema di “controllo generalizzato che viene predisposto prima ancora dell’emergere di qualsiasi sospetto” e pertanto il datore può servirsene per poter verificare la violazione degli obblighi contrattuali.


medico_pcNel caso in esame, la Cassazione ha dunque respinto il ricorso di una importante agenzia di sorveglianza privata, che aveva avanzato ricorso contro la decisione della Corte di appello di Venezia, che un anno e mezzo fa aveva a sua volta ribadito l’illegittimità del licenziamento di un vigilantes che, stando alle rilevazioni del Gps montato sul veicolo usato per il servizio notturno, era risultato non aver effettuato tutte le ispezioni in programma.

La tesi del datore del lavoro era che “sussistevano tutti gli elementi per ritenere il controllo attraverso il sistema satellitare Gps un controllo difensivo e cioè diretto ad accertare l’illiceità della condotta del lavoratore, la verifica del comportamenti “ex post”, a seguito di fondati sospetti, e la funzionalizzazione del controllo alla tutela di beni estranei al rapporto di lavoro come il patrimonio e l’immagine dell’azienda, ciò valeva anche per il sistema “patrol manager” che sostituiva il tradizionale bigliettino e serviva a verificare il corretto adempimento delle obbligazioni assunte dal datore di lavoro nei confronti dei clienti”.

La Cassazione ha tuttavia respinto tale tesi esponendo alcune ragioni concomitanti. Delle più importanti, la prima è che “il sistema di controllo attraverso Gps installato sulle vetture in uso ai dipendenti è stato predisposto “ex ante” e in via generale ben prima che si potessero avere sospetti su una eventuale violazione da parte del lavoratore”. La seconda è invece che “se per l’esigenza di evitare attività illecite o per motivi organizzativi o produttivi, il datore può installare impianti o apparecchi di controllo che rilevino anche dati relativi alla attività lavorativa dei dipendenti”, ma tali dati “non possono essere utilizzati per provare l’inadempimento contrattuale dei lavoratori medesimi”.

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