Leader si nasce o si diventa?

Forse non tutti sono tagliati per mettersi alla guida di un'impresa, ma quello della leadership è un talento che si può coltivare col tempo

Essere un leader vuol dire essere una guida, capace di indicare la rotta quando il vento infuria e le nuvole non lasciano intravedere nulla all’orizzonte. Di più: essere un leader vuol dire avere la capacità di trasmettere il proprio entusiasmo agli altri e convincerli a collaborare per trasformare un sogno in un obiettivo raggiungibile e appagante per tutti. Fatta questa premessa, cerchiamo di capire se quello della leadership debba essere considerato un talento che la natura dispensa generosamente solo ad alcuni eletti. O se, piuttosto, possa essere coltivato e perfezionato col tempo. Non si può certo negare che esistono persone che, per loro indole e caratteristiche personali, riescono a coinvolgere più di altre. Sono quelle che i compagni di scuola e gli amici della comitiva indicano, da subito, come dei leader nati, capaci di attirare l’attenzione di tutti su di loro (spesso con grande invidia dei meno dotati) e di riscuotere ampli consensi. Ma questo può non bastare, soprattutto al lavoro. Vediamo allora di capire cosa pensano e fanno i veri leader, partendo dal presupposto che alcuni hanno la fortuna (rarissima) di nascerci; mentre altri (la maggior parte) si impegnano a fondo per diventarlo.


Siamo tutti potenziali leader?

leader

Di cosa un buon leader non può proprio fare a meno? Di molte cose, tra cui: la fiducia in se stesso, l’ottimismo, il coraggio, la

lungimiranza, la responsabilità, l’apertura mentale e l’empatia. Essere una guida vuol dire farsi carico di un “peso” non indifferente, che chiama in causa abilità e competenze trasversali. Per diventare leader, non basta avere piglio decisionale. Chi non fatica a dire la sua e combatte strenuamente per raggiungere gli obiettivi che si prefigge potrebbe essere solo un estroverso o un entusiasta. Che messo al timone dell’imbarcazione, potrebbe portarla alla deriva. Lo slancio iniziale va supportato con capacità ben più robuste, che – è bene precisarlo da subito – non appartengono a tutti. Cosa vuol dire? Che nonostante l’impegno e gli sforzi profusi, non tutti possono aspirare a diventare dei leader? In parte sì. Nonostante molti corsi di training professionale tendano a salmodiare che c’è un leader in ognuno di noi e che la difficoltà sta solo nello scovarlo e forgiarlo per bene; a noi sembra che bisognerebbe fare i conti con la possibilità di non essere tagliati per indicare la strada agli altri. Il rischio potrebbe essere, infatti, quello di diventare leader “costruiti”, costretti a forzare costantemente la propria natura per non deludere le aspettative di chi ci sta accanto.

Cosa fa il vero leader

Prendere atto dei propri limiti e delle proprie potenzialità è il primo passo da fare. Perché la consapevolezza delle proprie capacità è qualcosa che non può proprio mancare a chi si candida a guidare una qualsiasi impresa. E non solo: un buon leader è colui che tende sempre a migliorarsi, che non si “adagia sugli allori” e indica sempre nuovi traguardi da raggiungere. I successi collezionati in precedenza non vengono mai considerati punti di arrivo, ma mete transitorie che spingono ad andare oltre. Il rischio, in questo caso, è che l’ambizione sfrenata porti il leader a fare scelte avventate. Un rischio che ogni capo mette in conto, valutando però attentamente le possibili conseguenze delle sue iniziative più ardite. E’ una guida degna di questo nome chi, inoltre, sta in costante connessione col mondo esterno. I veri leader sono curiosi e perennemente interessati: fiutano gli orientamenti e indagano sui bisogni delle persone. Solo così riescono a capire dove è meglio direzionare i loro affari e cosa è meglio fare per conquistarsi i favori di una clientela sempre più esigente. E, infine, sono dei veri leader coloro che sanno comunicare bene e curano le relazioni interpersonali. Se è vero che chi sta nella “cabina di regia” deve (prima di ogni cosa) avere chiaro in mente il disegno di ciò che vuole realizzare; è altrettanto vero che, se non è in grado di comunicarlo, non potrà mai centrare l’obiettivo. Si tratta, insomma, di trasmettere agli altri le proprie idee e di fornire tutte le indicazioni del caso. Tenendo anche in grande considerazione l’opinione e il giudizio dei collaboratori, che vanno sempre valorizzati e gratificati. Come si fa? Per trasmettere entusiasmo e autorevolezza, non servono paroloni difficili. Anzi: i leader più apprezzati sono quelli che si fanno capire da tutti.

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