Credito vantato dal lavoratore sul datore, è sufficiente presentare Cud e buste paga

Il Cud e le buste paga sarebbero elementi sufficienti per poter dimostrare, in sede fallimentare, l'esistenza di un credito di lavoro.

Secondo quanto afferma la Corte di Cassazione con sentenza n. 10041/2017, la Certificazione Unica (ex Cud) e le buste paga, sono documenti idonei e sufficienti per poter fornire la prova del credito da parte del lavoratore, ove questo si trovi in sede fallimentare. Cerchiamo di ricostruire il caso oggetto di pronuncia della Suprema Corte, e comprendere pertanto in che modo si sia arrivati a tale valutazione.


cud

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Il caso su cui si sono occupati gli Ermellini riguarda un lavoratore che a seguito della dichiarazione di fallimento del proprio datore di lavoro, depositava istanza di ammissione al passivo del fallimento, chiedendo il riconoscimento del proprio credito, pari a due mensilità, e al trattamento di fine rapporto.

La domanda del lavoratore veniva tuttavia rigettata poiché il Tribunale sosteneva che lo stesso dipendente non avesse fornito prova documentale del credito sufficientemente idonee, non considerando come tale le buste paga e le certificazioni uniche, essendo invece necessario depositare anche il certificato contributi INPS sulla base del quale si poteva desumere l’esistenza e l’effettiva durata del rapporto di lavoro subordinato.

Contro il provvedimento del Tribunale, il dipendente proponeva quindi ricorso in Cassazione la quale, ritenendo fondata la censura, ha avuto occasione di ribadire che le certificazioni uniche, di provenienza pubblica, possono integrare i requisiti di prova documentale richiesta la fine dell’opponibilità della prova scritta di un credito al fallimento anche in ordine al parametro di cui all’art. 2704 c.c.

Per quanto concerne invece l’efficacia probatoria delle buste paga, la Cassazione ha ribadito quanto aveva già elaborato con precedente pronuncia del 2015, sostenendo che “in tema di accertamento del passivo fallimentare, le copie delle buste paga rilasciate al lavoratore dal datore di lavoro, ove munite, alternativamente, della firma, della sigla o del timbro di quest’ultimo, hanno piena efficacia probatoria del credito insinuato alla stregua del loro contenuto, obbligatorio e penalmente sanzionato, né la sottoscrizione ‘per ricevuta’ apposta dal lavoratore implica, in modo univoco, l’intervenuto pagamento delle somme indicate nei menzionati prospetti“.

La Corte di Cassazione conferma pertanto il proprio già consolidato orientamento giurisprudenziale, secondo cui le certificazioni uniche e le buste paga hanno piena efficacia probatoria della sussistenza del rapporto di lavoro tra dipendente e datore, dal quale peraltro provengono, e sono sufficienti per poter ottenere il riconoscimento degli stipendi non percepiti e del TFR in sede fallimentare.



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