Disoccupazione adulta: perché se ne parla così poco?

La disoccupazione adulta è un fenomeno drammatico, complesso, di cui si parla sempre troppo poco. Cerchiamo di capire il perché.

Va bene che la crisi perdurante è riuscita anche a spostare parzialmente l’attenzione dei media sulla disoccupazione adulta, ma di quest’ultima se ne parla sempre troppo poco. Perché accade? Per quale oscura ragione il problema di chi perde il lavoro a 40-50-60 anni è molto meno trattato della disoccupazione giovanile? Una possibile risposta sta forse già in quel “40-50-60”. Il discorso sulla disoccupazione adulta lo avevamo già affrontato qualche tempo fa, lanciando un paio di proposte ed accennando alle forti diversità tra un disoccupato quarantenne e uno cinquantenne o sessantenne e parallelamente, al fatto che molto spesso tali differenze non vengano minimamente prese in considerazione. Che un individuo perda il lavoro a 38 anni o a 62 , è comunque un “adulto” rimasto senza un impiego. In pratica la disoccupazione adulta viene quasi sempre percepita come una sorta di monoblocco in cui rientrano a prescindere tutti quelli che hanno perso il lavoro (e ne cercano un altro) sopra i 35 anni.


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Sui giovani c’è sempre molto da dire

Non è così. Le differenze, le particolarità delle singole situazioni sono decine, centinaia. E non è certo solo l’età a crearle. Andarle a scoprire è però molto più complicato che occuparsi di quelle più “immediate” (ma non meno importanti) che caratterizzano i lavoratori (o aspiranti tali) più giovani. Facciamo un esempio: distinguere per titolo di studio più o meno va sempre bene, ma distinguere per tipologia di laurea conseguita, dopo vent’anni può non avere senso o quasi. Pensiamo ad esempio agli indirizzi di laurea nel campo della tecnologia; innanzitutto i corsi di vent’anni fa, per struttura, mezzi e contenuti non sono certo quelli di oggi. E poi per un giovane contemporaneo, essere laureato in informatica o in scienza dei materiali genera aspirazioni, possibilità, opportunità e carriere differenti. Lo stesso si può dire per le facoltà umanistiche.

Per un 45enne che si è laureato vent’anni fa, la situazione è invece quella che è. Se ha lavorato nel suo campo, le competenze che avrà saranno quelle di quel campo. Ed il suo punto di forza ormai non è certo più il pezzo di carta, ma la solida esperienza acquisita in anni di lavoro (che non ha importanza inferiore ad un pur ottimamente strutturato corso di laurea concluso con successo). Però, nel caso della disoccupazione (e dell’occupazione) giovanile si possono proporre studi e ricerche su quanti giovani trovino lavoro ed in quanto tempo con una certa laurea o con un certo diploma, o dopo aver frequentato un determinato istituto professionale piuttosto che un altro.

Disoccupazione adulta: quel piccolo universo nascosto

Per gli adulti se si escludono le reti di relazioni personali e professionali, lavorativamente parlando contano le competenze allo stato dell’arte, ovvero l’esperienza acquisita e l’aggiornamento professionale. Due parametri molto difficilmente misurabili. Come progettare una ricerca sul grado effettivo di esperienza sul campo di un operaio, di un impiegato, o anche di un dirigente? Lavorare per una piccola o una grande azienda è una differenza che, da sola, modifica numerosi parametri, lavorare al Nord o al Sud spesso anche. Lavorare full-time o su turni notturni e festivi pure. Chi mai potrebbe ricostruire l’esperienza di vita di, chessò, qualche migliaio di lavoratori (che per giunta quasi sicuramente avranno avuto occasione di cambiare almeno due-tre posti di lavoro durante la loro carriera) per poi categorizzarla in fasce? L’esperienza di vita è di fatto ben poco misurabile, non categorizzabile e quindi non esattamente identificabile. Ciò fa sì che non esistano o quasi studi o ricerche su particolari situazioni di adulti in stato di disoccupazione, ma che esistano solo documenti analoghi che prendono in considerazione l’intera popolazione di disoccupati non più giovani. E ciò, torniamo al punto di partenza, contribuisce ad una minore diffusione sui media.

Della disoccupazione adulta se ne parla poco perché almeno apparentemente c’è poco da dire. “Si sa” che 40enni e 50enni quasi sempre hanno una famiglia e dei figli da mantenere e che se perdono il lavoro, la mancanza di reddito si riflette anche sui congiunti. Ma una volta detto questo e una volta detto che e che si parla molto di più della disoccupazione giovanile, che gli adulti che perdono il lavoro non vengono considerati e una volta che si è magari riportato qualche caso di suicidio di qualcuno che preso dalla disperazione non ha psicologicamente retto alla drammatica situazione in cui è precipitato (magari pure improvvisamente) è come se fosse stato detto tutto o quasi.

Parliamone!

Un’ottima iniziativa corale sarebbe invece quella di proporre iniziative mediatiche (e, si spera, anche istituzionali) atte a sviscerare l’esercito di problemi della “quarantatreenne” che ha sempre lavorato nella stessa azienda che però ora ha chiuso e non sa come fare ad andare avanti, perché lei, quello sapeva fare e quello ha sempre fatto. Una lavoratrice indefessa, professionale e pure redditizia per l’azienda, che ora però un lavoro non ce l’ha più. Lo stesso numero di problemi, ma differenti, lo dovrà affrontare il “cinquantasettenne” la cui azienda ha delocalizzato, o è stata costretta dalle contingenze a ridurre il personale. Per lui non c’era più posto. Pochi anni alla pensione. Una pensione alla quale, a livello di contributi versati, potrebbe non arrivare mai più. In tutti e due i casi non c’è una colpa, ci sono solo situazioni drammatiche da affrontare. Parlare costantemente di queste situazioni, che riguardino i singoli o un gruppo più o meno uniforme e nutrito di persone, è la prima cosa da fare per far sì che su questo frammentato e troppo spesso poco considerato fenomeno, che si configura ormai come una vera e propria emergenza sociale, l’attenzione di tutti sia sempre maggiore.

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Commenti

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  • Paolo 5 anni

    Ciao tutti e grazie per queste parole spese finalmente per quelli che senza dirlo, vengono considerati pezzi di carne andati a male, cioè adulti senza lavoro. Ho 44 anni sono 7 anni che cerco lavoro ovunque (lavoravo come botanico in un giardino che ha chiuso), sebbene laureato con dottorato e avendo pubblicazioni, avendo lavorato anche all’estero, parlando 3 lingue, una volta perso il lavoro da subito, ho cercato tutto quello che si poteva fare per cui pur continuando a cercare anche nel mio campo, ho lavato piatti, spalato concime, raccolto pomodri, raccolto uva, ciliege e pulito dalle foglie degli alberi le strade, ho portato sacchetti di cemento, fatto il cameriere, fatti traslochi, ma tutto questo in nero, con lunghissimi periodi di disoccupazione (enormi), che mi hanno rovinato la vita, perché non puoi costruirti una famiglia, perché non puoi comprarti una casa, sei costretto a ritornare dai genitori che ormai o morti, o sono prossimi.

    Per cui ti svegli il mattino già nauseato, ti senti inutile un fallito, partecipi ai concorsi nei comuni pur avendo i titoli richiesti magicamente non li vinci, mentre vedi persone senza alcuna qualifica in alcuni casi anche richiamate per l’inefficenza che mostrano sul lavoro, che vengono semplicemente spostate d’ufficio (i condanati in Italia escono dal lavoro che fanno e diventano direttore altrove), entrano ale 9,00 del mattino a lavorare con la faccia lunga, alle 10,00 stanno già alla 10ma sigaretta fuori il portone a fumare, tre caffé presi a ridere nei bar, alle 14,00 scappano come formiche dinanzi a un incendio a casa, perché hanno lavorato troppo, prendendo 14 mensilità e più per 1500 euro netti al mese, con ferie retribuite e contributi versati.

    Per non parlare dei rumeni a cui l’Italia ha consegnato le chiavi inginocchiandosi, nessuno mi toglie dalla testa che di nascosto il governo Italiano anni fa ha fatto un concordato con quello rumeno per favorire i loro cittadini rispetto noi Italiani!

    I quali rumeni non fanno lavori solamente manuali, queste sono fregnacce dei politichesi che usano per giustificare quello che sta emergendo all’occhi di tutti, ma si trovano comadamente con il culo seduto nelle USL, nei Comuni, nei centri anche per l’impiego lavorando negli uffici e andando pure a dire -non capisco come questi italiani non trovino lavoro?- cioè presi per il culo dentro casa nostra, per non parlare che si comprano negozi a gogò, come western union ecc.

    Mentre vedo migliaia di Italiani che perdono lavoro, non vedo rumeni che perdono lavoro, li vedo sempre lavorare, li vedo che hanno BMW, Mercedes, SUV, case (e se fai il muratore come i politichesi italiani servi della romania dicono, come cazzo fai a permetterteli) e non vivono in 20 in un appartemento, altra leggenda, ma se ne stanno comodamente in 2/3 in case anche di 100 mq, ma la cosa che più mi FA INCAZZARE è che i muratori Italiani, i contadini Italiani gli operai Italiani perdono lavoro e non lo trovano più, questi maledetti rumeni non li licenzia mai nessuno, perché non ci spiegate come mai? E non dite la solita storiella di uno stipendio più basso, altrimenti mi dicano dove comprano SUV con stipendi che sono il 30% dei nostri??????

    Conosco rumeni Ingegneri informatici, assunti da ditte Italiane a tempo indeterminato in 3 mesi, i nostri Ingegneri informatici devono andare via per sopravvivere come tutti gli altri laureati (la laurea in Italia va tolta), come cazzo è possibile tutto ciò????

    Prima che arrivassero questi in Italia non si costruivano case o non si coltivava la terra? Per poi non dimenticare che ormai l’80% di loro fa lavori dignitosissimi a tempo indeterminato!

    Per cui dico MALEDETTA l’ITALIA SCHIAVA DELLA romanai e degli stranieri e di chi lo permette! A voi politici auguro in una nuova vita di morire di fame come cani, come state facendo morire noi togliendoci vita e speranze, schifosi tutti PD da Renzie a 5 stelle, tutit destra sinistra centro sopra sotto! Dovreste far capire agli Italiani che assumono, che devono smettere di assumere questi schifosi rumeni ma di assumere gli ITALIANI!

    Ma tanto le palle per farlo non le avete, perché in qualche modo ci guadagnate a far stare gli italiani disoccuapti.
    In ultimo, se un ragazzino di 15 anni, ma anche di 18, rimane disoccupato per 3 anni non è la fine del mondo, ma se accade a uno di 44 anni è la fine!

    IP

  • Giuseppe 5 anni

    Purtroppo è così ha 50 anni in mobilità senza prospettiva di lavoro dopo 33 anni di lavoro, è proprio una vergogna , nessuno si occupa di noi. Saluti.

  • walter 5 anni

    Non allontaniamo le generazioni del lavoro solo per un discorso di risparmiare soldi.
    Ho 57 anni ed ho un’esperienza lavorativa non indifferente insegnatami ai miei tempi da persone piu’ adulte con un ,esperienza lavorativa non indifferente.
    Malgrado il mio sforzo ad imparare cose nuove mi trovo alla mia eta’ a essere taglato fuori dal campo del lavoro.
    cambiamo questa mentalita’ e come hanno fatto altre nazioni riusciremo aed investire le nostre risorse lavorative nel migliore dei modi. Avviciniamo le generazioni investiamo sull’esperienza i nostri giovani dopo il sacrificio della scuola hanno bisogno di questo nn perche’ costano meno a fare un apprendistato inutile

    • ANNA 5 anni

      mi chiamo anna , io nonostante i miei 55 ho sempre lavorato , pero come? mi sono sempre addattata a tutti i tipi di lavoro offertomi dalle agenzie di lavoro,quasi mai mi hanno proposto un lavoro indeterminato dal 2000 ad oggi sempre precaria sltando di qua e di la , adesso che vorrei lavorare nella vendita seppur , dinamica aspetto curato ho inviato in una settimana 400cv , mai una risposta la risposta e sempre la solita nella vendita non ti vogliono sei adulta, allora oggi io mi chiedo, non e l’eta che fa un lavoro? perche senza togliere nulla, non e neanche un costo perche a tanti laureati pagano con contratti a stage, la verita a mio avviso e che ormai la disoccupazione ha raggiunto dei livelli alti, i posti di lavoro in italia sono troppo poco per soddisfare tutti, alcuni diritti sono stati tolti e quindi le aziende hanno il coltello per il manico,tutti i giorni passo dopo passo sono alla ricerca di lavoro, alcune agenzie non aprono neanche la porta, non e per polemica, e potrei raccontare tante cose vissute in primis ma mi soffermo , spero solo che la generazione over , sia un po piu considerata, ma visto gli anni e decenni non e cambiato nulla!

  • Super gippo 5 anni

    Sono un impiegato quadro commerciale di 57 anni con 38 anni e 1/2 di contributi versati con il lavoro dipendente. A febbraio del 2014 la proprietà con la motivazione del “giustificato motivo oggettivo” mi ha licenziato ed essendo un azienda sotto i 15 dipendenti lo possono fare e il lavoratore non è per niente tutelato, perchè spesso in quest tipo di aziende non esiste il sindacato. Molti imprenditori al primo accenno di crisi e perdita di vendite adottano questa soluzione tagliare le persone che incidono di più sul costo del personale, ed io ero uno di quelli. Ora sono in Aspi fino a giugno 2015 poi non avrò nemmeno quell’aiuto economico. In questi 10 mesi trascorsi ho inviato la bellezza di una quarantina di Curriculum ad altrettante aziende e di queste solo 3 aziende mi hanno convocato solo per un colloquio conoscitivo finito li, poi non c’è stato un proseguo. Ora chiedo a Lei cosa deve fare un persona seppur con un discreto curriculum di competenze, per potersi reinserire nel mondo del lavoro. Ha ragione lei dei disoccupati over 50 se ne parla troppo poco, ma la cosa ancor più grave è che i governi e i loro politici non abbiano mai preso in considerazione questo gravoso problema ,che crescerà sempre di più nei prossimi anni con il perdurare della crisi.
    Saluti

    • letizia 5 anni

      fanno tutti schifo ho 57 anni sono in mobilita e finito questo sussidio come faccio a tirare avanti mio marito e in pensione un figlio con lavoro precario e perche non ci danno la nostra pensione anche minima a me lavoro nen ne danno non servo piu alle aziende anche se ho lavorato 25 anni senza mutua sempre presente spesso alla domenica come tiro fino all eta dei 67 anni pago l affitto e le spese e come mangiamo cercate di fare qualcosa per favore e troppo lontana la pensione oppure datemi da lavorare anche pulire i cessii scusate ma sono stanca di combattere