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Fiducia, flessibilità e digitalizzazione: buone pratiche delle PMI in crescita

Investire sulla fiducia nei confronti dei dipendenti e sulla digitalizzazione dell’azienda produce benefici in termini organizzativi per le PMI.

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Impossibile negarlo: gli ultimi due anni, per ciò che riguarda il panorama aziendale delle piccole e medie imprese, hanno rappresentato da un lato uno stress test continuato, che ha costretto a fare del change management una pratica tutt’altro che straordinaria, e dall’altro una inesauribile fonte di conferme riguardo a trend del mondo del lavoro e dell’organizzazione interna, che fino a quel momento erano solo ipotesi un po’ abbozzate e che oggi invece si sono consolidati, producendo effetti talvolta superiori alle previsioni.

Ci riferiamo in particolare alla conferma della bontà dell’adozione di una certa flessibilità lavorativa, con risultati apprezzabili sia sul fronte del coinvolgimento e della motivazione del personale che su quello produttivo (dove nonostante il massiccio ricorso al lavoro da remoto non si è assistito ai cali preventivati dal fronte dei catastrofisti, anzi) e all’accelerazione subita dalla transizione digitale, che ha visto solo un ristretto numero di PMI rimanere al palo e ignorare le potenzialità offerte dagli investimenti in questo ambito.   

Fiducia e digitalizzazione fanno la differenza

Un’ottima sintesi della risposta delle piccole e medie imprese all’emergenza si ha scorrendo i dati raccolti nella quinta edizione del report “Piccole e medie imprese: i trend principali”, la ricerca che Salesforce ha condotto su oltre 2.500 titolari e leader di PMI di tutto il mondo. Ci si rende conto immediatamente di come proprio la fiducia nei confronti dei dipendenti e gli investimenti nella digitalizzazione abbiano fatto la differenza per le aziende in salute. Le PMI in crescita sono state quelle che si sono mostrate maggiormente propense a offrire flessibilità ai dipendenti rispetto alle aziende stagnanti o in calo, e insieme si sono adoperate per garantire una comunicazione trasparente, per venire incontro alle nuove esigenze di salute e sicurezza emerse nel corso di questi mesi e promuovere una cultura interna dell’empatia e del feedback costruttivo.

Sul fronte dell’ormai quotidiano dibattito tra lavoro in presenza e da remoto, con l’organizzazione ibrida a fare da mediatore tra le due opposte fazioni, circa un terzo delle piccole e medie imprese italiane (il 29%) prevede per il prossimo futuro che i propri dipendenti si adatteranno a una modalità di lavoro ibrida, e sul lungo termine più di due PMI su cinque prevedono di far lavorare i dipendenti da remoto almeno per la metà del tempo. Presenza e remoto risultano differenziati, come logico, anche in base ai diversi settori di riferimento. Se da un lato turismo e produzione manifatturiera non potranno che prevedere una prevalenza del lavoro in sede, settori come quello tecnologico e quello dei servizi professionali vedranno invece adottare in maniera più massiccia soluzioni di lavoro da remoto. Le parole d’ordine? Lavoro orientato al risultato e adozione di tutti i mezzi che permettano di misurare la qualità delle operazioni in maniera trasparente e il più possibile oggettiva.

L’organizzazione aziendale? Meglio agile, flessibile e… digitale

In un’ipotetica classifica delle caratteristiche dell’azienda di successo in una proiezione verso i prossimi anni, infatti, nel rapporto citato Flessibilità e Agilità organizzative compaiono sul podio, appena alle spalle della conoscenza del mercato di riferimento e della capacità di risoluzione dei problemi, elemento quest’ultimo che fino al 2020 era tenuto in considerazione solo da un’esigua percentuale di imprenditori e che oggi invece ha assunto un’importanza rilevante. A conferma di ciò, circa il 77% delle PMI risultate in crescita ha sviluppato casistiche di intervento per prepararsi a crisi future.

Altro spunto che emerge con forza da questa fotografia della reazione delle PMI al periodo pandemico è quello del ricorso alla digitalizzazione come strumento principe sia sul fronte organizzativo interno che nella relazione con il cliente. Più di tre leader aziendali su cinque affermano che la loro attività non avrebbe potuto sopravvivere alla pandemia utilizzando la tecnologia di dieci anni fa, così come il 71% delle PMI in crescita sottolinea come la propria attività sia passata oltre questi mesi difficili proprio grazie alla digitalizzazione.

Grazie all’utilizzo della tecnologia le aziende hanno potuto ottimizzare la produttività, aumentandola in molti casi, rendere più agile l’organizzazione interna mediante l’adozione di strumenti di collaborazione a distanza per progetti o attività e favorire il rapporto con la propria clientela. Da sottolineare come ben il 72% delle aziende abbia aumentato la propria presenza online, rendendosi conto di quanto grande sia il potenziale ritorno economico (e non solo) di un investimento in questo senso. Aumenta anche, e questo non può che essere un bene, la consapevolezza dei rischi collegati alla sicurezza online, con conseguente incremento dell’attenzione verso l’aggiornamento dei software, l’utilizzo del cloud, la gestione delle password e la tutela dei dati sensibili raccolti.

La sfida da raccogliere in prospettiva futura, come emerge proprio dall’analisi delle buone pratiche delle aziende che hanno continuato a crescere anche durante questo periodo difficile, è quella di rendere l’organizzazione capace di adattarsi in breve tempo a mutazioni rapide e impreviste del mercato, tenendo in grande considerazione la motivazione e il coinvolgimento del personale, elementi imprescindibili per garantire qualità e produttività. Superata la fase emergenziale, gli spunti emersi vanno messi a sistema per aumentare competitività e attrattività.

Articolo prodotto da Studio Felli .

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