Gender pay gap: il birrificio che non ti chiede quanto prendevi di stipendio

Un birrificio australiano ha deciso di non chiedere più lo storico degli stipendi dei candidati per ridurre il gender pay gap

Il noto birrificio australiano Lion ha preso una decisione epocale. Ai candidati non chiederà più notizie sui loro stipendi precedenti. L’idea è nata per smontare l’odioso gender pay gap, ovvero quel sistema per il quale le donne a parità di lavoro e ruolo prendono uno stipendio minore degli uomini. L’azienda ha letteralmente bannato quella domanda dai colloqui di lavoro. Negli USA la questione sulle domande in merito ai salari sono un problema aperto da diversi anni, anche lì almeno 17 stati hanno abolito tale domanda. Il Ceo di Lion Stuart Irvine, ha detto che il ban è stato introdotto da Luglio, assieme ad una revisione generale del processo di recruitment, che miri maggiormente a candidature femminili.


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Il problema interno

C’è però anche problema interno, ha spiegato Irvine: “Se una donna e un uomo fanno un colloquio e tutte e due hanno successo, se io dico loro che li pago il 10% in più di quello che hanno preso fino ad ora potrei diventare discriminatorio per i miei dipendenti già assunti.” Inoltre se la donna già prendeva meno, prenderebbe come il maschio il 10% in più, ma lo stipendio in senso assoluto sarebbe sempre e comunque minore.
Negli Usa l’84% delle aziende utilizza la domanda sullo stipendio per valutare le aspettative del candidato. Ma il problema è che il gender pay gap parte fin da subito, dalla fine dell’università e se non si riesce a rompere il cerchio cambiando lavoro si perpetua nel tempo a titolo indefinito.

Che cos’è il gender pay gap

Il mondo del lavoro è da sempre afflitto dal gender pay gap, a sfavore del genere femminile Ciò significa che una donna, a parità di ruolo, lavoro e ore lavorate guadagna meno di un uomo. Lo fa in quanto donna. Le ragioni che sottostanno a questa ingiustizia sono molte, spicca forse quella della gravidanza. La donna per partorire deve necessariamente allontanarsi per qualche mese dal lavoro, ma quella della gravidanza non è certo l’unica ragione.

In ogni caso da una ricerca americana è emerso che il non parlare dei salari precedenti conduce a colloqui più intensi e anche i lavoratori con salari minori si sentono più propensi ad essere intervistati e assunti.
Vi sono anche alcune critiche a questo sistema che sostengono che i datori di lavoro, con chi non parla del suo salario danno per scontato che siano sotto pagati ed aggiustano la paga accordandosi. In altri casi i datori di lavoro possono semplicemente evitare di chiedere agli intervistati il salario atteso (ovvero quello che vorrebbero, oppure ancora quello che credono che sarà), questo assicura che i candidati tengano un profilo basso dal punto di vista dei pagamenti permettendo ai datori di lavoro di spiegare le differenze di conoscenza tra un candidato e l’altro.

A ben vedere l’idea di non chiedere più lo storico dello stipendio può davvero aiutare nell’indebolire il gender pay gap visto che in caso di colloquio singolo saranno direttamente i due protagonisti dello stesso a mettersi d’accordo e chi dovrà decidere non potrà partire da uno stipendio più basso di quello di un maschio ma, diciamo, almeno da uno stipendio standard. In caso di colloquio multiplo, addirittura la donna sarebbe per così dire costretta a rivelare il suo stipendio, probabilmente più basso, davanti ad altri uomini che potrebbero così approfittare per una negoziazione più propizia. In generale l’idea di non chiedere lo storico dello stipendio sembra essere decisamente buona anche se andrebbe applicata su larga scala.

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