Il settore culturale non molla: 830 mila le persone occupate

Il settore culturale in Italia offre lavoro a 830 mila persone, di cui circa la metà sono freelance. Un settore che tra mille difficoltà continua a resistere

Il settore culturale in Italia, tra difficoltà ed ostacoli vari, continua ad offrire interessanti opportunità di lavoro, soprattutto ai giovani. Sono circa 830 mila gli occupati in questo settore, a dimostrazione di quanto la cultura e tutto ciò che ruota intorno ad essa resti un pilastro fondamentale del nostro Paese. Laureati in materie umanistiche, non disperate, perché nonostante ciò che si dice in giro, ci sono opportunità professionali anche per voi.


Settore culturale

Settore culturale: in Italia offre 830 mila posti di lavoro

Nonostante le apparenze, il settore culturale in Italia, resiste. Certamente le difficoltà non mancano, ma nonostante questo, ad oggi il settore occupa circa 830 mila lavoratori su tutto il territorio nazionale. In fondo, il nostro Paese è ricco di arte e di cultura, godendo di un patrimonio artistico culturale da far invidia a tanti. Il settore è vivo e vegeto, con il suo 1,7% di fatturato totale ed il 2,3% del valore aggiuntivo. Il tutto in linea con le tendenze europee. Sono questi i dati Eurostat del 2017 ma pubblicati solo a dicembre del 2018. Dunque si tratta di un settore che continua ed essere un pilastro della nostra economia e che comunque, nonostante tutto, offre opportunità di lavoro, soprattutto ai giovani freelance.

I dati a favore del settore culturale

Oltre allo studio Eurostat sopra citato, un’altra recente indagine, condotta da Intesa Sanpaolo, curata dalla Direzione studi di Mediocredito Italiano, la Fondazione Fitzcarraldo, oltre alle associazioni di categoria di editoria, spettacoli dal vivo, musica, musei produzioni video-cinematrografiche, conferma il buon andamento del settore culturale. L’indagine è stata condotta su un campione di 119 aziende dell’industria culturale. L’82% di queste ha affermato di aver sostenuto, nel corso degli ultimi 3 anni, significativi ed ottimi investimenti, a dimostrazione del fatto che gli investimenti nel settore sono ancora presenti e fiorenti, i quali non puntano solo all’innovazione tecnologica, ma anche allo sviluppo di un certo capitale umano.

Gli occupati nell’industria culturale sono soprattutto freelance

Altro dato interessante, che emerge dalle varie ricerche condotte, riguarda gli occupati nel settore culturale. Infatti, circa la metà degli 830 mila sono freelance. Nello specifico, in Italia, il numero dei freelance nel settore in questione è par al 46%. Un dato davvero interessante oltre ad essere particolarmente significativo, considerando il fatto che nel nostro Paese, il numero dei lavoratori autonomi sul totale delle occupazioni resta fermo al 22%. Freelance è ancora considerato un sinonimo di precarietà più che di lavoratore indipendente, anche se nel settore culturale incassa un notevole successo. Nonostante ciò, ci sono anche nuove figure professionali, nate con la digitalizzazione, che ben si inseriscono nel settore connesso alla cultura ed all’arte in generale.

Occupazione sì, ma gli ostacoli non mancano

Come in tutte le realtà di vita, il settore culturale non è tutto roseo e perfetto. Le difficoltà non mancano, soprattutto quando parliamo di finanziamenti pubblici, di burocrazia e di accesso alle risorse già esistenti. Un aspetto che potrebbe scoraggiare i nuovi e giovani talenti legati al mondo della cultura e dell’arte. Tornando allo studio condotto da Impresa Sanpaolo, per gran parte degli intervistati, il problema principale è relativo alla mancanza di adeguati finanziamenti pubblici, che possano essere adoperati per sviluppare e modernizzare il settore stesso. Questo diventa necessario, soprattutto oggi che le modalità di fruizione della cultura e dell’arte stanno cambiando, dirigendosi sempre di più verso il digitale.

Altro problema riguarda la definizione ed inquadramento di molte figure professionali del settore, come: archeologi, editori, archivisti, antropologi fisici, bibliotecari e molti altri ancora. Dunque delle problematiche che comunque restano e potrebbero avere delle importanti conseguenze nel settore stesso, soprattutto scoraggiando i nuovi talenti.

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