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Il tempo della giustizia


L’intervento del Presidente della ANM, a modesto parere dello scrivente, sembra intempestivo, una reazione esagerata, non proporzionale ad una semplice richiesta di referendum, mezzo peraltro previsto dall’articolo 75 della Costituzione, come espressione di democrazia e libertà.

Gli scandali nella magistratura

I promotori del referendum, non intendono attraverso questo, chiedere ai cittadini un giudizio sulla magistratura, la cui fiducia ed immagine, mai come in questo periodo, è scesa a livelli quantomeno discutibili. È la stessa magistratura, talvolta, ad apparire quasi masochista in quanto, attraverso i continui e vergognosi scandali che si susseguono continuamente e quotidianamente, contornati di lotte fratricide e un approccio poco incisivo nel reprimere certi comportamenti; fino ad arrivare ad una incapacità di darsi delle regole chiare per il funzionamento della macchina, attirando critiche da tutta Europa e non essendo quasi più credibile  nell’opinione della gente.

giustizia

Si fa fatica a sentire quel “al di sopra delle parti”, elemento indispensabile per ogni articolazione dello Stato, essendo semmai più alta la percezione comune di una casta dei giudici, così come di una casta dei politici. A proposito di questi ultimi, non mi trovo d’accordo con l’onorevole Calderoli, vicepresidente del Senato e promotore dei 6 quesiti referendari, quando afferma che la giustizia va riformata fuori dall’aula parlamentare.

Il fallimento della politica

Resistenza e ricorso al referendum in generale rappresentano la prova provata di un fallimento della politica, che non è stata in grado di trovare una soluzione adeguata per la giustizia, richiesta dai cittadini, cercando di avvicinare sempre di più il paese Reale al paese legale. La giustizia non può e non deve essere una partita da vincere per forza da parte di una squadra, bisogna dare la possibilità di candidare chiunque, senza l’obbligo di essere sponsorizzati da una corrente, con la quale in seguito occorre sdebitarsi. Perché non allargare la base dei candidati al CSM, estendendo tale possibilità anche ai 6000 giudici onorari? O ancora, la valutazione dei magistrati dovrebbe essere espressa non solo da professori di diritto e avvocati speciali, ma anche da rappresentanti di associazioni di cittadini, così come avviene per i giudici popolari nella composizione delle Corti d’Assise.

Non riesco a capire perché per il miglioramento della Giustizia si cercano le soluzioni, le più astruse ed originali quando le più semplici e naturali già esistono e sono visibili a tutti: spesso si dimentica  che i magistrati sono dei funzionari dello Stato e come tali devono rispondere del loro operato sul piano disciplinare, come peraltro previsto dal DPR del 1957 e da tutte le norme successive sugli impiegati dello Stato.

Personalmente, poi, nella mia esperienza presso il Tribunale di Latina, mi è capitato sovente di imbattermi in cause con un’anzianità ultra decennale, scrivendo centinaia di sentenze civili di processo iniziati  anche 15anni prima: retaggio ed eredità di un sistema di rinvii a catena, lavoro incompleto per varie ragioni, trasferimenti, cattiva organizzazione e chi più ne ha più ne metta.

Perché nessuno ha mai pensato o si è mai preoccupato di controllare il lavoro e la produttività del sistema, vigilando sul rispetto dei tempi?

Sullo specifico aspetto dei trasferimenti, si potrebbe prevedere che il nulla osta alla richiesta di trasferimento presso altra sede venga subordinato ad previo controllo dell’attività svolta, cioè delle sentenze fatte e depositate rispetto ai fascicoli assegnati, con un chiaro scopo di far portare a termine il lavoro iniziato, anziché far ricominciare la giostra da capo.

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