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La violenza non si giustifica con la cultura

Si devono attenzionare i comportamenti violenti di qualsiasi persona all’interno di una famiglia o i una qualsiasi coppia, prevenendo e punendo gli atteggiamenti che potrebbero sfociare in reati gravi di violenza sessuale.

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Sono rimasto molto turbato, basito, sorpreso nell’apprendere che, a ridosso della giornata internazionale della violenza sulle donne, in parlamento, sulla discussione riguardante l’argomento del femminicidio, ci fossero tanti deputati quanti se ne possono contare sulle dita di una sola mano, oltre al presidente della relativa commissione.

La violenza strumentalizzata

Nel 2019 il numero di femminicidi, sino a quando scriviamo, sono stati 106. Va premesso che la violenza non ha sesso e non ha direzione, va repressa ad ogni angolo, ma senza scadere nel retorico e senza invocarla in maniera strumentale. Se parliamo di “femminicidio”, non ci si può esimere dal fare un analogo discorso su quel che possiamo ben definire “maschicidio”. Si parla solo e sempre del primo e mai del secondo, perché fa più colpo, perché la donna si ritiene, a torto, ancora il sesso debole, dimenticando che nel 2017, all’interno delle famiglie, ci sono stati più maschicidi che femminicidi, 128 donne uccise e 133 uomini uccisi per mano dei loro compagni.

violenza

A parere di chi scrive, una tale enfatizzazione del fenomeno si rivela, in verità, poco rispettosa nei confronti dello stesso sesso femminile, riportandolo ad un stereotipo ormai superato da decenni. Si tratta di una sottovalutazione della donna che non risulta più attuale e che vive solamente di strascichi mediatici, per vendere qualche giornale in più o collezionare qualche click.

Tutto ciò per dire che ridurre il tema della violenza sessuale o omicida che sia, assolo aspetto della donna-vittima e uomo-carnefice rappresenta un grave errore e di certo non lavora nella direzione giusta per affrontare il problema e risolverlo. E, oltretutto, svilisce la figura della donna mostrandole poco rispetto e scarsa considerazione.

Condannare la violenza a prescindere

Ma l’altra faccia della stessa medaglia è rappresentata dall’episodio dell’archiviazione disposta da un PM di Perugia nei confronti di un marocchino denunciato dalla moglie di 33 anni per maltrattamenti, segregazione e altre violenze per 7 lunghi anni, che rischia di diventare un pericoloso precedente.

La motivazione del magistrato parla di un fatto religioso, nel senso ce il rapporto di coppia è stato influenzato da forti ascendenze religiose/culturali. La conseguenza più immediata di questo abnorme (e ridicolo) provvedimento può essere quella di bloccare o scoraggiare iniziative delle donne a denunciare e poi a giustificare tali atteggiamenti, che possono portare anche a conclusioni drammatiche, sempre “nel nome della cultura religiosa”.

Occorre una volta per tutte ribadire che qualsiasi straniero che non rispetti le leggi italiane deve essere punito, a di la delle tradizioni, della cultura, e della religione cui appartiene. L’art.3 della Costituzione riconosce eguale dignità ad ogni persona, senza distinzione di età, sesso e religione. Si devono attenzionare i comportamenti violenti di qualsiasi persona all’interno di una famiglia o i una qualsiasi coppia, prevenendo e punendo gli atteggiamenti che potrebbero sfociare in reati gravi di violenza sessuale.

Delle circa 2.500.000 condanne con sentenze irrevocabili dal 2008 al 2017, ben 825.000 hanno riguardato i cittadini stranieri, circa il 34% del totale. Secondo i dati ISTAT, dal 2014 al 2019, ben 2100 violenze sessuali sono state commesse da stranieri, cioè il 41% del totale, con una proporzione indubbiamente maggiore rispetto agli italiani. C’entra forse questa “cultura religiosa”, individuata quale giustificativo dal magistrato precitato. Ritornando ancora all’episodio di Perugia, mi colpisce e mi rammarica l’assordante silenzio delle femministe, così come ho dovuto a malincuore prendere atto del di fronte alla infibulazione, vergognosa e drammatica pratica della mutilazione di parte del corpo della donna, senza giustificare questa “cultura” che si rivela una barbarie di altri tempi.

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