Lavorare in Germania: due testimonianze a confronto

Quali sono le mosse da fare per lavorare in Germania ? Quali competenze sono richieste sul mercato del lavoro tedesco? Abbiamo cercato di dare una risposta a queste domande attraverso le testimonianze di due ragazze italiane. La prima, Nohemy Graziani, dopo un’esperienza a Berlino svolta grazie al bando Torno Subito indetto dalla Regione Lazio, ha avuto modo di vedere da vicino il funzionamento dei “Job Point”, i centri per l’impiego tedeschi.


“Nell’ambito del periodo di lavoro svolto presso una società che si occupava di business sociale, ho avuto la possibilità di vedere da vicino il funzionamento dei Job Point, che sono centri per il lavoro finanziati in parte con fondi europei e in parte con fondi pubblici. Sono contraddistinti dalla totale libertà di accesso nei confronti dell’utenza. Le persone che cercano lavoro hanno a disposizione molteplici servizi senza dover compiere formalità burocratiche”.

lavorare in germaniaA questo punto abbiamo chiesto a Nohemy se sia richiesto un livello minimo di conoscenza della lingua tedesca per poter usufruire dei servizi dei Job Point: “Per gli stranieri che vogliono lavorare in Germania, il grande problema è la lingua perché comunque anche gli annunci di lavoro sono in tedesco. Quindi si presuppone che chi vi acceda conosca la lingua, almeno a un livello di base, necessario per poter quantomeno completare l’iter di candidatura. Altrimenti l’accesso al mondo del lavoro è limitato”.

“All’interno dei Job Point -ha proseguito Nohemy – ci sono consulenti esperti di risorse umane, che danno consigli e supporto per il colloquio di lavoro. Ho avuto modo di scoprire che organizzano incontri con aziende, in particolare attive nel terzo settore, ambito di cui mi occupo io, dal momento che hanno un network molto esteso di enti verso cui indirizzare i candidati. All’interno dei Job Point si svolgono workshop, selezioni, assessment”.

E la padronanza del tedesco che ruolo gioca nella fase di ricerca del lavoro? Secondo Nohemy è necessario almeno un anno, un anno e mezzo, per acquisire un livello C di conoscenza, come da classificazione europea. In ogni caso, ha poi precisato, in Germania c’è un sistema di welfare che consente, qualora si richieda la residenza, di usufruire di un reddito di cittadinanza mentre si cerca lavoro. “Quando viene formulata un’offerta però, non si può rifiutare altrimenti c’è la decurtazione dell’assegno che si riceve” – ha in ultimo chiarito.

Lavorare in Germania partendo dall’Erasmus

Abbiamo poi parlato con un’altra ragazza italiana, Marilina, che vive e lavora a Monaco da cinque anni, per chiederle quali competenze e requisiti siano necessari per avere chance di lavorare in Germania. “La mia prima esperienza in Germania l’ho fatta attraverso l’Erasmus, grazie al quale ho trascorso un periodo in un’università in Baviera. Ero iscritta alla facoltà di comunicazione internazionale e lingue straniere e ho scelto la Germania come destinazione per l’Erasmus perché Il tedesco era una lingua fondamentale del mio corso di studi e avevo bisogno di approfondirlo sul posto” – ci ha raccontato.

Dopo la laurea Marilina ha cercato lavoro in Germania direttamente dall’Italia, attraverso Internet per circa sei mesi. Ha mandato diversi curriculum e candidature a varie realtà, tra cui la società in cui lavora attualmente. In quest’azienda, attiva nel settore informatico, si occupa delle vendite e dell’assistenza tecnica ai clienti. Dall’assunzione a oggi, ha continuato a lavorare in questo reparto ma man mano sono aumentate le responsabilità.

Marilina ci ha spiegato che la sua conoscenza del tedesco, quando ha iniziato a cercare lavoro, era già abbastanza approfondita. “Ad esempio, per entrare nella società in cui tutt’oggi lavoro, ho inoltrato la candidatura e fatto il colloquio in tedesco. Anche se sul posto di lavoro utilizzo più l’italiano che la lingua tedesca perché mi occupo di vendite nei confronti di clienti italiani. In ogni caso nell’azienda ci sono lavoratori provenienti da tutte le parti del mondo, indispensabili per avere una finestra vicina ai vari paesi in cui vendiamo i prodotti. L’azienda è tedesca e tutte le comunicazioni sono in tedesco e l’inglese è la seconda lingua. E così molti miei colleghi hanno ottenuto il posto di lavoro senza conoscere la lingua tedesca, essendo sufficiente la sola padronanza dell’inglese” – ha poi precisato.

Secondo lei, per inviare un’application in lingua tedesca, ci vogliono due o tre anni. “Certo – ha aggiunto – si può compilarla con l’aiuto di qualcuno, ma poi le aspettative in sede di colloquio da parte degli interlocutori sono alte. Anche se – ritiene Marilina – in Germania non è un grandissimo problema candidarsi senza sapere il tedesco poiché nelle società multinazionali si riesce a entrare anche solo conoscendo bene la lingua inglese. Conosco molti amici e colleghi che sono arrivati senza saper parlare la lingua tedesca, che però nella vita quotidiana serve”.

Le abbiamo poi chiesto, sulla base della sua esperienza, quali siano le figure professionali più ricercate in Germania: “essendoci molte aziende automobilistiche soprattutto in Baviera, ho avuto modo di vedere che sono molto richiesti i lavoratori con competenze tecniche, come, ad esempio, gli ingegneri”.

In ultimo, dal momento che Marilina vive in questo paese da alcuni anni, le abbiamo domandato quale sia, secondo lei, lo scoglio più grande che un italiano deve superare per vivere in Germania.

“Sono tante le cose difficili – ha ammesso – Innanzitutto ci sono molte regole burocratiche da conoscere, tutti gli adempimenti per potersi inserire a livello fiscale, anagrafico, sanitario. Poi è difficoltoso abituarsi anche ai ritmi che sono un po’ diversi. Io personalmente ho la sensazione che le persone siano molto concentrate sul lavoro e infatti esiste una parola che vuol dire “Staccare dal lavoro la sera” ovvero Feierabend. In italiano non esiste un vocabolo per esprimere questo concetto, si usa una perifrasi. È come dire “la festa della sera” e ho compreso il suo significato da quando sono qui, da quando ho capito l’importanza di tornare a casa dopo il lavoro” – ha concluso.

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