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Lavoro, valida sinergia fra mercato e solidarietà: la cooperativa sociale Solidarietà Intrapresa

E’ una storia particolarissima quella della coop. sociale Solidarietà Intrapresa di Forlì ed è ancorata alle vicende personali del cesenate Davide Benini, fondatore e attuale presidente.

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A metà degli anni ‘80 Benini era alla ricerca di un lavoro, dopo una breve esperienza imprenditoriale interrotta per motivi di salute. I suoi legami con il Movimento cattolico di Comunione e Liberazione di Forlì lo misero in contatto con un’esperienza solidale nell’ambito della disabilità, denominata Quartiere Nuovo, composta da un gruppo di giovani volontari, che gli proposero di creare un’organizzazione lavorativa per l’inserimento di persone con disabilità, per dare continuità a quella attività.

casa castigione di ravenna

Per questo fu inviato a Varese in una cooperativa già attiva negli ambiti che si volevano concretizzare anche a Forlì. Terminato il non facile periodo in Lombardia, Benini capì che la vita delle persone con disabilità poteva essere positiva e produrre quello stupore tipico di ogni esistenza umana. Su questa convinzione fu costituita nel 1987, la cooperativa Solidarietà Intrapresa, inizialmente con tre operatori e tre persone disabili che si occupavano di assemblaggi in ambito elettrico, con un obiettivo iniziale ambizioso: l’autonomia economica grazie al lavoro sviluppato, senza il sostegno dei Servizi Sociali. Il mercato, però, ben presto impose le sue regole. Gli assemblaggi semplici venivano remunerati poco e quelli complessi, pur ben pagati, non erano adatti alle persone disabili coinvolte.

Cominciammo allora – ricorda Beninia riflettere su quali direzioni prendere: non volevamo virare sui servizi dove erano già attive altre cooperative, volevamo continuare con la produzione e l’assemblaggio, ambiti che favoriscono la relazione, il dialogo fra le persone, in un’ottica educativa. Rimaneva il problema della sostenibilità economica, su cui ci fu molto di aiuto un dirigente AUSL di Forlì Galeazzo Garavini, che ci propose, in convenzione, di accogliere alcune persone con disabilità per inserirle in un contesto lavorativo: nacque così la collaborazione con i Servizi Sociali, che diede fiato economico alla cooperativa ed integrava a livello finanziario gli introiti prodotti dagli assemblaggi”.

Le modalità di intendere il lavoro e lo sviluppo della cooperativa

Il lavoro con le persone disabili, inteso da Solidarietà Intrapresa, è da considerarsi pionieristico e anticipatore di quanto avvenne successivamente con la legge 381 e la definizione delle coop. sociali di tipo B. Per di più la proposta lavorativa della cooperativa si pone a metà strada fra i centri socio-riabilitativi e le stesse cooperative di tipo B, offrendo una dimensione educativa veramente preziosa per quella fascia di persone che sono in grado di sviluppare competenze lavorative, pur limitate, ma non possono essere inserite in contesti lavorativi veri e propri.

Questa filosofia ha accompagnato Benini e i sui collaboratori più stretti fra cui Monica Pozzi (attuale responsabile dell’equipe di progettazione e coordinamento) negli anni a seguire, che hanno visto la cooperativa crescere in maniera importante. I passi successivi, in termini di sviluppo, sono sempre stati determinati dalle esigenze dei ragazzi disabili, come le prime comunità residenziali, in piccoli nuclei, per dare risposte famigliari a ciò che oggi comunemente viene definito “Il dopo di Noi”.

Tante sono state le sedi dove Solidarietà Intrapresa ha svolto le proprie attività lavorative e residenziali, alcune delle quali frutto di investimenti ragguardevoli come il Complesso Sacro Cuore a Castiglione di Ravenna, ultimato nel 1998, dove attualmente sono attive 4 case residenziali e un centro diurno, oltre a due comunità educative gestite dalla cooperativa sociale Amici di Gigi e il capannone di Forlì (via Campo dei Fiori), dove sono ubicati di uffici e il grande centro di assemblaggio.
Oggi i numeri raggiunti attribuiscono alla cooperativa un ruolo di primo piano nel panorama socio-occupazionale locale: 120 dipendenti (di cui 80 nell’ambito educativo e sanitario e 40 in amministrazione e progettazione), e ben 130 persone con disabilità seguite (80 in residenziale e 50 nei diurni).

L’attività produttiva e la penetrazione nel mercato nazionale

A fianco delle attività socio-occupazionali, continua anche l’attività produttiva, ma in modalità diverse, frutto dell’ingegno di Benini e dei suoi collaboratori a fronte della crisi economica del 2009, quando anche l’assemblaggio è stato in gran parte delocalizzato per questioni di risparmio, penalizzando strutture come Solidarietà Intrapresa.

Quando in breve tempo perdemmo quantità ingenti di lavoro conto terzi – spiega Benini avviammo una profonda riflessione su come sopperire  a tali contrazioni: in primo luogo convertimmo molti dipendenti all’attività socio-assistenziale, in più decidemmo di dare comunque continuità al comparto produttivo: avevamo maturato una buona esperienza in più ambiti fra cui quello delle scale, tanto da essere coinvolti dalle aziende clienti nella fase di progettazione strutturale dei manufatti: per questo decidemmo di intraprendere la strada più naturale possibile (e nello stesso tempo più incredibile ndr) , ovvero quella di progettare e produrre in proprio le scale”.

Attivammo contatti con aziende artigiane locali, a cui venne affidata la realizzazione dei vari componenti (legno, ferro, altri materiali ecc…), che, una volta consegnati in cooperativa, vengono assemblati dal nostro personale e confezionati in kit pronti per il montaggio. Un ulteriore sforzo in termini di relazioni commerciali ha prodotto una serie di accordi specifici  con tanti rivenditori in tutta Italia, a cui vengono spediti i kit delle scale, per la commercializzazione al cliente finale. Questa idea progettuale ha prodotto buoni risultati e una ricaduta benefica sull’occupazione in cooperativa in due direzioni: da una parte i progettisti che coordinano la produzione, dall’altra una buona mole di lavoro di assemblaggio, che favorisce le attività delle persone con disabilità.

Qualità del prodotto, non pietismo

Non vogliamo – ribadisce Beniniche le nostre scale vengano acquistate perchè nelle filiera produttiva sono inserite persone con svantaggio sociale, ma semplicemente perchè si tratta di un prodotto di qualità: anzi questo ramo d’azienda si identifica con un proprio marchio, denominato D’Opera, tanto che molti nostri rivenditori neppure sanno le peculiarità solidali della nostra produzione. Con coloro, invece, che ne sono a conoscenza, siamo ovviamente orgogliosi di comunicare questo aspetto, che risponde, non tanto alla nostra bontà d’animo, ma che rappresenta una risposta concreta ad un bisogno della nostra comunità”.

Altro aspetto fondante in Solidarietà Intrapresa è la collegialità delle decisione, che rispecchia lo stile democratico della cooperativa, i cui vari settori (amministrazione, area industriale e servizi socio assistenziali) non hanno un direttore, ma un coordinatore d’equipe, che favorisce la partecipazione diretta nelle decisioni nei vari servizi. A fianco di Benini, che cura il coordinamento generale ci sono Alessandra Nicodema (amministrazione), Fabrizio Amaducci (area industriale) e la già citata Monica Pozzi (area educativa).

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