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Le due maledizioni dei camionisti

Il camionista è un lavoro fondamentale, ma è spesso poco considerato tanto da essere vittima di almeno due maledizioni.

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L’autista professionale che trasporta merci, generalmente definito camionista per via del fatto che appunto guida un camion, è uno dei mestieri più importanti dell’intero panorama lavorativo. Nella catena logistica è quello che si occupa di approvvigionare i diversi siti che stoccano e vendono la merce. Portandolo da un’azienda all’altra, il camionista ritira e consegna ogni tipo di bene rifornendo dal più sviluppato complesso logistico al supermercato al dettaglio che poi vende la merce che ha ricevuto. Da questa breve spiegazione si capisce come chi guida un mezzo pesante sia un anello fondamentale della catena distributiva e più in generale della società. Nonostante questo su di lui pesano almeno due vere e proprie maledizioni, una abbastanza nota da ormai decenni, l’altra invece sconosciuta ai più perché richiede un ragionamento controintuitivo per essere capita. Per “maledizioni” s’intende l’attribuzione di caratteristiche negative del tutto immeritate. Quel che fa un camionista e di cui non ci si accorge insomma, è un argomento che è bene affrontare.

Quel che fa un camionista e di cui non ci si accorge

La classe sociale

La prima e più nota maledizione che pesa sui camionisti è quella della classe sociale. Una volta apprezzatissimo come lavoro ed ora leggermente in ripresa, per moltissimi anni l’autista merci, nonostante una patente professionale, una carta di qualificazione che richiede un aggiornamento quinquennale ed un’ulteriore tessera per poter utilizzare il mezzo pesante, è stato visto come una sorta di ultima ruota del carro, qualcuno che sì, fa il suo lavoro ma fondamentalmente con il suo bisonte della strada rompe le scatole e se non ci fosse sarebbe meglio. Ai camionisti è stato detto di tutto, ma proprio di tutto: che “sporcano”, che “puzzano”, che sono “ignoranti” che “vivono come delle bestie”. E ancora, che non “rispettano il codice della strada”, che dovrebbero “essere di meno” e così via. C’è ad esempio chi sostiene da sempre l’implementazione del trasporto su rotaia (che è una posizione del tutto legittima ed ovviamente non è una cosa cattiva in sé, ma è anche un qualcosa che non si può fare ovunque) Tra questi ci sono anche quelli che sperano che i camionisti perdano il posto per liberare le strade dalla loro presenza. Una posizione questa, condivisa anche da chi del trasporto su rotaia non gliene frega assolutamente nulla. E’ quindi abbastanza incredibilmente una posizione tanto transcategoriale quanto incomprensibile. Purtroppo non è così raro su internet e più specificatamente sui social imbattersi in commenti di tenore a dir poco negativo verso chi guida una motrice, un bilico, un autotreno. Ovviamente non stiamo parlando di associazioni di categoria o similari, ma di individui singoli. E’ però simbolico il fatto che queste persone, così tanto critiche da sfociare a volte nella vera e propria offesa, sembrano non pensare che, se i camionisti non esistessero, nessuno potrebbe nemmeno comprare il cibo per sfamarsi, perché nessuno lo porterebbe dove si va materialmente a fare la spesa. E nemmeno a casa propria ammesso che si voglia fare la spesa online. Ed è abbastanza facile capire che questo sia tra quel che fa un camionista e di cui non ci si accorge. Ed invece si dovrebbe.

Non è mai stato troppo chiaro perché esista questo astio verso una specifica categoria appartenente agli autisti di professione, ma alcune ipotesi potremmo anche farle. Praticamente tutte però si basano sul fatto che chi fa queste critiche non conosce qual è la vita degli autisti, più che altro quelli che passano fuori l’intera settimana, o anche di più. Per spiegare quel che fa un camionista e di cui non ci si accorge, potremmo tranquillamente dire che: sono persone che spesso mangiano quando possono, a seconda degli orari di carico e scarico, si lavano dove trovano una doccia libera, cosa non facile ed a volte è pure fredda e, vivendo nella cabina del trattore stradale per giorni, ovviamente è piuttosto complicato per loro gestirsi nello stesso modo in cui una persona si gestisce a casa propria. Sono inoltre persone che non possono vivere la crescita dei loro figli come tutti gli altri, proprio per il fatto di essere costretti a stare lontano da casa per molti giorni al mese. I figli li vedono più che altro nel weekend ed in molti casi nemmeno tutti i fine settimana. Sostengono spese per mangiare decentemente almeno alla sera che altri non hanno e che spesso incidono significativamente sul loro stipendio, di certo non altissimo. Tutto ciò è necessario per garantire che la filiera logistica funzioni correttamente e che le merci arrivino in tempo. Per merci dobbiamo intendere non solo i cioccolatini di cui possiamo fare tranquillamente a meno, ma anche ad esempio i farmaci o i prodotti per i bambini. Ecco, quel che fa un camionista e di cui non ci si accorge. Ovviamente c’è chi lavora in condizioni migliori e chi in condizioni peggiori, c’è chi infatti si trova benissimo, perché molto dipende da ciò che l’azienda mette a disposizione e da quali siano i viaggi necessari. Ma anche quando si trova perfettamente a suo agio sul posto di lavoro, resta comunque soggetto alla maledizione della classe sociale.

E’ pur vero che il camionista è un po’ un “lavoro così”, bisogna avere la passione e sapersi adattare molto. Ma questo adattarsi non presuppone anche l’insulto o la denigrazione da parte di altre persone che incredibilmente a loro volta usufruiscono del lavoro dei camionisti per loro stessi e per le proprie famiglie. Questa situazione è decisamente assurda e andrebbe fatta una campagna per sensibilizzare chi non capisce cosa c’è dietro al lavoro dell’autista e spara sentenze a caso senza nessuna cognizione di causa. Tra quel che fa un camionista e di cui non ci si accorge. c’è anche una certa resistenza psicologica insomma. Ovviamente anche qui non è tutto bianco o tutto nero. Ci sono lavoratori irresponsabili, come in ogni categoria, quelli che non han voglia di lavorare e via dicendo. E’ normale che nella massa ci sia qualcuno che non rispetta le regole, ma in generale chi fa il camionista, come detto sviluppa una vera e propria passione per ciò che fa e deve stare attento ad una serie di norme così articolate e complicate che a tutti gli effetti lo possiamo chiamare “professionista”. Nonostante questo, appunto, viene da qualche decennio considerato da molti come una sorta di “rompiballe” da sopportare ed appartenente ad una specie di sottocategoria lavorativa. La follia di questo stato dell’arte, che ora fortunatamente è un po’ regredito, è palese.

I non incidenti che nessuno sa

Un altro stigma che pesa sui camionisti è quello degli incidenti. Coi propri enormi mezzi sarebbero loro a provocare il maggior numero di incidenti, quelli più gravi e tragici, magari perché “guidano troppo” o “guidano male” o “sono distratti” e via dicendo. Partiamo dall’inizio: il fatto che il maggior pericolo derivi dalle basse prestazioni degli autisti di mezzi pesanti è tutto da dimostrare, però non è questa la sede. Restando nel concetto del “quel che fa un camionista e di cui non ci si accorge”,qui vogliamo far invece riflettere su un’altra questione, molto nascosta e che proprio per questo non è minimamente considerata: un camionista può anche essere protagonista (e anche responsabile, quando lo è) di un incidente, ma magari nella stessa giornata ne ha evitati altri cinque (o dieci) grazie alla sua bravura, attenzione, prontezza di riflessi, preparazione, attenzione, intuizione, immaginazione. Ok, ma come si fa ad accorgersi di questo per fargli i complimenti? A parte il fatto che per le ragioni spiegate fino ad ora è difficile che ad un camionista vengano fatti dei complimenti, ma il problema reale è che fondamentalmente non si può. Un incidente evitato è un evento che non esiste.

Non c’è stato uno scontro, non ci sono mezzi danneggiati, non è uscita la polizia e nemmeno l’ambulanza, non ci sono feriti né morti. Non è successo assolutamente nulla, la vita di tutti è trascorsa in modo normale, ma qualcuno per fare che niente accadesse ha capito qualcosa che nessun altro ha capito in un dato momento, in un dato luogo ed in una determinata situazione e ha preso la decisione di fare o non fare qualcosa. Spostarsi (anche magari violando qualche norma, può capitare pure questo, sappiatelo), frenare, accelerare, scartare improvvisamente, fermarsi, fare un segno con la mano a qualcuno, puntare la cabina del mezzo in un certo punto per far capire agli altri cosa fare e cosa non fare per evitare uno scontro. Si potrebbe stare qui a descrivere le varie situazioni per giorni, ma siccome non è successo nulla, fondamentalmente non c’è un interesse reale a capire l’importanza del prevedere un incidente ed il modo in cui questo viene fatto dai professionisti della strada. Quel che fa un camionista e di cui non ci si accorge è anche qualcosa che non si vede, non si può toccare con mano, non si può immortalare, non ci si può nemmeno ragionare sopra

Questo perché non ci sono dati su cui riflettere, visto che non è accaduto assolutamente niente. Tecnicamente parlando anche se ci fosse un interesse, sarebbe difficile comprendere il fenomeno e poi eventualmente prendere una qualche decisione. Chi dovrebbe occuparsene, cioè ad esempio il Ministero dei trasporti e le varie associazioni di categoria non potrebbero comunque materialmente farlo, perché appunto non avendo dati su cui riflettere è quasi impossibile prendere una qualunque decisione in merito. E poi quale decisione dovrebbero prendere? Non si può studiare un evento che non esiste e quindi non si può nemmeno decidere un qualcosa. E comunque non potendolo dimostrare a chiare lettere, il che renderebbe molto difficile un intervento.

Qualcosa però lo possiamo proporre: ad esempio, gli autisti di professione che guidano mezzi pesanti (tutti) hanno il doppio dei punti sulla patente. Questo perché sono in possesso del CQC, la carta di qualificazione del conducente, dalla quale vengono tolti i punti quando commettono un’infrazione durante il lavoro ai comandi di un mezzo che supera le 3,5 ton (sotto si guida con la patente B). Ciò ai tempi è stato fatto perché ovviamente chi guida anche 9 ore al giorno, magari tutti i giorni, ha un rischio molto, ma molto maggiore di chi prende l’auto solo alla domenica. Ed anche il tipo di mezzo è differente e più complicato da utilizzare. Si potrebbe quindi pensare di aumentare ulteriormente i punti della patente degli autisti, perché statisticamente parlando non è che sia così giusto il fatto che una persona che guida tutti i giorni per lavoro per diverse ore, abbia solo il doppio dei punti di chi magari l’auto la prende una volta al mese. Il rischio è infatti decine di volte maggiore, anche se maggiore anche la formazione, così come l’esperienza e questo mitiga un po’ tale rischio. Però è chiaro che almeno la mera esposizione a possibili errori è imparagonabile tra i due casi.  Diciamo che volendo fare un esempio matematico molto veloce, chi ha rischio 1 ha protezione 1, ma chi ha rischio 10 ha protezione 2. Quel che fa un camionista e di cui non ci si accorge è anche avere molte meno possibilità si sbagliare rispetto ad uno che guida normalmente l’auto tutti i giorni.

Questa è una statistica che esiste nel concreto, ma come dimostrare la bravura di un camionista quando non fa accadere un incidente? Come dimostrare che quel che poteva succedere non è successo grazie alle capacità dell’autista? Bisognerebbe presumerlo da altri dati (ad esempio le ore di guida e la formazione, quindi l’esperienza e la competenza), ma non è possibile mettere nero su bianco quei dati lì, visto che l’evento possibile molto semplicemente non avviene ed i dati quindi non ci sono. E’ pur vero che lo stesso discorso sulla bravura nell’evitare incidenti è fattibile anche per i cosiddetti “corrieri”, quelli che tutto il giorno guidano un furgone per consegnare pacchi a destra e a manca. Così come anche per loro è sostenibile il discorso di un aumento dei punti della patente (tra l’altro loro ne hanno solo 20, perché non godono del raddoppio come gli autisti di mezzi pesanti), visto che guidano tutto il giorno. Però è anche vero che guidare un mezzo che pesa 3 tonnellate e qualcosa è diverso dal guidarne uno che pesa 20 o 44 a pieno carico. Si potrebbe quindi pensare a degli scaglioni per categoria.

A parte però il discorso tecnico, ritornando alle nostre “maledizioni”, è chiaro come un qualcosa che non succede non sia studiabile né dimostrabile, ma qualcuno ha agito lo stesso per evitare il danno (che non c’è stato). La maledizione in questo caso è che i camionisti vengono molto spesso additati come responsabili di incidenti gravi con morti e feriti. A volte responsabili lo sono davvero (come tra l’altro può capitare a chiunque guidi), a volte no, ma il problema è puntare il dito contro l’intera categoria senza minimamente sapere quale lavoro ci sia dietro e quali e quanti siano ogni giorno gli incidenti evitati dai conducenti dei bisonti della strada. Il ragionamento come accennato all’inizio è controintuitivo: non si pensa mai a ciò che non accade e soprattutto al perché non accade, ma solo a ciò che possiamo per così dire tastare con mano e questo limita la nostra visione, quindi anche le nostre analisi, riducendo i campi di intervento in cui siamo chiamati ad operare e quelli di giudizio che siamo in grado di gestire. Quel che fa un camionista e di cui non ci si accorge è sempre per il bene di tutti. Purtroppo anche lui a volte sbaglia, perché anche lui è umano.

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