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L’intelligenza artificiale sostituirà i giornalisti?



L’intelligenza artificiale sta già impattando fortemente su alcuni lavori in determinate zone del mondo. In Cina ad esempio un’azienda ha iniziato a sostituire gli illustratori con l’IA generativa per le immagini. Sarebbero quindi a rischio anche i lavori d’intelletto, tra i quali c’è anche quello del giornalista. Una teoria sostiene che in futuro l’IA potrebbe rimpiazzare addirittura il 100% dei giornalisti, cioè tutti, ma è davvero così? La risposta indubbiamente è no. Per capire bisogna prima di tutto stabilire di quale tipo di giornalisti stiamo parlando. Ne esistono infatti di svariate categorie, se vogliamo chiamarle così. Da quelli che fanno lavori piuttosto semplici a quelli che fanno inchieste sotto copertura. Infatti bisogna dire che il concetto di “giornalismo” comprende ormai una moltitudine di attività, ma non era certo nato così.

Umani contro macchine?

Se intendiamo il giornalismo nel suo concetto originario, ovvero come quell’attività che svela le magagne del potere (qualsiasi sia) è facile capire come un giornalista d’inchiesta non verrà mai sostituito da niente e nessuno. L’evento è semplicemente impossibile. Questo perché chi svolge questa difficile e talvolta pericolosa attività fa un meticoloso lavoro sul campo fatto di attese, ascolti, appunti, raccolta di indizi e prove e moltissimo altro che poi deve mettere insieme per costruire a livello giornalistico l’inchiesta. L’IA potrebbe forse in futuro aiutare nello sviluppo del lavoro, velocizzare alcune operazioni, ma nessuno tranne chi ha fatto l’inchiesta sarà mai in grado di collegare tutto quel che ha raccolto. Di conseguenza una IA, generativa fino a quando si vuole, non potrà mai in alcun modo sostituire questa figura ultra-specializzata.

E tutti gli altri? Ecco qui il discorso si fa più complesso e fumoso. E’ vero che in alcuni casi esistono lavori svolti da giornalisti che, tecnicamente parlando, potrebbero essere automatizzati, come ad esempio la ripresa di un comunicato stampa, o il rilancio di una notizia.  Bisogna però tenere presente che un conto è un’operazione automatica che sì, fa un qualcosa, magari anche molto più velocemente di un umano, ma con nessuna consapevolezza di quello che fa, un altro è avere a disposizione una persona che pensa sulla base delle esigenze del cliente. Si può abbassare il livello del servizio per questioni economiche ed automatizzare il processo, ed è certamente una riflessione da fare, ma eguagliare una persona preparata in grado di comprendere i bisogni umani e professionali e trasformarli in un testo è tutt’altra cosa.

Lo stesso discorso può effettivamente valere per l’intera categoria. Chi non vorrà abbassare il livello del servizio (e non sempre sarà possibile) dovrà necessariamente rivolgersi a “giornalisti umani”. Questi però dovranno essere ben preparati a capirne le esigenze e non essere troppo concentrati su se stessi (caratteristica di cui i giornalisti non sono privi, a dirla tutta). Anche nello scrivere articoli di ogni tipo molto probabilmente sarà sempre di più in questo modo. Un giornalista che dà una sua opinione sul caso o sul prodotto del giorno, dovrà quasi certamente riuscire a formare tale opinione non tanto su convincimenti suoi, anche dettati dalla sua preparazione, ma sulle necessità ed i desideri dei lettori, invertendo così una tendenza molto attuale per la quale è spesso il giornalista che tenta di convincere di qualcosa il lettore. Quest’ultima operazione però, non è escluso che almeno in futuro potrà essere tranquillamente svolta da una qualche IA progettata ad hoc, che per giunta potrebbe essere portatrice agnostica di interessi di parte.

Spiegare una nuova legge sul lavoro ad esempio, come facciamo anche noi di Bianco Lavoro, dando opinioni orientate alla collettività e non verso l’una o l’altra parte (politica, economica, sociale che sia), capire sempre più le esigenze di chi legge, cercando di interpretare non solo cosa vuole sapere, ma anche cosa pensa su quel che gli viene spiegato per renderlo più cosciente dei cambiamenti che porterà quella tal legge, potrebbe essere la via giusta per non perdere il lavoro ed anzi ritagliarsi uno spazio inattaccabile sia da esseri umani che da macchine costruite per rimpiazzarli.

Volendo andare su materie più tecniche, un giornalista che si limiti a spiegare le caratteristiche di un nuovo cellulare potrebbe diventare obsoleto. La sua preparazione potrebbe anche essere perfetta, insuperabile ed essere lui altrettanto imbattibile nella stesura dei testi. Ma è proprio l’operazione in se stessa che rischierebbe di diventare, per così dire, antica. Una via potrebbe quindi essere quella di capire come eventuali acquirenti vogliano o pensino di usare il nuovo smartphone, concentrandosi però sul lato umano dell’utilizzo piuttosto che su quello meramente tecnico, facilmente spiegabile anche da un bot avanzato (pensiamo ad un mero elenco di caratteristiche). Anche l’approccio “pubblicitario” potrebbe non rendere più e nemmeno quello basato sul confronto con altri smartphone concorrenti. Non è detto che una IA non possa compiere un giorno neanche troppo lontano queste operazioni in modo estremamente dettagliato.

Un giornalista politico può essere sostituito da una IA? Detto che, almeno in Italia, l’operazione risulterebbe alquanto ardua per motivi non prettamente tecnici, va detto che a livello tecnologico si potrebbe forse progettare una IA in grado di orientare l’opinione pubblica a livello politico anche in modo più pervasivo di quanto non  cerchino di fare ora quelli che vengono chiamati a torto o ragione “giornalisti politicizzati” (diversi dai giornalisti politici in senso stretto). In futuro non è nemmeno detto conti più di tanto il livello di “seguito”, i follower insomma, in quanto un’intelligenza artificiale potrebbe tranquillamente eguagliare e superare qualsiasi seguito perché ritenuta più imparziale di un essere umano (non necessariamente a ragione).

Ma appunto un conto sono i giornalisti con una dichiarata fede politica e che pur legittimamente sostengono le proprie idee tentando di convincere chi legge o ascolta che sono quelle giuste, un altro sono i giornalisti che la politica la raccontano e spiegano. Anche in quest’ultimo caso, pur essendo un’attività diversa da quella d’inchiesta, si tratta di sporcarsi le mani sul campo, parlare con le persone, dal politico più importante e rappresentativo, o quello più in voga del momento, alla gente comune, per aver il polso della situazione e capire se c’è e nel caso dove sta la magagna, la difficoltà, il problema, quel che c’è da migliorare. Inoltre la politica concreta (ovvero non quella fatta da dichiarazioni e litigi) è una cosa così complicata che è letteralmente impossibile possa venire spiegata da un qualcosa che non ha la consapevolezza di quello che fa. Ed è proprio grazie a quella consapevolezza che i giornalisti dovrebbero forse orientarsi sempre di più verso i bisogni umani di chi legge.

Si tratterà quindi sostanzialmente di trovare in determinati campi una via diversa di raccontare la realtà, più aderente all’utilizzo umano di un prodotto o di un servizio che alle mere caratteristiche tecniche possedute dall’uno o dall’altro. Più centrata su cosa significhi nella realtà quotidiana quel tal nuovo provvedimento legislativo (per fare un esempio), più che sull’eterna lotta sul “è stato giusto o no” averlo adottato, diatriba sulla quale ognuno avrà sempre le sue opinioni, che difficilmente s’incontreranno se differenti.

Con una buona dose di probabilità ci sarà una discreta scrematura ed alcuni saranno costretti a cambiare mestiere, ma è fuori discussione che una IA possa integralmente sostituire la categoria dei giornalisti, così come è fuori discussione che possa sostituire qualcuno che saprà reinventarsi a dovere, basando la propria attività sui bisogni umani del lettore. Sicuramente un ritorno alla centralità della persona è ciò che può combattere il pericolo di perdere il lavoro a causa dell’intelligenza artificiale, anche se appunto esiste il rischio di un abbassamento della qualità dei servizi a favore di una contropartita economica maggiore. Ma, bisogna dire che forse non c’è un altro modo per difendere la propria attività se non quello di dimostrare di essere superiori ad una macchina per sensibilità, empatia, attenzione ai bisogni del lettore, in una parola, umanità.

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