Nell’era dei Big Data e delle fake news, l’informazione “certa” fa la differenza. Ecco come aiuta la visura camerale

Nell’era dell’economia digitale, i dati sono il quarto fattore della produzione insieme a terra, capitale e lavoro. Ignorare il valore che se ne può estrarre è un grave errore. Vediamo perchè

Davanti ai rischi crescenti delle fake news, verrebbe da rispolverare il detto “fidarsi è bene” aggiungendo “ma delle fonti giuste”. L’esplosione della società digitale ha innescato una vertiginosa crescita dei dati a nostra disposizione e, per converso, reso sempre più difficile capire quali fonti siano da ritenere affidabili e quali no. Dal canto loro, le imprese si stanno rendendo conto dell’importanza di raccogliere, analizzare e integrare il maggior numero di informazioni possibile per effettuare le proprie scelte in modo consapevole, limitare le variabili di rischio e cogliere nuove opportunità.


L’uso dei dati

big data

In questo scenario, l’uso dei dati è sempre più centrale nelle strategie e nella gestione del business delle grandi e medie imprese; ma è indispensabile anche per le più piccole, fino al singolo imprenditore. Nell’era dei Big Data non bisogna farsi ingannare e pensare di essere troppo piccoli per gestirli. Strumenti come la visura del Registro delle imprese sono semplici e alla portata di tutti per conoscere meglio il proprio pezzo (piccolo o grande) di mercato. Il primo passo per avere un vantaggio competitivo e disporre di un valore di conoscenza (affidabile) su cui investire per mettere in moto la crescita della propria iniziativa. O evitare con successo i rischi di finire fuori dal campo di gioco del mercato.

Dove va l’impresa italiana? I numeri del 2019

Nonostante le difficoltà ad uscire da questa lunga crisi, l’Italia continua a credere fortemente nell’impresa, visto che ne può vantare oltre 6 milioni, più di una ogni dieci abitanti. Lo scorso anno sono nate 353.052 nuove attività, circa 5mila in più rispetto all’anno precedente. A fronte di queste, però, 326.423 hanno chiuso i battenti nello stesso periodo, 10mila in più rispetto al 2018. A dirlo è Movimprese, il “termometro” statistico del sistema imprenditoriale italiano – realizzato da InfoCamere per conto di Unioncamere – che, da oltre trent’anni, prende la temperatura dell’azienda-Italia attingendo ai dati del Registro delle Imprese delle Camere di Commercio. Il Registro è la principale fonte di informazione economica sulle imprese italiane (sede, amministratori, soci, bilanci, trasformazioni) e per questo la visura camerale online della Camera di Commercio è lo strumento da avere sempre a portata di mano per prendere decisioni informate, basate su dati ufficiali.

La “foto” scattata all’anagrafe delle imprese a fine anno restituisce un saldo tra entrate e uscite pari a 26.629 le imprese in più. Una notizia positiva, ma dal sapore agrodolce visto che si tratta del saldo minore degli ultimi 5 anni. A fine dicembre 2019 lo stock complessivo delle imprese esistenti ammontava a 6.091.971 unità. Guardando alla geografia delle imprese, a restare al palo lo scorso anno tra le grandi macro-ripartizioni (confermando la performance del 2018) è stato il Nord-Est (-0,1% il tasso di crescita, equivalente a circa 1000 imprese in meno nei dodici mesi). Il dato più positivo riguarda il Mezzogiorno che, con una crescita di 14.534 unità, da solo determina oltre la metà (il 54,6%) di tutto il saldo positivo dello scorso anno.

Ma su quali settori scommettono i neo-imprenditori italiani, e in quali hanno tirato più facilmente i remi in barca? A guadagnare terreno nel 2019 sono stati il turismo (8.211 imprese in più per l’alloggio e la ristorazione), le attività professionali (+6.663), i servizi alle imprese (+6.319) e – sulla scia del basso costo dei mutui e degli incentivi al recupero edilizio ed energetico – le attività immobiliari (+4.663) e le costruzioni (+3.258). Si è ristretta invece ulteriormente (-4.107 imprese) la platea dell’industria manifatturiera, quella del commercio (-12.264) e dell’agricoltura (-7.432).

Conoscere per decidere: la visura camerale, la bussola “ufficiale” per chi naviga i mercati

Dati aggiornati e dettagliati, come quelli che InfoCamere elabora periodicamente, sono indispensabili a istituzioni e ricercatori per comprendere le dinamiche evolutive dei settori produttivi e dei territori. Ma sono fondamentali anche per le imprese stesse: per seguire da vicino i propri concorrenti, trovare partner solidi per crescere, allargare la platea dei clienti per incrementare il giro d’affari.

Nella visura camerale sono riportati i dati legali e anagrafici dell’impresa:

  • la denominazione,
  • la forma giuridica,
  • la sede,
  • il codice fiscale,
  • il tipo di attività svolta e altri elementi relativi agli organi di amministrazione e alle cariche sociali.

E’ insomma il documento che garantisce l’effettiva esistenza dell’impresa, nonché la pubblicità legale di tutti gli atti che la riguardano, permettendo ai cittadini di ottenerne informazioni specifiche e valutarne la solidità. E alle imprese di presentarsi ai partner – anche quelli internazionali, visto che è direttamente tradotta in inglese – con un biglietto da visita “certificato”. Uno strumento di conoscenza “capillare” e costantemente aggiornato, e dunque fondamentale per garantire la trasparenza degli scambi e la conoscenza del mercato (nel Registro sono iscritte, per legge, tutte le imprese operanti in Italia e ogni modifica dell’attività, degli amministratori, deposito di atti e documenti vengono messi a disposizione online in pochi giorni).

Nell’era dell’economia digitale, i dati sono il quarto fattore della produzione insieme a terra, capitale e lavoro. Ignorare il valore che se ne può estrarre può essere un errore fatale. Secondo un’indagine Unioncamere, solo una impresa italiana su tre è sul web e per quattro piccoli imprenditori su dieci “Internet non serve”. II malinteso che affligge le PMI ancora ferme “al palo” è quello di credere che essendo “Big’ i dati non siano fatti per loro; eppure, a trarre vantaggio da questi dati (opportunamente aggregati e messi a disposizione, come fanno le Camere di Commercio) potrebbero essere proprio le imprese più piccole, a cui servono informazioni più semplici e immediate.



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