Pensione integrativa: perché è difficile farsene una

La scelta della compagnia, del prodotto e di quanti soldi investire sono i problemi di chi vuole farsi una pensione integrativa, cosa non facile.

Con l’entrata in vigore del sistema contributivo, le pensioni di chi oggi sta lavorando saranno probabilmente molto più “leggere”, rispetto a quelle erogate precedentemente col sistema retributivo. Nasce quindi l’esigenza di una maggiore entrata economica una volta terminato l’arco lavorativo. Per chi non ha rendite, immobili da affittare e via dicendo la pensione integrativa può essere una buona strada.


pensione integrativa

Consigli per fare una pensione integrativa

Investire adesso per ritrovarsi un capitale maggiore tra 15, 20 o più anni. Anche volendo però, non per tutti è così facile farsi una pensione integrativa, per mere questioni economiche, ma non solo.

Scegliere la compagnia giusta

Per una pensione integrativa si sceglie generalmente una compagnia assicurativa piuttosto grande, con un buon nome e un ottimo capitale. Non per forza le più piccole sono meno affidabili, il fatto è, piuttosto, che più l’azienda è grande più capacità avrà di sopravvivere e non subire contraccolpi gravi ad eventuali scossoni di mercato. Questo è più un dato di fatto che un’opinione. Certo esistono anche realtà meno grandi ma molto solide e dalla grande affidabilità, ma c’è sempre il fatto che il futuro è comunque incerto per tutti. Sicuramente però la scelta non può essere basata solo sulla grandezza della compagnia, ma va centrata molto anche sui prodotti offerti, in parole povere sulla rendita promessa a fronte dell’investimento di lungo periodo.

Scegliere il prodotto giusto

Nonostante la varietà di prodotti offerti dalla generalità delle compagnie assicurative, solitamente questi prodotti si dividono in rendite di capitale e rendite continue dopo un certo numero di anni. In pratica, o s’investe depositando poco a poco un più o meno piccolo capitale e lo si ritira tutto dopo un certo numero di anni oppure si investe su una pensione integrativa, su un qualcosa cioè, che vi verrà dato mensilmente una volta andati in pensione, unitamente a quella statale e per tutto il periodo in cui resterete in vita.

Capire cosa può servire non è facile in quanto ritirando un capitale più grande di quello investito precedentemente significa avere molti soldi a disposizione subito per eventuali spese impreviste. Una pensione integrativa è invece un qualcosa che si ritira solo dopo molti anni e una volta andati in pensione, poco per volta. Nel frattempo quel capitale versato volta per volta è maturato ed è chiaro che si riceverà una cifra più alta di quella depositata ad esempio mensilmente. Però esiste l’incognita di poter pagare sempre quella cifra. Ad esempio si potrebbe perdere il lavoro per un certo numero di mesi, o nel peggiore dei casi di anni. Sono comunque cose che vanno ponderate molto molto bene e probabilmente in molti casi ci vuole anche un po’ di fortuna.

Quanto investire

Quanto investire ovviamente dipende in primis dalle finanze di ognuno, ma anche dalla volontà di quanto privarsi mensilmente per ottenere poi qualcosa di più cospicuo. C’è anche da dire che solo chi ha entrate economiche maggiori di un certo livello può permettersi di pensare ad una pensione integrativa. E’ questa è forse la difficoltà maggiore di tutte: gli stipendi in Italia non brillano per la loro generosità, di conseguenza bisogna pensarci molto bene prima di togliersi volutamente una parte di stipendio, anche se è per una buona ragione.

Per fare un esempio, prendendo uno stipendio medio di 1500 euro e decidendo di dedicare il 20% di esso a una pensione integrativa, va da sé che bisognerà vivere con 1200 euro per tutto il tempo che servirà salvo che lo stipendio aumenti. Attualmente vivere con 1200 euro è possibile ma certo è impossibile non dover fare qualche rinuncia. E’ vero però che se nel nucleo familiare c’è una seconda persona che lavora il discorso cambia, ma è comunque una scelta pesante, da ponderare molto bene prima di effettuarla. L’idea che sta dietro è quella della sobrietà, insomma non bisogna fare colpi di testa pensando di risolvere un problema negli della pensione ma creandosene uno nell’immediato. Anche perché bisogna pensare che nella vita quotidiana possono capitare degli imprevisti che potrebbero richiedere un immediato bisogno di denaro, magari anche di una quantità ingente, di conseguenza privarsene di una quota “in partenza” può divenire rischioso. Insomma è una scelta di campo, quella che va fatta.

Lavori precari

Un ostacolo grosso come una casa al versamento di una quota di stipendio per la pensione integrativa è la precarizzazione del lavoro. Chi non ha un lavoro fisso molto difficilmente potrà permettersi di togliersi parte dello stipendio da versare per un’integrazione futura della pensione, in quanto potrebbe restare senza lavoro e non avere più i soldi da versare oltre ad avere anche un problema nell’immediato, cioè quello di cercarsi un altro lavoro.

In questo caso o la persona in questione ha da parte dei soldi che possono sopperire alla mancanza del lavoro oppure l’idea di farsi una pensione integrativa è probabilmente da scartare fino a quando non raggiungerà il traguardo di un lavoro fisso. In Italia i precari sono moltissimi e anche chi ha un lavoro sicuro non sempre si fida così tanto da privarsi di una quota dello stipendio. Potrebbe capitare ad esempio un trasferimento di sede aziendale con tanti saluti ai dipendenti di quella sede che fino a quel momento avevano magari contratti a tempo indeterminato.

Come decidere quindi?

Se si ha uno stipendio abbastanza alto da poter subire una decurtazione mensile di un certo livello senza subire contraccolpi gravi nel tenore di vita, un lavoro che si reputa sicuro e dopo una ricerca molto scrupolosa della compagnia assicurativa giusta, è plausibile pensare ad una pensione integrativa che possa mantenere o addirittura aumentare il tenore di vita una volta finito l’arco lavorativo.

Queste condizioni devo ricorrere tutte altrimenti diventa una sorta di terno al lotto soprattutto se si ha un lavoro con contratto precario. E’ decisamente necessario anche il comprendere che vi possono essere delle urgenze nell’immediato, per questo il tagliarsi lo stipendio a favore di un versamento per una pensione integrativa è qualcosa che va ponderato davvero molto bene. Avere in banca un piccolo gruzzolo può comunque aiutare nella decisione, ma certo se non lo si ha non si può dire che sia una colpa. A prescindere da tutti i casi elencati, la scelta di una pensione integrativa resta comunque un ottimo investimento nel futuro.

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