Responsabilità medica, cosa accade in caso di violazione del dovere di informare

La Corte di Cassazione fa il punto sulle varie ipotesi di responsabilità medica nel caso di omessa o incompleta informazione al paziente.

In tema di responsabilità medica la violazione del dovere di informazione del paziente rappresenta certamente una delle ipotesi di maggiore discussione.


Le ipotesi della Corte di Cassazione sulla responsabilità medica

responsabilità medica

Ebbene, con ordinanza n. 17806/2020 da parte della Corte di Cassazione, gli Ermellini hanno fatto il punto sulle ipotesi di omessa o insufficiente informazione del paziente da parte del medico, riepilogando tutti i principali scenari che potrebbero essere oggetto di configurazione, e che cosa accade nelle ipotesi di conseguente risarcimento.

Danno alla salute per colpa del medico

Tra le varie ipotesi all’analisi della Corte di Cassazione, la prima è quella relativa all’ipotesi di danno alla salute per responsabilità del personale sanitario, e precedente omessa o insufficiente informazione sull’intervento eseguito.

Ebbene, in questa particolare ipotesi la Suprema Corte rammenta come il diritto al risarcimento del danno subito sia limitato a quello alla salute, sia morale che relazionale, a patto che il paziente che ha subito il danno, pur correttamente informato da parte del medico, abbia comunque scelto di sottoporsi all’operazione.

Di contro, nel caso in cui il paziente, informato dal medico, avesse scelto di non sottoporsi all’intervento, allora il risarcimento del danno avrebbe potuto non essere solo contenuto in quello alla salute, ma avrebbe potuto comprendere anche il risarcimento per il pregiudizio da lesione del proprio diritto all’autodeterminazione.

Omessa informazione e mancanza di colpa del medico

La seconda ipotesi su cui si concentrano gli Ermellini è quella dell’omessa informazione al paziente, ma con mancanza di colpe da parte del medico. Siamo pertanto nel caso di un intervento in relazione al quale il paziente ha subito un pregiudizio alla propria salute, ma senza che vi sia un comportamento colposo da parte del personale sanitario.

Ebbene, in questo ambito, se il paziente ha scelto di non sottoporsi all’intervento, allora il risarcimento sarebbe liquidato in relazione alla lesione del diritto ad autodeterminarsi. La lesione della salute deve invece essere oggetto di valutazione in riferimento all’eventuale differenza tra il maggiore danno biologico che è conseguente all’operazione, e lo stato di malattia preesistente nel paziente.

Omessa informazione e nessun danno alla salute

C’è poi una terza ipotesi, che è quella legata all’omessa informazione al paziente ma, in sostanza, nessun danno alla sua salute. Dunque, se il paziente non ha ricevuto una corretta informativa sull’intervento, ma l’operazione alla quale avrebbe comunque scelto di sottoporsi non gli ha comunque determinato alcun pregiudizio, allora il paziente stesso non ha diritto a ricevere alcun risarcimento dei danni.

Omessa informazione e impossibilità di accertamento

Vi è poi una quarta e ultima ipotesi sulla quale si concentrano le valutazioni dei giudici della Suprema Corte, relativa all’ipotesi in cui il paziente non ha ricevuto alcuna informazione (o ha ricevuto una informazione comunque ritenuta inadeguata), e in relazione a questa non gli è derivato un danno alla salute, bensì l’impossibilità di procedere ad accertamenti che sarebbero stati sicuramente più efficaci e attendibili rispetto agli esami effettuati.

Ebbene, per gli Ermellini in questo caso è possibile che il paziente possa essere risarcito della lesione subito al proprio diritto all’autodeterminazione, ma solamente se riesce a dimostrare che da questa omessa, inefficace o insufficiente informazione, siano derivati dei danni che sono rappresentati in una sofferenza soggettiva, e in una contrazione della propria libertà di disporre di se stesso.

I giudici rilevano infine come il risarcimento del pregiudizio da lesione del diritto di autodeterminazione, verificatosi per le non imprevedibili conseguenze di una terapia, pur necessaria anche se effettuata secundum legem artis, ma senza una informazione preventiva e corretta del paziente sugli effetti potenzialmente nocivi, e pertanto senza ottenere un consenso, dovrà conseguire all’allegazione del relativo pregiudizio ad opera del paziente.

CATEGORIES
Share This

Commenti

Wordpress (0)