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Riflessioni sulla Giustizia

“In nome del popolo italiano”. Inizia così ogni sentenza dei magistrati italiani. Ma nella forma, e soprattutto nel merito, è vero che si esercita nell’interesse del popolo italiano?

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In nome del popolo italiano“. Inizia così ogni sentenza dei magistrati italiani. Ma nella forma, e soprattutto nel merito, è vero che si esercita nell’interesse del popolo italiano? E con quali risultati?

Il calo di credibilità della giustizia

Fa scalpore la notizia di quel magistrato a cui il CSM ha revocato l’incarico per “ignoranza”. Ignorare vuol dire non conoscere, non è necessariamente una colpa. Ma non se sei un giudice che esercita il diritto e decide sulle vite altrui! Ormai è notorio che la magistratura, ahimè, anzi ahinoi, ha subito in questi anni un calo di credibilità ed immagine senza precedenti. Eppure i membri del Csm non trovano di meglio che aumentare retribuzioni e tetti di spesa rispetto all’anno precedente.

giustizia

Di recente, un famoso economista e politologo americano ha sostenuto in un’intervista che in Italia sono ancora le toghe che influenzano tutte le scelte politiche. C’è un fondo di verità in tutto ciò? In contrapposizione a questo, si pone il tema della produttività e dell’efficienza della giustizia stessa, rispetto al precipuo scopo a cui sarebbe demandata: desidero affrontare l’argomento attenendomi ai numeri, alle carte, alle fonti ufficiali, alle statistiche, che non lasciando alcuna ombra di dubbio nell’affermare che l’Italia, nella classifica della lentezza della Giustizia civile 2020, occupa il 54° posto, dopo Ruanda (30°) e Ghana ( 46°), ciò comportando come ulteriore conseguenza, una decrescita o riduzione degli investimenti esteri scoraggiati da una giustizia lumaca.

Lentezza dei processi e violazione dei diritti dell’uomo

Altra faccia della stessa medaglia, la lentezza dei processi e la violazione dei diritti dell’uomo costa all’Italia condanne milionarie dalla Corte europea di Strasburgo. Insomma l’Italia ancora una volta, conferma il triste primato di processi lumaca e violazione dell’articolo 61 della convenzione Europea. Per circa 500 sentenze di condanna del Governo italiano a favore di ogni singola vittima, si parte da un minimo di 5 milioni a un massimo di 97 milioni, sempre e soltanto per il danno morale.

Ora, pare lecita la domanda, perché il cittadino deve pagare due volte per ritardata o denegata giustizia? La prima per la lentezza dei processi, la seconda inerente al risarcimento danni, a seguito di condanna di Strasburgo; risarcimento che, giocoforza, pesa sulle tasche dei cittadini, come contribuenti dello Stato Italiano. Quale (ormai ex) giudice onorario presso il Tribunale di Latina, ritengo che la categoria meriti una riflessione seria e profonda, anche nell’ottica dello smaltimento dei carichi della giustizia: i giudici onorari oggi sono circa 6 mila a fronte di 9 mila togati, e contribuiscono ad impedire i ritardi (o il tracollo, direi) della giustizia.

Costoro, GOT e VPO, non hanno tuttavia nessuna tutela, niente ferie, nessun riconoscimento di malattia ed economico, se non €75 a udienza. Pochi sono a conoscenza che per tutte le sentenze emesse da un GOT , a costoro non viene riconosciuto nemmeno un euro. A queste condizioni diventa un volontariato. Ma è normale tutto ciò? Ignorare una categoria così importante per lo smaltimento dei carichi di lavoro (vero problema della giustizia), può ritenersi normale?

Riflessioni

Semmai, proprio all’interno del CSM dovrebbero trovare rappresentanza anche i giudici onorari. Occorre invertire la rotta una volta per tutte, trovando soluzioni concrete e magari individuando i reali responsabili di questa lentezza: non è corretto che sia solo lo Stato a pagare (e per esso il cittadino), senza alcuna conseguenza a carico di chi ha contribuito a quella condanna, non ottemperando tempestivamente e diligentemente al proprio lavoro.

Innanzitutto, si potrebbe partire dal richiamare i magistrati che sono impiegati presso le più svariate strutture governative e che svolgono ruoli politici, abbandonando le loro vesti, per poi rientrare dalla porta al termine (eventuale) di tali incarichi. Va posto un freno a questa porta “girevole” tra politica e magistratura.

Altro freno, va posto in relazione ai trasferimenti dei magistrati da una sede all’altra, in esito al quale si dovrebbe prevedere che il nulla osta alla richiesta di trasferimento presso altra sede sia subordinato ad previo controllo dell’attività svolta, cioè delle sentenze fatte e depositate rispetto ai fascicoli assegnati, con un chiaro scopo di far portare a termine il lavoro iniziato, anziché far ricominciare la giostra da capo.

Perché è quel che succede quando un magistrato viene trasferito, la palla passa ad un altro e il processo quasi riparte daccapo, per poi perdersi in un tourbillon di rinvii a catena. Personalmente, poi, nella mia esperienza presso il Tribunale di Latina, mi è capitato sovente di imbattermi in cause con un’anzianità ultra decennale, scrivendo centinaia di sentenze civili di processo iniziati anche 15anni prima: retaggio ed eredità di un sistema di rinvii a catena, lavoro incompleto per varie ragioni, trasferimenti, cattiva organizzazione e chi più ne ha più ne metta. Perché nessuno ha mai pensato o si è mai preoccupato di controllare il lavoro e la produttività del sistema, vigilando sul rispetto dei tempi? Da qualche giorno è stato rieletto il Presidente Mattarella, che prosegue quindi anche come Presidente del CSM. Sarà l’occasione, questo secondo mandato, per cambiar rotta e dare una sferzata al sistema giustizia? Chi lo sa.

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