Salario minimo: per Di Maio c’è accordo di maggioranza. Durigon: “solo se a costo zero per le imprese”

La questione del salario minimo continua a far discutere. Di Maio afferma che c'è un accordo di maggioranza, dall'altra parte Durigon sottolinea come l'accordo ci può essere senza gravare sule spalle delle imprese italiane.

Da mesi ormai si parla della questione connessa all’introduzione del salario minimo orario di 9 euro. Tra discussioni ed opinioni varie, Luigi Di Maio afferma che c’è un accordo di maggioranza e che il Parlamento è a lavoro per la realizzazione di una legge espressione di civiltà che andrà ad allineare l’Italia ad altri Paesi dell’Europa.


Salario minimo

Salario minimo e l’accordo di maggioranza

Continua a far discutere la questione collegata all’introduzione nel nostro Paese del salario minimo. Si tratta di una svolta nel settore connesso alle paghe ed agli stipendi dei lavoratori italiani. Infatti, la proposta fissa e mira ad introdurre la paga minima oraria a 9 euro lordi. Se così fosse, tanti lavoratori italiani potranno godere di aumenti in busta paga. Tuttavia la questione ha fatto e continua a far discutere le differenti forze politiche ed associazioni sindacali.

Il Ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico, Luigi Di Maio è tra i sostenitori del salario minimo, considerando inaccettabile il fatto che molti lavoratori vengono pagati 2 o 3 euro l’ora. Di Maio intervenuto alla presentazione del rapporto annuale Inps alla Camera, ha annunciato che c’è un accordo di maggioranza per quanto riguarda la questione salario minimo. Inoltre, ha anche sottolineato come e quanto il Parlamento è attualmente a lavorando per approvare tale misura per la regolarizzazione del sistema paghe e salari in Italia.

Di Maio ed il salario minimo in Italia

Luigi Di Maio si considera soddisfatto dell’accordo raggiunto in relazione alla questione connessa al salario minimo fissato a 9 euro l’ora. Per il Ministro si tratta di una manovra molto importante, in quanto è inconcepibile come oggi, molti lavoratori possano essere pagati 2 o 3 euro l’ora. Si tratta di una misura ed una legge che deve essere approvata, una legge evidente segno di civiltà che andrà ad allineare il nostro Paese agli standard europei. Secondo i dati presentati dall’Inps, oggi circa il 29% dei contratti di lavoro, prevedono una paga inferiore i 9 euro lodi l’ora. Altro tema caldo che deve essere affrontato è quello del working poor, connesso ai soggetti che pur lavorando hanno redditi molto bassi, il tutto dovuto alla mancanza di ore lavorative oppure alle paghe misere che ricevono.

L’accordo sul salario minimo solamente se a costo zero per le imprese

La posizione di Claudio Durigon, il sottosegretario al Lavoro è molto chiara. L’accordo ci può essere solamente se a costo zero per le imprese. Il leghista ha confermato che tutti sono al lavoro ed hanno avanzato idee interessanti per quanto riguarda il salario minimo. Tuttavia l’accodo ci può essere solo ed esclusivamente se non ci saranno spese a gravare sulle imprese italiane.

Tutte le basi per arrivare ad un ragionevole accodo ci sono, però: “l’Italia ha già il più alto costo del lavoro e non possiamo gravare ancora soprattutto sulle piccole e medie imprese”, sottolinea Durigon. Dunque la posizione del leghista resta ferma e ben chiara, dall’introduzione del salario minimo non bisogna gravare sulle spalle delle imprese italiane, che solamente ora si stanno riprendendo dal duro periodo di crisi economica che ha caratterizzato gli anni passati. Bisogna aiutare i lavoratori ma non a discapito di altre realtà.

La proposta di effettuare tagli al cuneo

Da tutto ciò nasce l’ipotesi di effettuare dei tagli al cuneo fiscale per andare a sterilizzare gli effetti stessi connessi all’introduzione del salario minimo orario.  Nello specifico ci riferiamo agli incrementi di costo del salario minimo, che secondo i dati Inapp sarebbero 6,7 miliardi. La manovra andrebbe a coinvolgere circa 2,6 milioni di lavoratori dipendenti privati con l’esclusione del lavoro domestico e di quello nel settore agricolo. Andando a comprendere anche questi due settori sopra citati, il costo per le aziende stesse salirebbe a 9,7 miliardi di euro.

 

 

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