Lavorare come coach: aiutare gli altri orientando le loro scelte

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Aiutare gli altri  facendo loro scoprire le potenzialità nascoste di cui non sono a conoscenza. Lavorare come coach significa, tra le altre cose, fare anche questo, attraverso un percorso di crescita continua e  condivisa. Il coach e il coachee lavorano insieme: il primo “vede la bellezza negli esseri umani ed è desideroso di aiutarli ad esprimerla”, il secondo deve avere “la disponibilità a mettersi in gioco”, ovvero a scoprire i lati migliori di sè, di cui ancora non ha piena padronanza. Lavorare come coach non può essere qualcosa di improvvisato. A spiegare i tratti distintivi di quella che si caratterizza, per la sua natura complessa, come una vera e propria professione é Monica Fava di Caro Coach (incontrata all’ultima edizione di Ricomincio da me), che ci ha concesso una lunga intervista dalla quale emergono con  chiarezza specificità, potenza e utilità del lavoro di coach. Ecco cosa ci ha detto.

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Come si diventa coach ? E cosa ti ha spinto a diventarlo?
Per diventare Coach è necessario seguire un percorso di formazione. Al momento ci sono molte scuole, anche “espresse” che promettono di farti diventare coach in pochi giorni, in realtà per fare veramente la differenza nella vita delle persone è necessario un percorso prima di tutto personale, che permetta all’aspirante coach di risolvere i propri problemi e in secondo luogo è indispensabile l’attitudine a vedere il potenziale che esiste in ogni essere umano. Inoltre è fondamentale un percorso completo, che formi il coach sia nel svolgere la sua attività, sia nell’organizzarla.

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L’outplacement e la ricollocazione del personale

L’outplacement è un servizio di consulenza, di supporto, per il ricollocamento del personale in uscita dall’azienda, la quale, richiede tale prestazione a società specializzate nel settore che aderiscono all’AISO (Associazione Italiana Società di Outplacement) e accreditate dal Ministero del Lavoro, come le Agenzie per il lavoro, (tipologia “d” secondo la codifica della legge) operative dall’entrata in vigore del dlgs 276/03 (Legge Biagi). L’outplacement, che letteralmente significa piazzare, collocare fuori, nasce in USA negli anni ’60 dove fu utilizzato per la prima volta dalla Nasa in seguito alla famosa missione che portò allo sbarco dei primi uomini sulla Luna (Progetto Apollo) la quale, al suo termine, si vide costretta a ridurre notevolmente il numero del personale specializzato. L’ente spaziale americano, invece di procedere con il licenziamento, fece richiesta del servizio di outplacement riuscendo a riqualificare e a riposizionare professionalmente molti dei suoi dipendenti in altri settori e contesti lavorativi. Il servizio di outplacement ha quindi l’obiettivo di “favorire il ricollocamento ” e la riqualificazione di persone che si trovano a perdere il posto di lavoro.

 

Outplacement

 

L’outplacement  come guida

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