Coronavirus: divieto di lavorare anche da casa per i positivi asintomatici

Divieto di lavorare per i positivi asintomatici al Coronavirus e per le persone in quarantena in attesa di tampone. Il caso smart working negato

Divieto di lavorare anche da casa in smart working per i positivi asintomatici al Coronavirus. Una norma che potrebbe arrecare maggiori danni alle imprese già messe alla prova dalla pandemia. Anche lo stato di quarantena delle persone in attesa di essere sottoposte al tampone è considerato come malattia. Dunque è fatto divieto di lavorare a questi individui.


Niente lavoro per gli asintomatici al Coronavirus

Coronavirus

Attualmente la maggior parte dei positivi al Coronavirus è asintomatica, ossia non presenta alcun tipo di sintomatologia che possa far pensare all’infezione. Secondo quanto affermato dall’Istituto superiore di Sanità, nel corso degli ultimi 30 giorni, i casi positivi sono stati 21.724 di cui il 75% riguardante soggetti in età da lavoro. Ebbene, di queste più del 65% sono persone asintomatiche. Parliamo di circa 10 mila individui che hanno contratto il virus ma non presentano il minimo sintomo. Secondo la normativa vigente, confermata anche dal Decreto Agosto, gli asintomatici e le persone in attesa di essere sottoposte a tampone, non possono lavorare, neanche da casa in smart working.

Parliamo di una fetta consistente di persone che pur stando bene e potendo teoricamente lavorare da casa in isolamento, devono attenersi a questo divieto. Una misura che sicuramente lascia l’amaro in bocca alle tante imprese già messe a dura prova dalla pandemia e da tutte le conseguenze che questa ha comportato dal punto di vista economico.

Coronavirus: gli asintomatici in aumento

La prescrizione che vieta di lavorare da casa ad asintomatici e persone in quarantena, rischia di diventare altamente nociva per la nostra economia, soprattutto in vista della seconda ondata di contagi. Proprio per questo motivo, si sta cercando di puntare ad una revisione meno restrittiva e più elastica della normativa. La questione diventa ancora più delicata se si pensa che gli asintomatici al Coronavirus sono in aumento. Questi sono facilmente individuati dalla nuova strategia dei tamponi a tappeto. Infatti, se nel corso dei mesi passati i tamponi venivano effettuati solo ai soggetti che presentavano specifici sintomi, ora questi sono fatti anche a chi non ha sintomatologia.

Il Governo sta dunque mettendo in pratica la campagna dei tamponi a tappeto, per scovare gli asintomatici ed evitare la nascita di nuovi focolai sul territorio. Questi test inevitabilmente faranno emergere più asintomatici da Coronavirus, persone costrette alla quarantena ma in buone condizioni di salute, teoricamente adatte a lavorare in smart working.

Il malcontento delle imprese

Le imprese sono letteralmente provate dalle conseguenze economiche portate dal Coronavirus. Sono diverse le realtà professionali costrette a chiudere, mentre altre stanno cercando di risollevarsi tra non pochi problemi. Una situazione molto delicata che va avanti ormai da diversi mesi e che non vedrà una soluzione nell’immediato. A tutto questo si aggiunge anche il divieto di lavorare degli asintomatici e dei soggetti in quarantena, in attesa di essere sottoposti al tampone. Le imprese hanno già espresso il loro malcontento a riguardo, in quanto si tratta di persone che potrebbero benissimo operare in smart working, cercando di limitare i danni alle varie realtà imprenditoriali. Tuttavia, stando all’attuale legislazione tutto questo è impossibile. Dunque, alle tante aziende che si rivolgono agli studi legali, chiedendo chiarimenti sulla situazione, l’unica risposta che ad oggi si può dare è quella di rispettare la norma e considerare tali soggetti in malattia.

Coronavirus e smart working

Per tanti esperti del lavoro, lo smart working andrebbe potenziato perché oltre a rappresentare il futuro è anche una filosofia che ben si adatta ai giorni d’oggi, caratterizzati dalla pandemia da Coronavurus. Non è tutto, in quanto questa particolare forma di lavoro da remoto, può essere utile a tutti quei genitori che si ritrovano i figli a casa, perché positivi all’infezione o in ogni modo costretti all’isolamento domiciliare. Sicuramente il lavoro agile come ogni cosa nella vita ha i suoi aspetti positivi e negativi. Bisogna concentrarsi sul positivo e cercare di migliorare sempre di più, in maniera da poter dare un valido contributo alla crescita e sviluppo del nostro Paese, anche in periodo Coronavirus.

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