L’importanza di essere positivi al lavoro

Dire grazie a chi ci aiuta e mostrare considerazione e attenzione a chi si incontra in ufficio possono fare la differenza

Le semplificazioni lasciano, di norma, il tempo che trovano e consegnano un’istantanea parziale – e, a volte, superficiale – delle cose che ci circondano e delle realtà che viviamo. Pensare che il mondo sia popolato da persone completamente positive o completamente negative è quanto meno ingenuo: ogni individuo ha le sue “sfumature” e alterna a fasi di slanci e di grandi proponimenti, altre di abbattimento e di insidiosa apatia. Ciò nonostante, ci sono persone che riescono – meglio di altre – a stanare il lato buono delle cose e dimostrano una spiccata propensione alla collaborazione.


Essere positivi al lavoro fa la differenza

essere positivi

Essere positivi al lavoro può fare la differenza: dividere la stanza con un collega sempre pronto a regalare un sorriso o a fornire il proprio sostegno, nei momenti difficili, può rivelarsi salvifico. Ecco perché è importante “allenare” la propria positività, impegnandosi ad avere più fiducia in se stessi e negli altri.

Sia ben chiaro: il consiglio non è quello di essere ingenui ed incantati su tutto (la giusta dose di cinismo può, anzi, aiutare ad evitare “capitomboli” rovinosi), ma di tentare di assumere un atteggiamento propositivo. E di affacciarsi ad esperienze ed incontri nuovi, che possono spianare la strada a grandi gratificazioni, professionali e personali. Ma come si fa? Ci sono giornate che partono con la marcia sbagliata e persone che (spesso proprio in ufficio) riescono a metterci di cattivo umore. Per dare un calcio al “mood” negativo che rischia di inficiare le nostre prestazioni, può bastare davvero poco.

Le 5 cose che i positivi dicono

Come sottolineato dal blog “Undercover Recruiter”, che ha messo in fila 5 semplicissime frasi che possono aiutare a partire col piede giusto. Perché sforzarsi di essere positivi, in fondo, non costa nulla.

Dire ciao a chi non se lo aspetta

Da che mondo è mondo, la buona educazione di una persona passa anche dall’abitudine di salutare chi si conosce. Ma a fare la differenza può essere l’intraprendenza di dire ciao (o buongiorno o buonasera, a seconda della circostanza) a chi si incontra casualmente in ascensore o sulla banchina della metropolitana. Salutare chi non si conosce può mettere di buon umore sia noi che coloro a cui scegliamo di concedere la nostra momentanea considerazione.

Chiedere come stai? 

Le persone positive riescono a far sentire gli altri importanti. Chi non presta troppa attenzione ai colleghi incrociati nei corridoi, tende a liquidarli con un frettoloso saluto; ma chi tiene nella giusta considerazione gli umori e le inclinazioni di chi gli sta accanto, prova a manifestare il proprio interesse per quello che fa e che dice. Ecco perché una persona positiva non mancherà mai di chiedere al suo interlocutore “Come stai?”, dando prova – anche in questa semplicissima situazione – di essere fisiologicamente incline all’altruismo e alla valorizzazione del prossimo.

Sostenere e gratificare gli altri

Essere positivi vuol dire anche essere assertivi. Chi tende a dire sempre di no, a bocciare le proposte degli altri, a porre ostacoli e obiezioni a progetti più o meno ambiziosi, crea un clima teso. Che può avvelenare i rapporti e compromettere il lavoro collettivo. E’ un atteggiamento che non appartiene minimamente alle persone positive, che – in virtù di quanto detto fin qui – tendono, al contrario, a sostenere gli altri e a collaborare proficuamente con loro. Un “bravo” concesso al collega, al quale si riconosce di aver avuto un’intuizione brillante, può fare miracoli. Provare per credere.

Dire perché no? 

Le persone positive non indietreggiano quasi mai e tendono a mettersi continuamente in gioco. Ecco perché, quando viene proposto loro di occuparsi di qualcosa di nuovo, sono soliti rispondere con un “Perché no?”. I positivi si aprono ad esperienze e opportunità sconosciute, cercando di trarre il massimo insegnamento dalle persone che incontrano e dalle cose che sperimentano.

Dire grazie

Potrà sembrare banale, ma ringraziare qualcuno (specie chi si è adoperato per raggiungere un obiettivo comune) ha un’importanza capitale. Che spesso si dimentica di valorizzare. Essere positivi vuol dire anche avere la capacità di riconoscere i meriti altrui e di gratificare le persone che concorrono a portare a termine gli incarichi che ci vengono assegnati. Non solo: ringraziare qualcuno può innescare un meccanismo virtuoso di mutua collaborazione. Chi riceve il grazie viene, infatti, invogliato ad aiutare, supportare e consigliare ancora. A tutto vantaggio del lavoro di squadra.

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