Il lavoro dell’europrogettista: mansioni ed opportunità

Esiste una figura che possa occuparsi della preparazione della documentazione, procedendo alla stesura delle proposte progettuali necessarie per poter accedere ai finanziamenti della Commissione Europea? Certo: si tratta dell'europrogettista.

L’europrogettista risponde alle esigenze di imprese e associazioni in cerca di fondi per i propri progetti. Si fa riferimento, in questo caso, ai fondi europei, scarsamente considerati fino a qualche anno fa ma divenuti indispensabili a causa delle possibilità sempre più remote di accedere ai finanziamenti dello Stato o delle autonomie locali. Perché rinunciare al pacchetto comunitario “Horizon 2020” da 80 miliardi di euro, dedicato alla ricerca e all’innovazione, o ai 14,7 miliardi promessi dal programma “Erasmus Plus”?


Il legame tra fondi comunitari ed europrogettista

europrogettista

Le opportunità a disposizione, tra fondi erogati direttamente dalla Commissione Europea, e fondi la cui gestione è assegnata alle autorità nazionali e regionali, sono molte. Per massimizzare le possibilità di successo, e vedersi assegnare le risorse, è fondamentale ideare e mettere su carta un progetto valido, ma anche essere in grado di occuparsi successivamente di fasi delicate come la gestione e rendicontazione del progetto stesso. Ecco perché quella dell’europrogettista è divenuta un’opportunità lavorativa assolutamente da non sottovalutare.

Il “mestiere” dell’europrogettista

Ma in cosa consiste l’attività? Questa figura ha il compito di analizzare gli elementi cardine di un progetto, sintetizzarli e avviare un tavolo di lavoro che ha come protagonisti diversi enti. È chiamato a suddividere i compiti, raccogliere informazioni e definire i ruoli di ogni partecipante. Allo stesso tempo, individua con chiarezza gli obiettivi strategici e valuta se un progetto risponda ai criteri stabiliti dalla Commissione Europea. È necessaria anche la presentazione di un piano che permetta di suddividere le risorse e gli strumenti disponibili, l’individuazione di metodi da adottare per monitorare il progetto in tutte le sue fasi e la fornitura di assistenza tecnica agli enti coinvolti per aiutarli nell’organizzazione. Infine, una volta che un progetto ha ottenuto l’approvazione da parte dell’Unione Europea, l’europrogettista elabora la rendicontazione finanziaria, predisponendo l’apposita modulistica. In sostanza, si tratta di una figura chiave nella presentazione e gestione dei progetti, operante nel pieno rispetto delle richieste e delle linee guida avanzate da parte della Commissione Europea.

Requisiti per diventare europrogettista

Sulla base di quanto ho appena scritto dovrebbe esserti chiaro come sia fondamentale sapersi destreggiare nell’ambito dei finanziamenti assegnati dall’Unione Europea. Questo significa, per chiunque desideri avvicinarsi alla professione, saper affiancare alle competenze teoriche ottime capacità operative nello sviluppo e nella gestione dei progetti presi in carico. Sono richieste anche un’adeguata formazione in tema di “project financing” e competenza nella redazione dei documenti richiesti e nella rendicontazione delle attività. Perché possa esercitare al meglio la propria professione, l’europrogettista deve aver maturato l’esperienza necessaria per emergere in un contesto che richiede elevata competenza.

Chi intraprende un percorso di formazione per arrivare a esercitare tale professione deve “costruirsi” una preparazione allo stesso tempo trasversale e multidisciplinare; solo in questo modo potrà operare con efficacia in ambiti anche molto diversi tra loro. Rendere chiari alle altre figure coinvolte in un progetto gli aspetti tecnici più rilevanti, lavorare in collaborazione con realtà locali, nazionali e internazionali, disporre di una conoscenza approfondita delle istituzione e delle politiche europee, ed essere consapevoli del contesto in cui si trova ad agire rappresentano le priorità.

Dalle lingue straniere alle conoscenze informatiche

Se è tua intenzione provare ad accostarti a tale professione tieni presenti che una conoscenza approfondita di almeno due lingue straniere è basilare. Infatti, nel caso riuscissi a trasformare il tuo desiderio in una professione, finiresti per intrattenere rapporti con diverse istituzioni europee e, di conseguenza, con interlocutori provenienti da vari Paesi. Considerando come per un numero non indifferente di formulari sia richiesta la compilazione online, e che la trasmissione dei formulari stessi avviene strettamente in via telematica, le competenze informatiche sono fondamentali. Anche il rigore metodologico rappresenta una priorità. Oltre a minimizzare il rischio di errori di carattere amministrativo e procedurale ti permetterà di pianificare le tempistiche e organizzare le risorse disponibili (sia finanziarie che umane) per la realizzazione del progetto. Altrettanto importanti sono le attitudini personali. Le persone inclini alla creatività hanno generalmente meno difficoltà nel presentare un progetto tecnico facendo uso di un linguaggio che risulti accattivante agli occhi di chi è chiamato alla valutazione dello stesso.

Corsi, scuole e formazione per diventare europrogettista

Se la figura dell’europrogettista è presente sul mercato da diversi anni, il riconoscimento del suo ruolo è aumentato nel tempo. Anche il nostro Paese sembra ormai pienamente consapevole dell’importanza assunta da tale professione, e questo ha portato alcune delle nostre Regioni non solo a organizzare corsi professionali, ma anche a fissare esami e dirimere albi che elencano gli europrogettisti qualificati attualmente operativi. Ancora non esiste una laurea “ad hoc” cui può fare affidamento chi ambisce a svolgere questo lavoro. Ad ogni modo, trovandosi ad operare nell’ambito delle tematiche finanziarie, è una formazione economica (o giuridica) il punto da cui partire. Dal canto loro le università del nostro Paese (dalla Sapienza di Roma all’International University di Venezia) hanno iniziato già da tempo a promuovere corsi (e master) dedicati a un settore destinato a prendere sempre più piede nel prossimo futuro. La volontà è duplice: da un lato aiutare chi non ha esperienza in materia a formarsi per entrare a far parte di questa categoria, dall’altro rivolgere uno sguardo alle imprese impegnate nella progettazione europea attraverso la regolamentazione della professione. Ovviamente ti invito a scegliere solamente corsi organizzati da Istituti riconosciuti e debitamente autorizzati. Tra le realtà più importanti in materia posso citare:

unione europea

Se gli studi sono importantissimi, si rivela fondamentale anche l’esperienza. Per tale motivo gli esperti in materia consigliano di iniziare con uno stage. I tirocinanti vengono invitati a mettersi alla prova con dei nuovi progetti, ricevendo tutto il supporto necessario.

Le molteplici sfaccettature di una professione in divenire

Da dove giungono i finanziamenti per i progetti? Principalmente, ad assegnare le risorse sono Programmi comunitari a gestione diretta, Programmi di Cooperazione Territoriale e Fondi Strutturali. E la presenza di più fonti si riflette inevitabilmente nel tipo di attività richiesta al professionista. Variando gli interlocutori di riferimento, cambiano di volta in volta anche le procedure da seguire. Se la maggior parte degli europrogettisti vede la propria attività come un lavoro a tempo pieno, non sono comunque pochi colori che riservano alla stessa solo una parte delle giornate lavorative, preferendo occuparsi anche di altro. In questo campo, inoltre, ad esperti in una specifica materia si vanno ad affiancare professionisti che approfittano di quanto appreso per estendere le competenze personali a più ambiti tematici.

La carriera e le prospettive occupazionali

europrogettista

Ti stai chiedendo quale debba essere, una volta terminata la fase di formazione, quale sia il lavoro che potrebbe indirizzarti verso una carriera da europrogettista? Statisticamente, la maggior parte di chi si trova a svolgere attualmente la professione ha maturato esperienza lavorativa in qualità di tecnico europrogettista, evolvendo fino ad assumere il ruolo di Europroject manager. Un aspetto peculiare di questa attività è il fatto di poter garantire un elevato grado di autonomia, sia dal punto di vista tecnico che sul piano procedurale. Quali sono le tendenze occupazionali del settore? È sufficiente rileggere qualche articolo risalente a pochi anni fa per rendersi conto di come la professione di cui stiamo parlando venisse indicata come “attività del futuro”. A dare corpo a tale convinzione era l’orientamento alla governance delle politiche europee: una tendenza che si è andata rafforzando con il passare degli anni. Gli istituti locali ne hanno fatto propri principi e metodologie, finendo per ritagliare uno spazio ad hoc per l’europrogettista. Non credo di sbagliarmi ipotizzando per questa figura professionale una progressione occupazionale negli anni a venire.

In che ambiti può lavorare un europrogettista?

A europrogettisti membri di imprese (o di un ente, organizzazione o associazione) coinvolte in progetti europei, se ne sono affiancati molti altri che preferiscono muoversi in qualità di “freelance” o consulenti esterni. Agendo come libero professionista avrai l’opportunità di metterti a disposizione dei privati, ma anche di enti (pubblici, di formazione o di ricerca), Comuni, istituti universitari e agenzie di sviluppo. Nulla ti vieterà di proporti presso imprese sociali e associazioni non profit, ossia tutte quelle realtà cui compete l’organizzazione e la gestione di attività di sviluppo sociale sia in ambito nazionale che comunitario. Non sono pochi neppure gli esperti in materia a scegliere di promuovere progetti di sviluppo locale, provinciale e regionale. Anche diverse società dedite alla consulenza e alla formazione sono spesso e volentieri alla ricerca di figure che garantiscano competenze riconducibili al settore dei fondi europei.

I guadagni: dai free lance ai dipendenti un’attività che ripaga

Da quanto scritto nei paragrafi precedenti appare chiaro come l’identikit di chi opera nell’europrogettazione sia piuttosto “articolato”: uno dei motivi che non hanno ancora permesso alla professione di essere formalizzata a sufficienza. E questo ha conseguenze evidenti sul piano contrattuale. Rispetto ad altre categorie professionali, si è assistito a una diffusione limitata di strumenti quali gli albi di categoria. Questo non mi impedisce di trattare un argomento fondamentale, ossia le possibilità di guadagno offerte. Innanzitutto, desidero indicarti come siano diverse le variabili da prendere in esame.

Sulla base dei dati che ho avuto modo di raccogliere nel tempo, in linea generale chi opera in qualità di consulente o freelance, lavorando a progetto, si vede corrispondere un compenso pari al 3% (più raramente il 5%) del valore del finanziamento previsto dal bando. Questo sempre che vengano raggiunti gli obiettivi prefissati (ossia l’approvazione del progetto). E le cifre sono particolarmente appetibili, in quanto fanno riferimento a progetti il cui valore si avvicina al milione di euro. L’unico “rischio”, oltre alla mancata approvazione del progetto, è dato dal fatto che la burocrazia finisce per riflettersi negativamente sul rilascio del compenso, permettendone la riscossione solo trascorsi alcuni mesi dall’approvazione. Diverso è il discorso per chi si ritrova in mano un contratto da dipendente. In tal caso lo stipendio è del tutto assimilabile a quello della categoria di appartenenza (in media tra i 1.500 e i 1.800 euro mensili).

Associazioni e/o gruppi

È sufficiente fare una piccola ricerca su Facebook per scovare diversi gruppi volti a promuovere la professione trattata in questo contenuto:

Bene, ora conosci tutto sulla figura dell’europrogettista!

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