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Palamara e la giustizia

In questo periodo tutti hanno pensato di avere soluzioni certe per la giustizia. Ma non è così.

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Ormai non passa giorno, che, aprendo i quotidiani, non si legga di continui scandali nella giustizia. L’ultimo quello che investe due procuratori di Milano che hanno omesso di dar luce alle dichiarazioni di un testimone fondamentale nel processo Eni. Ma questa vicenda, che segue anche quella dell’Ilva e quella di Bari, sicuramente non sarà l’ultima. Al centro di tutto ciò, c’è Palamara.

La vicenda Palamara

Palamara rappresentava un equilibrio all’interno del sistema giudiziario, nel bene e nel male, era un punto di riferimento per tutti, il collante di un meccanismo disgregatosi subito dopo la sua caduta. Bruciato lui, si è scatenata una guerra tra toghe incontrollabile ed inarrestabile. Mi ricordo quando Craxi disse: “I magistrati finiranno per arrestarsi tra loro“. La profezia si è avverata.

palamara

E non abbiamo ancora visto tutto, non finirà qui se non si troveranno o non si vorranno trovare dei freni, dei correttivi, delle soluzioni drastiche e “rivoluzionarie”, con interventi coraggiosi da parte del Capo dello Stato e del Governo, che permettano di ricostruire l’immagine e la credibilità della Magistratura nei cittadini, riavvicinando il paese reale al paese legale.

Il processo Palamara si risolverà probabilmente in un nulla di fatto, perché così è giusto e naturale, sia nella forma che nella sostanza.

Le anomalie del processo

Le registrazioni con il virus Trojan potrebbero essere inutilizzabili, fatte da una società privata che invece di servirsi di un server a Roma, ne utilizzava uno a Napoli, peccando di altre anomalie e superficialità tecniche.

E comunque di quale immondo reato si sarebbe macchiato Palamara, se non quello di aver raccomandato o aver subito raccomandazioni per l’indicazione dei capi degli uffici dei Tribunali e delle procure di mezza Italia? Le raccomandazioni in Italia sono quasi una cosa fisiologica, a maggior ragione perché ciò avveniva scientemente e deliberatamente in quella categoria chiamata semmai a giudicare (e censurare) tali comportamenti. Potremmo dire che è una tradizione.

Peraltro, va dato atto dell’opposizione di Palamara, ad esempio, alla nomina di Capristo a procuratore di Taranto, ritenendolo non meritevole di tale incarico, scelta che ha dovuto subire obtorto collo, previa sponsorizzazione dell’ex ministro Boccia (che viene da quelle parti).

Sotto certi aspetti, Palamara è una specie di “pentito”, in quanto ha confermato e detto cose (vedasi il suo libro) che non si sapevano con certezza, ma solo si supponevano. E allora, provocazione, perché dovrebbe avere meno rispetto e considerazione di un pentito come Brusca, autore di 150 omicidi ed essere mantenuto dallo Stato, Cioè da cittadini contribuenti, a migliaia di euro ogni mese?

Le soluzioni per la giustizia

In questo periodo tutti hanno pensato di avere soluzioni certe per la giustizia. Ma non è così, stiamo solo girando intorno al problema, senza affrontarlo di petto. Sembra improrogabile, a parere di chi scrive, l’azzeramento totale del CSM con nuove elezioni che includano anche i magistrati onorari che in Italia sono 6000 a fronte di 9000 togati. Cosi come impedire o quantomeno limitare il ritorno in magistratura di quei giudici che l’hanno temporaneamente lasciata per svolgere l’attività politica.

Infine, non escludere a priori di utilizzare anche nei confronti dei magistrati adeguati mezzi di controllo e sanzionatori, anche economici, nei confronti di coloro che sbagliano per incapacità, negligenza o dolo.

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