Quello che i capi non dovrebbero chiedere mai

Il buon leader? Non chiede mai agli altri quello che non vorrebbe venisse chiesto a lui

Avete faticato tanto e siete finalmente arrivati a sedervi sulla poltrona più comoda dell’azienda. Il vostro impegno e la vostra dedizione hanno sortito i frutti sperati e potete godervi il momento del meritato riconoscimento. Ma attenzione: la vita del capo non è poi così agevole. Anzi: il carico di responsabilità crescerà enormemente e le faccende da gestire si decuplicheranno in men che non si dica. Nella confusione generale, potreste perdere il controllo delle cose e riversare le vostre ansie e le vostre frustrazioni sui dipendenti. Non fatelo mai: ci sono cose che al lavoro non andrebbero mai dette e richieste che, anche nei momenti più delicati e critici, non andrebbero mai avanzate. Essere in cima alla piramide non vi autorizza a tiranneggiare su tutti o a delegare agli altri gli incarichi più molesti. La cosa che dovrete sempre tenere a mente è che essere un leader vuol dire essere la stella polare a cui tutti guardano. Per ottenere la benevolenza e il rispetto dei vostri dipendenti, non fate (o dite) a loro quello che non vorreste venisse fatto (o detto) a voi.


4 cose da non chiedere mai

quello che il capo non dovrebbe chiedere mai

Cancellare le ferie

Mettetevi nei panni del vostro dipendente che progetta da almeno 6 mesi di affittare una casetta al mare. E che ha dovuto fare i salti mortali per far sì che le sue ferie coincidessero con quelle della moglie e con la disponibilità dei figli adolescenti. Chiedergli di rinunciare a tutto e di restare al lavoro perché c’è un’emergenza da gestire non è un’opzione da prendere in considerazione. Se siete un buon capo, avrete organizzato le cose in maniera che l’ufficio non resti mai “sguarnito”. E che in caso di necessità, ci siano sempre risorse a vostra disposizione. Le ferie sono sacre, non potete pretendere che i vostri dipendenti le cancellino o differiscano a vostro piacimento.

Falsificare i documenti

Chiedere a qualcuno di “alterare” dati, cifre o informazioni è quanto di più scorretto, irresponsabile e poco professionale si possa immaginare. Essere un leader vuol dire assumersi la responsabilità di tutto: se c’è dello sporco in ufficio, non si può pensare di nasconderlo sotto il tappeto. Né tanto meno si può chiedere a un dipendente di mentire o di falsificare documenti e registri ufficiali. Il vostro comportamento (deplorevole dal punto di vista etico e legale) lo esporrà a dei rischi enormi. Se siete un buon capo, affronterete il problema con dignità e tenterete di porvi rimedio al più presto, senza rinunciare all’onestà e alla trasparenza.

Lavorare oltre l’orario

In contrapposizione ai lavoratori sfaticati, ci sono gli stacanovisti che si intrattengono in ufficio fino alle 8 di sera. Come comportarsi con loro? Un conto è lasciare il dipendente chino sulla scrivania perché vuole approfondire un report o una pratica che non lo convince fino in fondo (è una scelta tutta sua e non siete tenuti a dissuaderlo), un altro è pretendere che si fermi oltre l’orario pattuito da contratto. Nessun capo può chiedere ai suoi sottoposti di prolungare l’orario di lavoro in ufficio, salvo casi particolari e di massima emergenza che vanno comunque organizzati di comune accordo. Ogni singola ora lavorata deve essere regolarmente retribuita e gli straordinari (che si possono legittimamente chiedere ma non pretendere) devono essere pagati di più.

Lavorare quando si sta male

Pensate che il vostro dipendente abbia chiamato simulando una febbre da cavallo che non esiste? Se non avete tempo a sufficienza per verificare se ha mentito o meno, soprassedete e fatelo rimanere a casa. Chiedere a un sottoposto di recarsi in ufficio, quando si sente male, non è una buona idea. La sua prestazione professionale sarà inevitabilmente scadente (provate voi a lavorare quando avete un cerchio alla testa o siete vinti da disturbi intestinali che vi costringono a visitare il bagno ogni 15 minuti) e potrebbe compromettere il buon esito di un progetto portato avanti da un gruppo di persone che collaborano da mesi. Per non parlare del “rischio contagio” che potrebbe trasformare l’ufficio in un “lazaretto” e decimare le risorse a vostra disposizione. Meglio non rischiare: prevenire è meglio che curare.

3 frasi da non dire mai

A queste richieste, che non andrebbero mai avanzate, aggiungiamo anche le frasi che un buon capo non dovrebbe pronunciare mai. Come:

“Non ho tempo per te adesso” o “Non è un mio problema”I leader non possono mai tirarsi indietro (specie quando i loro collaboratori dichiarano apertamente di essere in difficoltà) né possono mai assumere atteggiamenti superficiali o liquidatori con chi necessita di chiarimenti o suggerimenti.

Un’altra frase da bandire è: “Devi ringraziare me, se hai questo lavoro”. E’ una formula inelegante e minatoria, tesa a far sentire il dipendente in debito. Nessun capo degno di questo nome può anche solo pensare di pronunciarla: se ha dei dubbi sulle capacità o le competenze di un sottoposto, dovrebbe verificarle il prima possibile. E se dovesse appurare che non merita di stare in azienda, allontanarlo nel modo più indolore e rispettoso possibile. Tenere i dipendenti “sotto-scacco”, minacciandoli (più o meno obliquamente) di disporre di loro a proprio piacimento, è un atteggiamento disdicevole e insano. Che a lungo andare, danneggerà il capo e la sua azienda.

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