Reddito di cittadinanza: tempi morti e contraddizioni del sistema

Reddito di Cittadinanza, contraddizioni e ritardi bloccano il sistema: mancano le norme attuative, nessuna novità per concorso Navigator e Comuni lasciati allo sbaraglio.

Il Reddito di Cittadinanza continua oggi ad essere una misura molto discussa. Al centro della polemica, adesso, ci sono finite le cosiddette norme attuative “antidivano”, ovvero tutte quelle disposizioni pensate apposta per contrastare la fruizione del sussidio in maniera fraudolenta.


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Reddito di cittadinanza: le contraddizioni del sistema

Quello che il Governo giallo-verde ha voluto evitare fin dall’inizio, in pratica, è che le persone ricevessero aiuti economici da parte dello Stato senza dare un reale contributo in cambio. Per questo motivo, stando al decreto istitutivo del Reddito di Cittadinanza, tutti i fruitori dell’assegno mensile erogato dall’Inps avrebbero dovuto impegnarsi nella ricerca attiva di un lavoro e/o prestare il proprio servizio alla comunità. Continuiamo a usare oggi il condizionale perché, mentre i primi soldi sono stati erogati dall’Istituto Previdenziale, mancano ancora le linee guida che permetterebbero di avviare al lavoro i disoccupati e/o proporre loro percorsi mirati. Questo ha fatto emergere molte contraddizioni del sistema, su cui esperti ed esponenti dell’opposizione stanno ancora continuando a chiedere spiegazioni.

 

Reddito di Cittadinanza, mancano le norme attuative: Comuni lasciati allo sbaraglio

A fronte del sostegno economico che lo Stato assicura al percettore del Reddito di Cittadinanza vi sono degli obblighi che, in teoria, devono essere rispettati per continuare ad usufruire di tale sostegno. Tra questi, per esempio, vi è il vincolo di accettare almeno una delle tre proposte di lavoro che i Centri per l’Impiego faranno ai fruitori del RdC. In caso di tre rifiuti viene meno il riconoscimento del sussidio. Nell’attesa di un avvio al lavoro, inoltre, chi riceve il Reddito di Cittadinanza deve prestare il proprio servizio alla comunità. Si tratta di attività di pubblica utilità che fanno parte del cosiddetto “volontariato obbligatorio”.

Una sorta di scambio di favori tra lo Stato (che garantisce l’aiuto economico) e il cittadino (che si sdebita rendendosi utile). Dell’organizzazione di queste attività, come la legge stabilisce, devono occuparsene i singoli Comuni. Gli Enti Locali, inoltre, sono responsabili dei controlli anagrafici. Per avere diritto al Reddito di Cittadinanza, infatti, bisogna essere residenti in Italia da almeno 10 anni. Chi ha dichiarato di essere in possesso di questo requisito, fino ad oggi, non è stato soggetto a nessun controllo (perché ci si è accontentati di un’autocertificazione).

Teoricamente, quindi, potrebbero essersi verificati oggi degli illeciti. Se così fosse, comunque, nessun sindaco saprebbe come muoversi al riguardo. Il problema, come molti hanno notato, è che mancano le norme attuative di queste disposizioni (ovvero volontariato obbligatorio e controllo anagrafe). Non ci sono cioè le linee guida alle quali sindaci ed Istituzioni devono attenersi per coinvolgere e avviare al volontariato i fruitori del reddito o controllare i casi sospetti. Fino a quando queste norme non verranno promulgate, come è facile intuire, il sistema rimane bloccato.

RdC: chi aiuterà i cittadini a trovare un nuovo lavoro?

Un atto punto di stallo del sistema che gira intorno al Reddito di Cittadinanza, in fine, è quello relativo all’avvio al lavoro dei fruitori tramite i Centri per l’Impiego. Si sa, in teoria, come il ricollocamento delle risorse deve avvenire. Ci saranno delle figure apposite, ovvero i Navigator, che si occuperanno di studiare un percorso apposito per ogni caso preso in carica. Degli esperti assunti tramite apposito concorso che guideranno chi percepisce il Reddito di Cittadinanza a trovare lavoro.

Il problema, anche in questo caso, è che il concorso pubblico per Navigator (che doveva essere portato a termine prima dell’estate) sta avendo tempi sempre più lunghi. Qualora lo stesso concorso venisse ultimato, e i navigator messi a lavoro in tempi record, questo non assicurerebbe comunque la partenza dei percorsi mirati per lavoratori disoccupati e inoccupati. Anche in questo caso, infatti, mancano le norme attuative e, quindi, addetti ai lavori e centri per l’impiego rimarrebbero in attesa di precise – e certe – direttive.

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