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Responsabilità medica, colpa professionale per il sanitario che opta per la scelta più rischiosa

Gli Ermellini ritornano sul tema della responsabilità medica qualificando le colpe del personale sanitario nella scelta del trattamento.

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Il medico che opta per la scelta di intervento più rischiosa sul suo paziente, senza tuttavia effettuare preventivi e necessari accertamenti diagnostici, può essere responsabile di colpa professionale medica. Così si è recentemente espressa la Corte di Cassazione con la sentenza n. 12968/2021, che ha affermato come la colpa professionale del medico sia integrata anche nel momento in cui tra due diversi trattamenti possibili, opta per quella più rischiosa per il proprio paziente.

Per i giudici della Suprema Corte un simile approccio sarebbe in grado di qualificare una condotta ritenuta imprudente e negligente, produttiva di lesioni e traumi per il paziente, determinando così la responsabilità penale per il paziente.

Come deve comportarsi il medico?

lavoro interinale

Nelle sue valutazioni, gli Ermellini puntualizzano come l’intera attività professionale del medico non possa che essere basata sulla necessità di perseguire un approccio rivolto alla massima prudenza.

Proprio partendo da tale riflessione, i giudici della Suprema Corte chiariscono che nel caso in cui il personale sanitario si trovi dinanzi a due diverse alternative terapeutiche, prima di individuare la soluzione che si ritiene preferibile, occorre sottoporre il paziente a ogni accertamento ed esame di natura diagnostica, strumentale e non solo, prima di optare per un determinato intervento chirurgico.

Responsabilità per lesioni da intervento chirurgico

Il caso trae origine dall’imputazione per il reato di lesione colpose gravi ex art. 590 c.p., co. 2, e alla successiva assoluzione del direttore di un reparto di ostetricia e ginecologia, e di un urologo, perché il fatto non sussiste.

In sintesi, l’accusa sosteneva che i due professionisti avessero sottoposto un paziente a un intervento chirurgico senza prima averlo sottoposto a accertamenti diagnostici di natura strumentale che, se effettuati regolarmente, avrebbero escluso la presenza della malattia per cui la donna era stata operata.

I consulenti della difesa erano invece di parere opposto. Affermano infatti che il paziente aveva subito una lesione, ma che questa era stata determinata da una complicazione che non poteva essere prevista, mentre la patologia che ha neurologica che è stata lamentata nel caso all’attenzione dei giudici era preesistente all’intervento.

La responsabilità del medico

Esaminata tutta la documentazione e le dichiarazioni delle parti, gli Ermellini sottolineano come il punto centrale del tema, ovvero il problema su cui bisogna concentrarsi con maggiore attenzione, sia rinvenibile nel fatto che siano o meno stati effettuati tutti gli esami preventivi che era necessario effettuare, e che attraverso essi fosse possibile scoprire o meno l’esistenza dell’endometriosi, evitando in questo modo l’intervento chirurgico, rischioso. L’endometriosi era stata peraltro esclusa, come è emerso dalla biopsia che è stata effettuata successivamente all’intervento chirurgico.

In relazione a ciò, la Cassazione conclude affermando che il medico, dinanzi all’alternativa di stabilire un trattamento curativo, deve orientarsi a preferire la soluzione meno pericolosa per la salute del paziente, soprattutto se una delle alternative è rappresentata da un intervento che potrebbe avere degli effetti “demolitivi permanenti”.

Per gli Ermellini, dunque, il medico deve essere obbligato a ottenere tutte le informazioni necessarie dal paziente e da altre fonti affidabili, per assicurare la correttezza del trattamento chirurgico.

Di fatti, aggiungono ancora i giudici della Suprema Corte, la colpa medica professionale per errore diagnostico è concretizzabile non solamente se il medico non è in grado di inquadrare correttamente il caso clinico in una patologia specifica, in presenza di uno o più sintomi, bensì anche quando omette di eseguire o di disporre degli esami che siano doverosi e necessari per poter procedere a una congrua formulazione della propria diagnosi.

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