Qualche giorno fa il giornalista Paolo Morelli ha pubblicato un post su Facebook che tra le altre cose recitava così: “Ma i diritti di una massa di lavoratori che perde il lavoro (o che comunque imbocca un percorso di rischio professionale) valgono più di quelli dei tantissimi singoli che soffrono dello stesso disagio?” Già, ai “singoli” chi ci pensa? “Centocinquanta, duecento, quattrocento persone in blocco che piombano nella nera difficoltà, essendo molte, attirano l’attenzione delle istituzioni e dei media – continua il post del giornalista – e sono perciò affiancate nella lotta per la propria sopravvivenza lavorativa: va benissimo. Invece i singoli? Loro devono morire di stenti sotto i ponti?”
















