Il dramma invisibile della disoccupazione dei singoli

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Qualche giorno fa il giornalista Paolo Morelli ha pubblicato un post su Facebook che tra le altre cose recitava così: “Ma i diritti di una massa di lavoratori che perde il lavoro (o che comunque imbocca un percorso di rischio professionale) valgono più di quelli dei tantissimi singoli che soffrono dello stesso disagio?” Già, ai “singoli” chi ci pensa? “Centocinquanta, duecento, quattrocento persone in blocco che piombano nella nera difficoltà, essendo molte, attirano l’attenzione delle istituzioni e dei media – continua il post del giornalista – e sono perciò affiancate nella lotta per la propria sopravvivenza lavorativa: va benissimo. Invece i singoli? Loro devono morire di stenti sotto i ponti?”

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7 ottime ragioni per studiare un anno all’estero

Studiare all’estero secondo molti è solo una moda, per altri significa Erasmus, altri ancora la ritengono una delle esperienze più importanti della propria vita. Oggi ospitiamo il punto di vista di chi pensa che studiare un anno all’estero sia un’opportunità da sfruttare. Va da sé che ci riferiamo ad un anno in cui si studia e si accrescono le proprie competenze, e non all’Erasmus “sbevacchione” che si vede in molti film.

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Quindi ecco 7 ottime ragioni per studiare un anno all’estero.

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Ravvedimento operoso 2015, ecco le novità

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Il 2015 ha portato in dote qualche piccola (ma gradita) novità in materia di ravvedimento operoso, lo strumento grazie al quale sarà possibile sanare le irregolarità delle proprie posizioni con il fisco, prima che il lungo occhio dell’Agenzia delle Entrate ricada su di noi. Cerchiamo di comprendere in modo chiaro e trasparente cosa sia il ravvedimento, cosa sia cambiato nel 2015 e quali siano i margini di convenienza nell’approcciare quanto prima al nuovo ravvedimento.

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Cosa è il ravvedimento operoso

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Jobs Act e Legge di Stabilità: sui licenziamenti chi ci guadagna?

La Uil ha recentemente compiuto un interessante approfondimento in merito all’effetto congiunto dell’applicazione delle norme relative al Jobs Act e alla Legge di Stabilità, scoprendo – dopo aver analizzato il coordinamento dell leggi – come i provvedimenti siano prevalentemente concentrati sulle imprese, con interventi “quasi a pioggia” e sgravi ai datori di lavoro che sono maggiori rispetto agli indennizzi corrisposti ai dipendenti che sono stati licenziati.

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Jobs Act: le analisi della Uil

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Licenziamento per giustificato motivo soggettivo e oggettivo

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Sebbene il tema produca molta confusione, è bene non confondere l’ipotesi di licenziamento per giustificato motivo, dall’ipotesi di licenziamento per giusta causa. Cerchiamo dunque di fare chiarezza concentrandoci sul primo (che, contrariamente al licenziamento per giusta causa, produce ad esempio l’obbligo di preavviso per il datore di lavoro), distinguendo le fattispecie di licenziamento per giustificato motivo oggettivo, da quelle di giustificato motivo soggettivo.

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Licenziamento per giustificato motivo oggettivo

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Sviluppatore web: ecco cosa devi sapere per diventarlo

Internet è il grande settore di questi anni. Pensa solo a quanti siti web visiti ogni giorno e capirai perché non solo tutti parlano di internet, ma anche perché così tante persone vogliono diventare sviluppatore web. Questo avviene, naturalmente, perché un settore in espansione è un settore in cui ci sono maggiori possibilità di guadagno. E quindi cosa devono sapere gli studenti di oggi per diventare gli sviluppatori web di domani?

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Internet cambia

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Cresce il lavoro over 55, cala quello giovanile

Una ricerca del Centro Studi di Confindustria ha messo in luce come dall’inizio della crisi il lavoro over 55 (fascia 55-64 anni) sia sensibilmente cresciuto, registrando circa 1,1 milioni di lavoratori in più, a fronte di una sensibile diminuzione di quello giovanile (25-34), che ha perso 1,6 milioni di addetti. Si tratta di cambi di percentuale piuttosto significativi. Nel terzo trimestre del 2014 gli over 55 risultavano occupati per il 46,9% , contro il 34,2% del 2007. Andamento contrario per la fascia tra i 25 e i 34 che è caduta dal 70,3% al 59,1%. Tale fenomeno, anche se non esclusivamente recente, si è accentuato con il perdurare della crisi e risulta essere piuttosto diffuso nell’intera Europa.

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Lavoro over 55: i motivi della crescita

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Partita Iva agevolata: cosa prevede il nuovo forfetario

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Il 2015 porterà in dote un nuovo regime fiscale “agevolato” per i soggetti persone fisiche esercenti attività di impresa (incluse anche le imprese familiari), arti o professioni, non in forma associata. Un regime “forfetario” con aliquota agevolata al 15%, che sta suscitando parecchie perplessità di convenienza soprattutto in coloro che avevano appena consumato il tempo utile per potersi orientare nel regime dei minimi, con aliquota al 5%. Ma cosa prevede la legge in merito? Cerchiamo di riassumere i punti fondamentali del provvedimento normativo che disciplina la Partita Iva agevolata per il 2015.

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Partita Iva agevolata: accesso, uscita, reddito

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Come funziona il licenziamento per giusta causa

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Il licenziamento per giusta causa è un provvedimento che è relativo alla cessazione del rapporto di lavoro, su volontà del datore di lavoro, conseguente ad un inadempimento del lavoratore giudicato talmente grave da non consentire la prosecuzione della relazione professionale, anche solo provvisoria. In altre parole, il licenziamento si può definire per giusta causa quando è motivato da un accadimento talmente significativo da far venire meno il vincolo fiduciario tra il datore di lavoro e il lavoratore, presupposto fondamentale per la sussistenza del rapporto di lavoro subordinato.

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Al di là di quanto previsto dalle normative ora in discussione, le fondamenta del licenziamento con giusta causa possono essere fatte risalire ex art. 2119 c.c., secondo il quale il datore di lavoro può recedere dal contratto di lavoro senza preavviso qualora si verifichi un fatto o un comportamento – anche diverso dall’inadempimento contrattuale – che non consenta la prosecuzione del rapporto di lavoro.

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Come gestire un collega “bullo”

Quando un collega si comporta in maniera insopportabile, cercando di rendere il tuo lavoro impossibile, è difficile mantenere i nervi saldi e trovare una soluzione razionale. Spesso le alternative si riducono a due: soccombere oppure combatterlo con le sue stesse armi. Non si tratta solo di avere a che fare con un collega poco simpatico, ma anche di dover affrontare una persona che fa di tutto per sabotare il tuo lavoro. Quindi noi di BiancoLavoro abbiamo pensato di darti alcuni suggerimenti su come affrontare questi colleghi difficili.

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Come gestire un collega tonto, ma tonto per davvero

Non possiamo sempre decidere con chi lavorare. Anzi, non lo possiamo decidere quasi mai. Tra i colleghi più fastidiosi ci sono sicuramente quelli tonti, ma tonti per davvero. Gente che se avesse a portata di mano una sega, farebbe esattamente come il tizio dell’immagine qui sotto: si taglierebbe un braccio. Quindi ecco alcune strategie che potete mettere a punto nella gestione dei vostri rapporti con questo tipo di collega.

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5 tipi di capo che ti fanno uscire di testa (e dei buoni consigli su come trattarli)

Tutti noi abbiamo dei problemi nella relazione con alcune persone. Ma quando questa persona è il nostro capo, bisogna iniziare a preoccuparsi per davvero. Ci vuole strategia per non soccombere nel rapporto conflittuale con il proprio capo. Quindi qui di seguito offriamo alcuni identikit di “capi impossibili” e delle buone tattiche per risolvere i tuoi problemi con loro. Spero che nessuno di questi sia il tuo caso, ma purtroppo non si sa mai.

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L’outplacement e la ricollocazione del personale

L’outplacement è un servizio di consulenza, di supporto, per il ricollocamento del personale in uscita dall’azienda, la quale, richiede tale prestazione a società specializzate nel settore che aderiscono all’AISO (Associazione Italiana Società di Outplacement) e accreditate dal Ministero del Lavoro, come le Agenzie per il lavoro, (tipologia “d” secondo la codifica della legge) operative dall’entrata in vigore del dlgs 276/03 (Legge Biagi). L’outplacement, che letteralmente significa piazzare, collocare fuori, nasce in USA negli anni ’60 dove fu utilizzato per la prima volta dalla Nasa in seguito alla famosa missione che portò allo sbarco dei primi uomini sulla Luna (Progetto Apollo) la quale, al suo termine, si vide costretta a ridurre notevolmente il numero del personale specializzato. L’ente spaziale americano, invece di procedere con il licenziamento, fece richiesta del servizio di outplacement riuscendo a riqualificare e a riposizionare professionalmente molti dei suoi dipendenti in altri settori e contesti lavorativi. Il servizio di outplacement ha quindi l’obiettivo di “favorire il ricollocamento ” e la riqualificazione di persone che si trovano a perdere il posto di lavoro.

 

Outplacement

 

L’outplacement  come guida

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Trasformare una passione in lavoro si può. Intervista alla fotografa Bergina Leka

Cosa fare per trasformare una passione in lavoro? Può capitare di dover lasciare il proprio Paese natale per motivi di studio e poter frequentare l’università per poi non trovare lavoro e dover ricominciare tutto daccapo  trasferendosi in un altro Paese ancora. Può capitare ed è capitato a lei. Dall’Albania all’Italia e da qui all’Inghilterra ma non per una professione qualsiasi bensì per realizzare il suo sogno di sempre, trasformare una passione in lavoro e diventare fotografa. È questa la storia di Bergina Leka.

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Ciao Bergina. Hai scelto l’Italia per proseguire i tuoi studi. E poi? Cosa è successo?

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7 trucchi per cavarsela ad un colloquio di lavoro

Come cavarsela quando a volere un lavoro siete in 52 e la maggior parte dei tuoi concorrenti è più preparata di te? Semplice: devi avere qualcosa di unico, qualcosa che ti faccia emergere sugli altri. Qua ti consigliamo 7 strategie per emergere sulla concorrenza ad un colloquio di lavoroNota bene: nessuna di queste strategie funzionerà se usata singolarmente. Il trucco è…mixare i trucchi! Anche perché solo così potrai essere ragionevolmente certo che la tua tattica sia originale e non identica a quella di tutti gli altri.

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Come cambia (forse!) il sistema delle pensioni

Nonostante la sua giovane età, la riforma delle pensioni varata con la legge Fornero sembra già essere in procinto di subire una corposa revisione. Merito della volontà di mandare in pensione, almeno parzialmente, un provvedimento che non è mai stato digerito dai lavoratori italiani e, soprattutto, da coloro che si stavano accingendo ad andare in pensione. Ma come cambierà, forse, il sistema pensionistico tricolore?

riforma pensioni

L’idea principale del governo Renzi è quella di procedere verso una parziale marcia indietro, andando a costituire un parziale periodo “cuscinetto” nel quale sarà possibile andare in pensione con 41 anni di contributi, al di là dei limiti di età. Questa misura permetterebbe di consentire il pensionamento di tante persone che hanno già acquisito l’anzianità contributiva – ma non quella anagrafica – e, oltre modo, risolverebbe il problema degli esodati, senza tuttavia costringerli a rimanere senza lavoro e senza pensione per troppo tempo.

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