Come capire se è arrivato il momento di andare in pensione

Il tanto agognato pensionamento può recare con sé qualche insidia. Ecco qualche semplice considerazione da fare, prima di ufficializzare il proprio ritiro

Diciamoci la verità: andare in pensione sta diventando un lusso. Fatta eccezione per i lavoratori più agée che, nonostante i continui spostamenti in avanti dell’età pensionabile, potranno godersi gli anni della vecchiaia con l’agognato assegno in tasca; le nuove generazioni dovranno, invece, fare i conti con la possibilità di andare a lavorare fino a quando la salute glielo consentirà. Le riforme pensionistiche che si sono succedute negli anni hanno creato non poca confusione, ma stando alle ultime disposizioni, gli uomini potranno mettersi a riposo quando avranno compiuto 66 anni e 7 mesi o quando avranno maturato 42 anni e 10 mesi di contributi. Mentre le donne potranno godersi la pensione a 65 anni e 7 mesi compiuti o dopo aver lavorato per 41 anni e 10 mesi. Ma numeri a parte, cerchiamo di focalizzare la nostra attenzione sul lato “psicologico” della questione. Che chiama in causa l’opportunità di farsi delle precise domande per comprendere se è arrivato il momento di andare in pensione. Tenendo ben fermo in mente che molti italiani (i più giovani), queste considerazioni, non potranno mai farle. Per via di un sistema pensionistico che deciderà per loro, costringendoli ad andare in ufficio fino a un’età più che considerevole.


Cosa fare: continuare o lasciare?

Concentriamoci dunque su quel segmento di popolazione che ha maturato i requisiti per andare in pensione (o è molto prossimo a farlo) e sta chiedendosi se è il caso di ritirarsi. Ci sono delle valutazioni che possono – a nostro avviso – aiutare a “sbrogliare la matassa”. Come quella che riguarda l’effettivo desiderio di continuare a lavorare. Per essere più chiari: è arrivato il momento di congedarvi dalla vostra occupazione, se non vi piace più quello che fate. Se avete perso ogni entusiasmo e vivete la routine in ufficio (o in qualsiasi posto voi lavoriate) con un’insofferenza che si fa ogni giorno più ingombrante. Proseguire potrebbe compromettere il vostro benessere personale e la qualità della prestazione lavorativa. Un dipendente demotivato è, infatti, un dipendente che non crede più in quello che fa e che, dunque, tende a farlo male. Le conseguenze possono essere pesanti. Si pensi a un insegnate che non ama più trasmettere il suo sapere agli studenti e non dispone più della pazienza necessaria per relazionarsi, in maniera costruttiva, con loro. Se si ostinerà a rimanere a scuola, rischierà di inficiare la formazione scolastica e umana dei suoi studenti. Non proprio una questione da sottovalutare.

Ma ci sono altri punti da prendere in considerazione. Se la disaffezione per quello che avete fatto a lungo (per mantenere voi stessi e la vostra famiglia) vi ha convinti che è arrivato il momento di andare in pensione, cercate di non farvi cogliere impreparati. Cosa vuol dire? Che è consigliabile predisporre un piano di pensionamento. Non andare più a lavoro e non dover più rispettare orari e scadenze vi restituirà molto del vostro tempo. Siete pronti a impiegarlo in maniera proficua? Prima di ritirarvi, iniziate a immaginare come trascorrerete le giornate. Un buon modo potrebbe essere quello di dedicarvi a hobby e passioni che avete trascurato durante la carriera lavorativa e di concedere – ovviamente – più cure e attenzioni a chi vi sta accanto. C’è chi sceglie di imparare una lingua straniera, chi di suonare uno strumento, chi si iscrive ad un corso di fotografia o di ballo caraibico. Le possibilità sono tantissime e, tra tutte, segnaliamo anche quella di fare volontariato.

Non solo: arrivare alla pensione è – come già detto – una meta a cui molti anelano con smania, ma non si sottovaluti le insidie che può portare con sé. La pigrizia e l’inoperosità potrebbero prendere il sopravvento e rubarvi parte della vostra brillantezza mentale. Per non parlare della possibilità di lasciarsi fagocitare dall’apatia che può spianare la strada alla depressione. Il pensionamento vi “spoglierà” di quell’identità costruita durante gli anni trascorsi – più o meno faticosamente – in ufficio. E potrebbe farvi precipitare in un abisso di bassa autostima difficile da governare. E infine non si sottovaluti l’aspetto economico. Pianificare il futuro significa anche considerare quali saranno le vostre prossime disponibilità finanziarie. Informatevi per tempo sull’ammontare dell’assegno che dovreste incassare e valutate attentamente la faccenda. La cifra potrebbe risultare più bassa di quanto avevate sperato: in tal caso, sarà opportuno riformulare i vostri standard di vita e “attrezzarvi” in modo da garantirvi una vecchiaia serena. Durante la quale – con ogni probabilità- dovrete sostenere (anche economicamente) i figli e i nipoti che annasperanno tra precariato e disoccupazione.



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